Il lavoro minorile in Italia
144.285 i ragazzi tra i 7 e i 14 anni che lavorano
31.000 gli under 14 sfruttati
3,1% i ragazzi che lavorano
12.168 i bambini tra i 7 e i 10 anni che lavorano
17,5% il tasso nazionale delle persone in attività (occupati e
in cerca di lavoro) per le persone
tra i 15 e i 19 anni
66,4% delle persone in attività tra i 15 e i 19 anni ha la licenza
media
7,4% ha la licenza elementare
La geografia del lavoro minorile
(percentuale dei ragazzi minorenni che lavora)
26,9% Trentino Alto Adige
18,7% Emilia Romagna
18,5% Veneto
6,4% Sicilia
5,4% Lazio
5,3% Calabria
Dove lavorano gli under 14
17,9% Bar, ristoranti, alberghi
14,9% Negozi
14,1% Campagna
11,8% Fabbrica o cantiere
11,4% Casa propria
9,6% Casa di parenti o altri
7,4% Laboratori e officina
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro
(OIL), con sede a Ginevra ha appena pubblicato un rapporto di 138 pagine,
“Un futuro senza lavoro minorile” e un documento ufficiale,
La Convenzione N. 182, già ratificata da 126 dei 175 Paesi aderenti
che ha come obiettivo l’annullamento definitivo delle forme peggiori
del lavoro minorile.
Nell’ambito dell’OIL è stato creato un apposito organismo,
l’IPEC, “International program on the elimination of child
labour” (Programma internazionale per l’abolizione del lavoro
minorile).
Il direttore generale dell’OIL, Juan Somavia,
afferma che le forme peggiori del lavoro minorile sono dannose alla salute
fisica e morale, e controproducente: “Come esperienza professionale
vale zero, e come tirocinio non serve a nulla se non è accompagnato
da una formazione scolastica. E’ un abuso di potere, che fa leva
sullo sfruttamento di una manodopera giovane, ingenua, innocente, debole,
vulnerabile. E’ un flagello che va combattuto con tutti i mezzi,
l’indifferenza morale non è ammissibile”.
Secondo il rapporto dell’OIL, nel mondo sarebbero
più di 210 milioni i minori dai 5 ai 14 anni sfruttati:
127 milioni in Asia – 48 milioni nell’Africa subsahariana
– 17 milioni nell’America Latina – 13 milioni in Medio
Oriente e Nordafrica – 2,5 milioni in Europa centro-orientale e
più dei due terzi lavorano in condizioni pericolose. In Perù
lavorano nelle miniere d’oro, in quelle di diamanti nella Sierra
Leone, nelle carbonaie del Mato Grosso in Brasile. Altri bambini rimangono
per 12-14 ore a tessere stoffe e tappeti in India e Pakistan oppure fabbricano
mattoni e confezionano palloni da football. Nelle megalopoli del Terzo
Mondo rovistano nelle immense discariche, alla ricerca di tutto ciò
che può servire.
Tanti vengono sfruttati nel mondo dei films a luci rosse, costretti a
prostituirsi o a spacciare droga. Sono bambini e bambine abbandonati che
vivono per strada e sniffano colla per sopravvivere e resistere.