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L’INFANZIA
URBANA TRA POVERTÀ
In occasione del lancio del rapporto “L’infanzia urbana tra povertà ed esclusione sociale”, presentato dal Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, il Vicedirettore dell’UNICEF Kul Gautam ha dichiarato: “Le decine di milioni di bambini delle aree urbane, cui sono negati i servizi sociali di base come l’istruzione e l’assistenza sanitaria, sono la prova vivente della sistematica incapacità del mondo di proteggerli. Questi bambini meritano di vivere in un ambiente che li tuteli dagli abusi e dallo sfruttamento. E' questo l’impegno ribadito dai capi di stato e di governo nel 2002, in occasione della Sessione speciale sull’infanzia, ed è questo impegno che noi dobbiamo prendere seriamente in considerazione e tradurre in azioni concrete”. La presentazione del rapporto avviene in concomitanza con una conferenza organizzata a Firenze dal Comune e dall’UNICEF Innocenti Research Centre, sul tema dei diritti dei bambini che vivono nelle aree urbane. Vi partecipano il Sindaco di Firenze, il Relatore speciale della Commissione dei diritti umani, rappresentanti del governo italiano, degli enti locali, urbanisti e anche giovani. “In un’epoca in cui l’epidemia di HIV/AIDS è in crescita, milioni di bambini resi orfani dal virus sono spinti verso le città alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza. Questi bambini sono soggetti a ogni tipo di sfruttamento, dal lavoro minorile al traffico di minori”, ha sostenuto Marta Santos Pais, Direttrice dell’UNICEF Innocenti Research Centre. Secondo il Rapporto UNICEF sono molti i bambini dei centri urbani che vivono in condizione di povertà cronica e di emarginazione, che passano la giornata a rovistare nelle discariche nel disperato tentativo di trovare qualcosa da vendere e trascorrono le notti per strada, dove rischiano di subire violenze e di essere sfruttati. “Non hanno un luogo protetto dove vivere, non riescono ad avere accesso all’assistenza medica o all’istruzione, e non sono al sicuro da nessuna parte nemmeno per giocare”, ha proseguito Santos Pais. Il rapporto dell’UNICEF afferma che nel corso del ventesimo secolo, la popolazione urbana mondiale è più che decuplicata e la dimensione media delle 100 maggiori città del mondo è cresciuta di oltre otto volte. La percentuale di persone che vive nelle aree urbane è passata da meno del 15 per cento nel 1900 a una cifra valutata intorno al 48 per cento nel 2002. Quest’incremento è stato alimentato dall’espansione dell’economia mondiale, che ha riguardato principalmente le industrie e i servizi situate nelle aree urbane. Questa tendenza, secondo il rapporto, è probabilmente destinata a continuare, e nel 2002, circa un miliardo di bambini, quasi la metà della popolazione infantile mondiale, viveva in aree urbane. Oltre l’80 per cento di questi ragazzi vive in città dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina e il loro numero è destinato a crescere. Anche se può sembrare che i bambini di città godano di un benessere maggiore rispetto a quelli che vivono in campagna, con migliori condizioni di salute, di alloggio, di istruzione e con accesso a una più ampia serie di servizi e opportunità, la realtà è che centinaia di milioni di bambini delle aree urbane vivono nella più profonda povertà, squallore e miseria. Nei quartieri più poveri di tutte le città del mondo mancano spesso le infrastrutture e i servizi di base, in questo modo i bambini vengono privati del loro diritto a vivere in un ambiente sano. Molti paesi a basso reddito hanno ancora oggi altissimi tassi di mortalità (0-5 anni) - da un minimo di 100 fino a 200 decessi ogni 1.000 nati vivi - tra i bambini poveri delle città; inoltre, tra i bambini poveri, sono alte le percentuali di minori parzialmente vaccinati o senza alcuna copertura, o con elevati livelli di anemia; sono inoltre numerosi i bambini gravemente malnutriti. Se da una parte il rapporto dell’UNICEF presenta un quadro negativo delle condizioni di vita di milioni di bambini che vivono nelle aree urbane di tutto il mondo, dall’altro lascia anche spazio ad un certo ottimismo e offre l’esempio di molte città nelle quali le autorità locali hanno “saputo cogliere l’opportunità di aiutare i bambini poveri, di assicurare il rispetto dei diritti umani e di coinvolgerli nei processi decisionali; hanno istituzionalizzato un sistema di governo locale a favore dei diritti dell’infanzia.”
Il rapporto indica sette aspetti fondamentali che rendono una città
“amica dei bambini”; è auspicabile:
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