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| SCHIAVI
BAMBINI, FIGLI ANCHE NOSTRI di Angelo Ferrari (VITA NON PROFIT magazine – 7 febbraio 2003) 200 DOLLARI. Questo è il valore di un bambino del Ghana. Sono migliaia i minori venduti come schiavi per diventare baby-pescatori. Piccoli che arrivano da famiglie poverissime ridotte a vendere un loro figlio per avere di che vivere. I baby-pescatori sono imbarcati su pescherecci dove lavorano fino allo stremo, non vengono pagati e gli viene dato da mangiare una volta al giorno. L’età varia tra i 5 e i 14 anni. Il fenomeno è in aumento e la sua principale causa è la miseria in cui versa la stragrande maggioranza della popolazione. Nel Ghana, inoltre, nessuna legge punisce la tratta di esseri umani. LIBERARE I PICCOLI SCHIAVI. Un programma ad hoc è stato predisposto dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni. L’Oim prevede d’aiutare 1.213 bambini. L’obiettivo è di farli tornare alle proprie famiglie, a scuola o a seguire una formazione professionale. Il programma, finanziato dagli USA per 350mila dollari, prevede anche la fornitura d’attrezzature moderne ai pescatori per consentire loro di modernizzare i metodi di pesca così da scoraggiare l’impiego dei bambini. Accanto a questo è in corso una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica locale e alcuni capi-schiavi si sono già impegnati a liberare i baby-pescatori. 250 MILIONI DI BABY-LAVORATORI nel mondo. 80 in Africa. Come spiegare queste cifre? Facciamo un esempio. La decisione UE di consentire l’utilizzato, oltre al burro di cacao, di prodotti grassi per produrre cioccolatini ha distrutto il mercato di molti Paesi. In Africa, un milione e 200mila famiglie sopravvivono coltivando cacao su appezzamenti di 4-5 ettari. Per il Ghana si prevede una perdita di 300 milioni di dollari. Non c’è da stupirsi che la nave Etireno, battente bandiera nigeriana e sospettata di trasportare baby-schiavi, fu scoperta nel 2001 al largo della costa occidentale africana. Proprio lì è forte la domanda di manodopera a basso costo, cioè di bambini.
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