pensieri

 

LIBANO
Gennaio - Aprile 1984

Era strana l'aria che si respirava, nessuno parlava ma tutto preannunciava che a breve termine sarebbe successa qualcosa di grande, qualcosa che avrebbe cambiato la nostra vita.
Con la mia ragazza avevamo deciso di sposarci nel mese di maggio, avevamo gia' fatto gran parte dei preparativi, ma tornando al reparto, mi ero reso conto che qualcosa non funzionava bene.
Partimmo con una grande nave da guerra diretti, pensavamo, verso un'esercitazione.
Dopo molti giorni di navigazione, ci comunicarono che eravamo diretti verso il Libano.
Questa nazione, era definita la Svizzera del Medio oriente, era una nazione ricca e prosperosa nella quale convivevano due etnie religiose diverse; i Drusi (musulmani) e i Maroniti (cristiani).
Non voglio analizzare le cause che portarono alla guerra civile, ma gli uomini si massacravano con una ferocia inimmaginabile.
Quando giungemmo in prossimita' delle coste libanesi, osservai la citta' di Beirut, vista dal mare era stupenda, con grattacieli di recente costruzione ben disposti, si vedevano strade a scorrimento veloce e il porto si presentava come un approdo di salvezza dopo tutti quei giorni trascorsi in mare. La cosa che mi colpi' fu una nebbia che partendo da terra, raggiungeva i piani intermedi dei palazzi, non capivo cosa fosse e dopo un po' realizzai che si trattava di fumo, il fumo delle esplosioni. La notte non passo' tranquilla e neanche i giorni seguenti, si udivano di continuo gli scoppi delle bombe ed il crepitare dei fucili automatici, in quel luogo, definito la Svizzera del Medio oriente, la follia umana si stava scatenando nella piu' brutale manifestazione, la guerra civile.
I bambini erano le creature piu' innocenti in quel contesto, ed erano quelli che maggiormente pagavano le conseguenze; razzolavano tra i rifiuti nella vana speranza di trovare qualcosa da mangiare e presi dallo sconforto con delle fionde ci tiravano i sassi sugli elmetti. Devo confessare che non era piacevole, ma eravamo preparati anche a quello, mettevamo una mano in tasca, vicino alla pistola e, come per incanto ci compariva in mano una tavoletta di cioccolato o una marmellata in confezione monouso, chiamavamo i bambini che si avvicinavano come se fossero animali impauriti e porgevamo loro quanto avevamo in mano, non e' possibile dimenticare i loro occhi e le loro mani che si protendevano a prendere la cioccolata. Noi gli dicevamo "Insciallah" e loro ci rispondevano "Italiani buoni". Non ho capito mai perche' ripetevano sempre il rito dei sassi, in fondo lo sapevano che gli avremmo dato comunque le cioccolate.
Il periodo piu' brutto fu quando il contingente italiano fu ritirato, la gente non voleva che andassimo via, e i Drusi per protestare cominciarono a sparare sull'ospedale da campo. Furono momenti di tensione, noi rimanemmo soli, le nostre famiglie pensavano che tutto il contingente rientrava a Livorno, invece noi rimanemmo a difendere l'ospedale per un altro mese. Tornai a casa incolume fisicamente ed in tempo per sposarmi, ma dentro ero cambiato, avevo perso la spensieratezza di un ragazzo di 22 anni, avevo conosciuto la fame, la miseria, la disperazione e la morte.
Avevo visto fino a che punto l'odio dell'uomo puo' distruggere cio' che Dio ha creato...
La vita umana.

Antonello