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A proposito dei fatti di cronaca romani sulla prostituzione minorile e sull'atteggiamento dei media Da sempre sostengo che la pedofilia e' il maggior nemico della liberta' sessuale, perche' coarta con inganno e sopraffazione la volonta' di minori impossibilitati a prestare un qualunque consapevole consenso, perche' crea allarme sociale, perche' alimenta pregiudizi e sessuofobia. Ma i fatti di questi giorni, relativi all'inchiesta romana su una triste e penosa vicenda di prostituzione minorile, ci devono far riflettere sul clima di psicosi che si e' via via diffuso e sull'informazione distorta di cui sono protagonisti i media in generale e la TV in particolare. Fin dall'inizio, infatti, si e' dato in pasto al grande pubblico l'idea che pedofili, utenti della prostituzione minorile e non, omosessuali e "pervertiti" (e' una espressione del TG 2 RAI delle ore 13 di domenica 3 giugno) fossero piu' o meno la stessa cosa. Il giudice Simonetta Matone si e' sentita in dovere di intervenire per chiarire che la vicenda, a quanto se ne e' saputo, riguarda una tristissima e squallida vicenda di prostituzione minorile, non di pedofilia, e che confondere fatti diversi tra loro danneggia la stessa lotta alla pedofilia e diffama gli omosessuali che sono del tutto estranei a fenomeni di questo tipo. La prostituzione minorile purtroppo e' un fenomeno assai esteso in Italia e nel mondo e riguarda molto piu' gli eterosessuali che gli omosessuali. Tuttavia quando si parla, ad esempio, di prostitute minorenni dell'est europeo, a nessuno viene in mente di attribuire agli eterosessuali in generale comportamenti illegali, solo perche' un certo numero di persone eterosessuali sono utenti di questo tipo di mercato della carne; e, quando la prostituzione minorile e' eterosessuale, di solito non si evoca nemmeno lo spettro della pedofilia. Quando, invece, si parla di prostituzione minorile omosessuale, allora il comportamento deviante o il reato commesso viene ipso facto attribuito a tutta una comunità come se si trattasse di una sua caratteristica intrinseca o statisticamente significativa; ed e' molto piu' facile che si parli di pedofilia. La sineddoche, la parte per il tutto, e' il tipico meccanismo razzista per cui se uno straniero ruba tutti gli stranieri sono delinquenti, se un fatto di prostituzione minorile, come nel caso in questione, coinvolge prostituti maschi anziche' femmine, allora tutti gli omosessuali sono sfruttatori, deviati, malati e, dulcis in fundo, pedofili, cosa che non accade mai se ad essere implicati in vicende di prostituzione minorile con ragazzine adolescenti sono degli eterosessuali. L'informazione nel primo caso si scatena, salvo rare eccezioni. Nel campo della cronaca nera i giornalisti non hanno freni inibitori morali o deontologici, i pregiudizi emergono in tutta la loro evidenza e le minoranze diventano un facile capro espiatorio per le colpe della maggioranza. Gli omosessuali vittime tre volte Nella vicenda romana gli omosessuali sono vittime tre volte: la prima volta perche' l'immagine della comunita' omosessuale viene calunniata attribuendo a tutti gli omosessuali i comportamenti illegali degli indagati; la seconda perche' agli omosessuali, attraverso la lente distorta del pregiudizio, viene attribuita una tendenziale propensione alla pedofilia assolutamente falsa: gli omosessuali sono il gruppo umano meno coinvolto in assoluto in fatti di pedofilia. E la ragione e' ovvia: in genere gli omosessuali non hanno figli, e per di piu', avendo subito ingiurie e sopraffazioni di ogni tipo, generalmente sono attentissimi a non coartare la liberta' altrui, tanto piu' se si tratta di un bambino. L'omosessualita' e' rapporto tra persone dello stesso sesso, ovviamente capaci di prestare un consapevole consenso: pensare l'omosessualita' come contigua alla pedofilia, prima ancora che odiosa diffamazione razzista, e' follia allo stato puro. Infine, terza ragione per cui gli omosessuali sono vittime nella vicenda romana, il coinvolgimento di decine e decine di ragazzi prostituti, prevalentemente omosessuali, ci deve far riflettere sul come e sul perche' questi giovani abbiamo avuto come unica possibilita' di socializzazione affettiva il mondo del mercato della carne. Si tratta di persone che, per lo piu' provengono da famiglie povere e disagiate, incapaci di garantire un vero e proprio percorso educativo. Dov'erano questi genitori quando i loro ragazzi rincasavano tardi e con le tasche piene di soldi? Dov'era la polizia che sembra aver scoperto solo ora la prostituzione minorile nella capitale? In realta', questi giovani e giovanissimi omosessuali pagano duramente e anzitempo quei brutali pregiudizi che li isolano spesso dai loro coetanei gettandoli in pasto ai profittatori. Essere omosessuali a 14, 16 anni significa spesso non poterne parlare con nessuno: non con la famiglia che non ti accetta, non con gli amici che ti prendono in giro, non con la parrocchia che pretende di cambiarti i connotati, e nemmeno puoi entrare nei locali gay, che rifiutano l'accesso ai minori di 18 anni. L'adolescenza omosessuale e' un problema gigantesco nel nostro paese, e il suo misconoscimento e' alla radice di un numero preponderante dei cosiddetti "suicidi inspiegabili" di ragazzi apparentemente privi di gravi problemi. Questi ragazzi romani avevano come unica opportunita' di socializzazione per la loro omosessualita' i loro sfruttatori e tutti noi dobbiamo riflettere seriamente sulle terribili responsabilita' collettive di una societa' che, incapace di accettare la diversita', finisce per condannarla, almeno in alcune marginali componenti, all'area della devianza. La psicosi Alcuni fatti di cronaca riguardanti la pedofilia hanno ingenerato negli ultimi anni in Italia una vera e propria psicosi. Ma, come tutti sanno, le psicosi collettive si trasformano in caccia alle streghe, sovrappongono fatti e fenomeni molto diversi fra loro, fanno di tutta l'erba un fascio, tendono a inventare capri espiatori piu' che a fornire spiegazioni e soluzioni. Chi e' il o i colpevoli della pedofilia? Stando ai numeri, alle statistiche, ai processi che si celebrano nei tribunali, la pedofilia all'80-90% e' un fenomeno relativo alla famiglia tradizionale, e, nella parte residua, riguarda in larga prevalenza fatti che accadono all'interno di istituzioni "educative", soprattutto religiose. Ma i processi per violenze ed abusi sui bambini rappresentano solo la punta dell'iceberg. Sono un'infinita' le persone che hanno subito in vario modo molestie e violenze nell'infanzia, molestie e violenze mai denunciate e che sono e rimarranno impunite, e che spesso trasformano le loro vittime, dopo molti anni, in padri-padroni a loro volta strupratori. Scopriamo cosi' che, a fronte di alcuni clamorosi casi giudiziari, per lo piu' la pedofilia familiare rimane impunita, protetta dall'omerta' familista. Ecco allora, forse, una possibile spiegazione della psicosi: esiste in questo paese un senso di colpa largamente diffuso sulla pedofilia che, non trovando sbocchi in una riflessione seria sul rapporto tra adulti e bambini, si trasforma facilmente attraverso la psicosi in una caccia alle streghe finalizzata alla ricerca del capro espiatorio. Quale mondo per l'infanzia? Un'altra terribile conseguenza delle psicosi collettive e' relativo al rapporto far adulti e minori. E' successo ormai troppo spesso che un banale gesto di tenerezza persino tra un genitore o un nonno e la propria figlia sia stato scambiato per un fatto di pedofilia, basti ricordare il caso del papa' di Imola che portando a far sviluppare le foto di una vacanza e' stato arrestato e ha visto la propria vita completamente rovinata per una denuncia. Ormai basta un sospetto, una chiamata di correo, una "voce che corre" per diventare seduta stante un "orco". Il Consiglio regionale della Toscana si e' rivolto persino al Presidente della Repubblica per tutelare la propria onorabilita': dall'inchiesta romana, non si sa come, erano partite insistenti voci di un coinvolgimento di un consigliere regionale toscano poi smentite, perche' invece si trattava di un neodeputato del centrodestra, non iscritto pero' nel registro degli indagati. Insomma, se chiunque puo' essere additato come pedofilo, se, come ha fatto un giornale nazionale, ci si inventa la lobby parlamentare dei filopedofili, allora non si fa certo un buon servizio alla lotta contro la pedofilia. Quando tutto e' pedofilia niente e' piu' pedofilia (allo stesso modo, quando si chiama mafia ogni episodio di corruzione, non si rende certo un buon servizio alla lotta alla mafia: se tutti i politici e tutti i corrotti sono mafiosi, gli sforzi repressivi non si concentrano piu' sui mafiosi veri). Da questo punto di vista, una parte di responsabilita' spetta anche alle organizzazioni antipedofile, che finora non hanno detto con la dovuta chiarezza alla pubblica opinione che non accettano strumentalizzazioni, che va respinto l'uso politico della pedofilia a sostegno di campagne demagogiche che con la lotta alla pedofilia non c'entrano nulla, che lo scandalismo giornalistico finalizzato ad aumentare la vendita di copie in edicola attraverso la morbosa e particolareggiata descrizione dei fatti di cronaca non e' utile a questo fine, che la sessuofobia indotta dalla psicosi, oltre ad essere disonesta, e' anche controproducente. Ci dobbiamo chiedere che ne sara' del futuro del rapporto adulti e infanzia: se l'infanzia viene vista come un impaccio e se le campagne scandalistiche trasformano ogni bambino in una potenziale minaccia, non solo non avremo colpito la pedofilia familiare che continuera' a prosperare indisturbata, ma avremo trasformato in un inferno la vita di milioni di bambini la cui infanzia sara' sempre piu' simile alla vita del sorvegliato speciale. Franco Grillini Giornalista, psicologo |
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