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Presidenza
del consiglio dei ministri Osservatorio
nazionale per l'infanzia e l'adolescenza Documento
di indirizzo per la formazione in materia d'abuso e maltrattamento dell'infanzia
Approvato
il 6 aprile 2001 in sede congiunta Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza Premessa
Al fine di sostenere tali azioni di contrasto risulta improrogabile il fatto che in tutte le aree di intervento (socioassistenziale, sanitaria e giudiziaria) i ministeri competenti (Affari esteri, Giustizia, Interno, Pari opportunita', Pubblica Istruzione, Sanita' e Solidarieta' sociale), le Regioni, gli Enti locali e i Comitati provinciali per la pubblica amministrazione investano in modo mirato in strategie informative e formative rispondenti ai nuovi bisogni evidenziati. L'impegno assunto dai Ministeri interessati ai fini dell'attivazione di un coordinamento delle attivita' svolte dalle pubbliche amministrazioni per la prevenzione, la protezione, il recupero e la reintegrazione dei minori vittime di abuso sessuale va in questa direzione. 1.
Strategie politiche e strumenti di prevenzione e tutela
Per tali motivi il Ministro Livia Turco ha emanato i decreti istitutivi del Comitato di coordinamento per la tutela dei minori dallo sfruttamento e dall'abuso sessuale, di cui fanno parte esponenti delle amministrazioni competenti, esperti ed associazioni operanti nel settore: Ministero dell'interno, Tiziana Terribile; Ministero della sanita', Fiorenza D'Ippolito; Ministero della giustizia, Carlo Piergallini ed Elvira Parasileno; Ministero della pubblica istruzione, Luigi Calcerano; Ministero degli affari esteri, Emanuele Pignatelli; Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, Roberta Di Maula; Dipartimento per le pari opportunita', Vittoria Tola; Ministero dell'universit? e della ricerca scientifica e tecnologica, Sandra Troscia Graziosi; Dipartimento per gli affari sociali, Paolo Onelli e Cinzia Grassi; Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, Alfredo Carlo Moro; Universita' degli studi di Roma, Massimo Ammanniti e Gabriel Levi; Universita' degli studi di Napoli, Paolo Crepet; Tribunale per i minorenni di Napoli, Carmela Cavallo; Regione Piemonte, Anna Maria Colella; ECPAT, Mara Gattoni; Terre des hommes, Joseph Moyersoen; Coordinamento nazionale prevenzione e cura maltrattamento e abuso minori, Teresa Bertotti; Associazione culturale pediatri, Giorgio Tamburlini; AUSL Rimini, Francesco Nardocci; Movimento bambino, Maria Rita Parsi Di Lodrone; Telefono azzurro, Ernesto Caffo; Telefono arcobaleno, Don Fortunato Di Noto. Nel
Piano nazionale d'azione e di interventi per la tutela dei diritti e
lo sviluppo dei soggetti in eta' evolutiva 2000-2001, approvato con
DPR il 13 giugno 2000, il Governo s'impegna a garantire, a tutti i livelli
istituzionali ed operativi, la massima attivita' di coordinamento, di
prevenzione e di monitoraggio sull'applicazione della nuova legge. L'impegno
del Governo e', inoltre, rivolto sul versante del sostegno alle famiglie
per assicurare al minore relazioni soddisfacenti. Per tali motivi, in
linea con gli impegni tracciati dal Piano nazionale d'azione e dal documento
Proposte di intervento per la prevenzione e il contrasto del fenomeno
del maltrattamento, stilato dalla Commissione nazionale per il coordinamento
degli interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento
sessuale dei minori, gia' insediata nel febbraio del 1998 presso il
Dipartimento per gli affari sociali, durante la riunione dell'Osservatorio
nazionale per l'infanzia e l'adolescenza del 16 ottobre 2000, svoltasi
alla presenza del Presidente del consiglio, sono state prese importanti
decisioni ai fini del contrasto del fenomeno maltrattamento. La Commissione
nazionale, nel corso dei suoi lavori, ha individuato strategie d'intervento,
essenziali per contrastare il fenomeno, che possono essere attivate
dalle pubbliche amministrazioni con la collaborazione del privato sociale
e di tutta la societ? civile. Ha inoltre previsto, anche in attuazione
dell'art. 19 della Convenzione sui diritti del fanciullo, un percorso
mirato alla conoscenza del fenomeno, "alla presa in carico" del minore,
alla sua protezione e alla prevenzione di tutti i fattori di rischio
nonche' a diffondere una cultura dei diritti dei bambini
Nella
riunione congiunta dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza
e del Comitato di coordinamento, convocata dal Ministro Livia Turco
il 16 ottobre 2000 a Palazzo Chigi, alla presenza del Presidente del
consiglio, del Ministro della giustizia e del Sottosegretario ai servizi
civili del Ministero dell'interno, sono stati discussi i nodi problematici
del fenomeno, peraltro gia' evidenziati nel documento della Commissione
nazionale. In linea con le strategie gia' tracciate nel documento, e'
stata ulteriormente rilevata la necessita' di promuovere una vasta attivita'
formativa sui temi del maltrattamento e dell'abuso rivolta a tutti gli
operatori, con particolare riferimento agli insegnanti ed agli operatori
sanitari. Un altro impegno assunto dal Governo nel Piano d'azione, e
rafforzato in tale occasione, e' stato quello rivolto all'informazione
dei neogenitori ed ai genitori dei bambini che iniziano la scuola. Per
queste ragioni - in applicazione del Piano d'azione 2000-2001 - e' stata
promossa dal Dipartimento per gli affari sociali, in collaborazione
con il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e
l'adolescenza, una campagna di sostegno alla genitorialita', nella quale
vengono forniti elementi di riflessione Successivamente
a tale incontro il Comitato di coordinamento, presieduto dal Ministro
Livia Turco, ha organizzato i suoi lavori in quattro sottogruppi dedicati:
E' stato, inoltre, affidato al Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza l'incarico di coordinare l'indirizzo generale in materia di attivita' formativa e le realizzazioni di alcune attivita' a livello nazionale, utilizzando le linee guida e tutte le elaborazioni date dal Comitato di coordinamento ex art. 17 della legge 269/98. Parallelamente
ai lavori dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza
e del Comitato di coordinamento, il Ministro dell'interno ed il Ministro
per la solidarieta' sociale, hanno concordato una circolare rivolta
alle Prefetture, nella quale si e' deciso di procedere all'immediata
convocazione dei Comitati provinciali per la pubblica amministrazione
al fine di consentire un immediato confronto tra le istituzioni pubbliche
del territorio e le organizzazioni del terzo settore anche allo scopo
di definire eventuali strategie di intervento. Secondo le direttive
emanate viene predisposto, con cadenza semestrale, ed inviato al Ministero
dell'interno e al Dipartimento per gli affari sociali, un rapporto sull'andamento
del fenomeno e sui risultati Assumendo
come punto di avvio l'attivita' scientifica e formativa coordinata tra
il Centro nazionale di documentazione ed analisi per l'infanzia e l'adolescenza
ed il Comitato di coordinamento ex art. 17 della legge 269/98, e l'attivita'
dei Comitati provinciali per la pubblica amministrazione, il presente
documento rappresenta le linee guida generali per le attivita' formative
rivolte ai referenti dell'area del sociale: tali itinerari formativi,
predisposti ed attuati in maniera univoca, permetteranno di evitare
la frammentazione e la sovrapposizione degli interventi rivolti all'infanzia
onde poter ottenere la migliore applicazione delle buone pratiche
2.
Contesto e linee di indirizzo 3.
Formazione e monitoraggio del fenomeno Allo stato attuale, non esiste una verifica sui flussi informativi relativi ai casi di abuso e sfruttamento sessuale ne' e' disponibile una documentazione sufficientemente esaustiva su quanto si va realizzando - a livello di enti locali, di organizzazioni non governative, di volontariato - per contrastare lo sfruttamento sessuale dei minori e per il recupero e il trattamento delle vittime. Questo e' il riflesso di una forte frammentazione che caratterizza l'ambito operativo delle istituzioni pubbliche, centrali e locali, e delle organizzazioni non governative, e che non consente di monitorare le reali dimensioni a livello quantitativo e qualitativo del complesso e diversificato lavoro svolto. Tale monitoraggio dovrebbe prevedere tre livelli di rilevazione e analisi del fenomeno e delle azioni di contrasto realizzate: 1)
l'analisi ed elaborazione dei dati relativi al fenomeno;
Date le interconnessioni tra monitoraggio e formazione, diventa necessario avviare attivita' formative specifiche sui flussi informativi, prevedendo moduli seminariali finalizzati all'acquisizione di competenze nel reperimento, archiviazione ed elaborazione dei dati sul fenomeno in oggetto. Come
gia' raccomandato dalla Commissione nazionale per il coordinamento degli
interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento sessuale
dei minori e come previsto dal Piano nazionale di azione e di interventi
per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in eta' evolutiva
2000-2001, permane infatti la necessita' di: 4.
Formazione di base e formazione specialistica Assunto cardine e' che tutti gli operatori siano sostenuti da percorsi di formazione permanente che permetta loro l'acquisizione, il mantenimento e l'aumento delle abilita' tecniche necessarie ad un lavoro cosi' complesso, e dall'altra che siano previsti moduli formativi. 4.1
Gli obiettivi formativi 4.2
Livelli della formazione e destinatari Il primo livello di formazione consiste nell'acquisire e sviluppare capacita' di ascolto del bambino e, quindi, competenza nel rilevamento dei segnali del disagio. Essa e' assicurata da una efficace politica di prevenzione primaria sul territorio, che consiste nel promuovere nell'ambito dei contesti educativi l'educazione alla relazionalita', all'affettivita', alla corporeita' e allo sviluppo della sessualita', la cultura di attenzione e di accoglienza delle emozioni dei bambini, di ascolto e di osservazione dei loro comportamenti, dei messaggi non verbali che possono sottendere anche gravi disagi. Sul
versante degli operatori prevede la realizzazione di moduli formativi
su tematiche quali: la segnalazione - "come e a chi segnalare" al fine
di mettere in moto la rete di protezione; la semeiotica dell'abuso e
del maltrattamento; la gestione delle modalita' relazionali nelle fasi
di accertamento; le modalita' corrette di trasferimento delle informazioni
in seguito alla rilevazione dei segnali di disagio. Il
target e' rappresentato da: Il primo livello ha dunque, come obiettivo privilegiato, il rilevamento precoce della richiesta di aiuto, una prima decodifica di tale richiesta e la comprensione della sofferenza ad essa sottesa. Per quanto altri siano gli operatori competenti nell'effettuare la diagnosi, altri quelli competenti a curare e a proteggere, e' fondamentale che ogni adulto che ha rapporto con un bambino abbia un livello minimo di formazione per riconoscere e rilevare il segnale di aiuto, e un bagaglio informativo minimo sulle realta' di riferimento esistenti sul territorio (equipe specialistica o altro). Un rilevamento precoce permette di attivare il percorso di approfondimento, anche con il concorso e il supporto di altri operatori, al fine di garantire una segnalazione tempestiva adeguatamente supportata. Gli operatori (scolastici, socioassistenziali o psico-pedagogici, delle comunita', dell'ufficio minori della questura, o quanti altri) che hanno rilevato il segnale restano molto spesso protagonisti di un'azione di sostegno e di aiuto nel successivo percorso. Il secondo livello di formazione e' costituito dalla diagnosi. Questo percorso mira a formare l'operatore che deve accertare l'abuso sessuale e il maltrattamento; fondamentalmente si rivolge a tre categorie di operatori: 1) l'operatore dell'area medica, che deve raccogliere i dati anamnestici e accertare il danno fisico e neuropsichiatrico del bambino; 2) l'operatore dell'area socioassistenziale, che deve raccogliere informazioni sul contesto familiare e sociale di appartenenza del bambino per valutare il grado di danno e di pregiudizio e le eventuali risorse familiari; 3) l'operatore dell'area psicologica, che deve effettuare una verifica del danno psicologico derivante dal maltrattamento; 4) l'operatore dell'area giuridica che deve effettuare l'audizione della presunta vittima. Nel percorso diagnostico le tre aree indicate si intersecano e devono integrarsi in modo da consentire la formulazione di una diagnosi globale multidisciplinare. Al fine di evitare una progettazione "a imbuto" delle azioni formative che alimentano il senso di impotenza degli operatori incapaci di fare un progetto di lungo periodo per mancanza delle necessarie competenze professionali, va data pari dignita' in termini di investimento di risorse non solo alla rilevazione e alla diagnosi ma anche alla formazione finalizzata al trattamento terapeutico, vale a dire al terzo livello di formazione. Il terzo livello di formazione e' quello rivolto agli operatori che attuano la messa a punto di un percorso di aiuto psicosociale per il trattamento del maltrattamento (ormai diagnosticato) finalizzato al sostegno e al recupero del bambino e, ove possibile, del suo nucleo familiare. I percorsi formativi devono essere altamente specializzati e diversificati in base al target cui sono rivolti. A questo livello interagiscono anche gli strumenti giuridici di protezione del bambino e quelli finalizzati all'accertamento del reato di maltrattamento o di atti sessuali e alla condanna dell'autore della violenza; entrano in campo (potrebbero gia' essere intervenuti ai livelli precedenti) le forze dell'ordine, il Tribunale per i minorenni, la Procura presso il Tribunale per i minorenni, la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario, il Giudice per le indagini preliminari, il Giudice della separazione e talvolta anche il Giudice tutelare; diventa percio' ancora piu' essenziale condividere la cultura del lavoro integrato. E', dunque, indispensabile che anche gli operatori dell'area giudiziaria (forze dell'ordine, avvocati e magistrati) ricevano una formazione di base minima sulle modalit? di relazione con il bambino vittima di maltrattamento, in vista anche della migliore applicazione della L. 269/98 contro lo sfruttamento sessuale dei minori, che richiede nuove competenze. In particolare, se ne sottolinea la necessit? per quanto attiene all'audizione del bambino, ai fattori che ostacolano le dichiarazioni del bambino stesso, ai criteri di credibilit? del racconto, alle tecniche di intervista, all'attivazione delle risorse per la presa in carico, alla scelta del perito. 5.
Soggetti istituzionali e loro competenze Una concreta strategia di prevenzione e trattamento richiede una stretta collaborazione ed una profonda integrazione non solo tra i servizi presenti sul territorio, ma anche tra questi e le diverse istituzioni che si occupano specificamente di promuovere il benessere di bambini e ragazzi siano esse politiche, giudiziarie, amministrative o formative. La complessita' e diversificazione delle azioni previste anche dal Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in eta' evolutiva 2000-2001 rende necessario, pertanto, garantire le condizioni per la realizzazione di un fattivo coordinamento attraverso una chiara definizione delle competenze dei diversi soggetti istituzionali interessati. Tale necessita' si rinviene anche per l'avvio di percorsi formativi rivolti a tutti gli operatori coinvolti nella rilevazione e trattamento del fenomeno, per il reperimento dei dati e la mappatura delle risorse disponibili nel settore. 5.1
Il ruolo del Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia
e l'adolescenza Accanto alla costante collaborazione con l'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza e con il Dipartimento per gli affari sociali di cui e' espressione, e per conto del quale ha curato anche una campagna di sensibilizzazione sul sostegno alla genitorialita', il Centro nazionale ha sviluppato un proficuo rapporto con i rappresentanti delle diverse Regioni che e' sfociato nell'organizzazione congiunta di eventi informativi e seminari di formazione rivolti all'attuazione della Legge 285/97. Inoltre, dal 1998 il Centro nazionale ha avviato una crescente e significativa attivita' di ricerca su tematiche non adeguatamente conosciute sul territorio nazionale e soggette all'azione delle politiche sociali. Le indagini gia' concluse o in fase di conclusione hanno riguardato: i minori inseriti in strutture residenziali educativo-assistenziali, i bambini e ragazzi in affidamento familiare, i minori non imputabili, i servizi educativi per la prima infanzia, i servizi per adolescenti. Per
queste ragioni il Ministro per la solidarieta' sociale Livia Turco,
d'intesa con il Ministro dell'interno Bianco, ha previsto che a partire
dal 2001 si dia avvio ad attivita' formative nel settore dell'abuso
sessuale e del maltrattamento coordinate e promosse dal Centro nazionale
che si avvarra' per la realizzazione delle suddette attivita' dei maggiori
esperti italiani del settore nonche' dei rappresentanti delle pi? significative
associazioni e Ong che nel corso di questi anni si sono fortemente impegnate
nella prevenzione e nel trattamento di ogni forma di violenza sessuale,
nonche' nella realizzazione di eventi formativi su tematiche specifiche.
In particolare, il Centro nazionale dara' avvio a seminari di approfondimento sui principali nodi critici riferiti al fenomeno in oggetto come input da cui far emergere nuove linee e orientamenti; prevedra' la realizzazione di sussidi rivolti a specifiche figure professionali che operano con soggetti in eta' evolutiva; realizzera' alcuni moduli formativi nazionali multidisciplinari di base e moduli formativi specialistici di approfondimento di tematiche specifiche da svilupparsi in modo complementare agli interventi formativi previsti a livello territoriale. 5.2
Il ruolo delle Regioni Con D.Lgs. 112/98 - all'art. 138, comma 1, lettere a, c, f - sono delegate alle Regioni funzioni di programmazione dell'offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale; la suddivisione, sulla base anche delle proposte degli enti locali interessati, del territorio regionale in ambiti funzionali al miglioramento delle funzioni formative; le iniziative e le attivita' di promozione relative all'ambito delle funzioni conferite. Tutte le Regioni hanno approvato il testo del decreto in Giunta; undici Regioni su quindici hanno approvato il testo in Consiglio regionale; le Regioni Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria hanno gia' adottato leggi regionali per l'attuazione del decreto in oggetto. Con Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, 8 novembre 2000, n. 328, sono attribuite alle Regioni funzioni di programmazione, coordinamento e indirizzo degli interventi sociali nonche' di verifica della rispettiva attuazione a livello territoriale. Nel rispetto di quanto previsto dal suddetto D.Lgs. 112/98, alle Regioni spetta in particolare la predisposizione e il finanziamento dei piani per la formazione e l'aggiornamento del personale addetto alle attivita' sociali (art. 8, comma 3, lettera m). Infine l'art. 2, comma 2 della L. 285/97 prevede l'impiego del 5% delle risorse trasferite alle regioni per la realizzazione di programmi interregionali di scambio e di formazione in materia di servizi per l'infanzia e per l'adolescenza. 5.3
Il ruolo delle Province Con D.Lgs. 112/98, in attuazione della delega contenuta nella L. 59/97 che individua in via diretta negli enti locali i destinatari finali di tutte le funzioni amministrative non espressamente riservate allo Stato ridefinendo l'assetto delle competenze tra i diversi livelli territoriali, alla Provincia sono conferite una vasta serie di funzioni proprie, secondo le modalita' definite dalle regioni, anche nell'area istruzione e formazione. Con legge quadro 8 novembre 2000, n. 238, all'art. 7 viene rafforzato il compito delle Province di programmazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali; in particolare, al comma c), sono attribuite alla Provincia funzioni di promozione di iniziative di formazione, d'intesa con i comuni, con particolare riguardo alla formazione professionale di base e all'aggiornamento. Rientra pertanto nei compiti della Provincia la promozione di iniziative formative di aggiornamento nel settore dell'abuso e del maltrattamento. 5.4
Il Ruolo dei Comitati provinciali per la pubblica amministrazione
Con
circolare del 3 ottobre 2000, n. 070100 ai Comitati provinciali per
la pubblica amministrazione sono attribuite nel quadro delle strategie
di prevenzione dell'abuso e della violenza sessuale in danno di minori
le seguenti funzioni: 5.5
Il ruolo dei Comuni |
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