PIANO
D'AZIONE DEL GOVERNO PER L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA 1997/1998
Parte
prima
PREMESSA
Il
Governo e le istituzioni italiane debbono compiere un deciso salto di
qualita' rispetto alle politiche per l'infanzia e l'adolescenza assumendo
alcuni presupposti fondamentali come guida del proprio agire.
1.
Compito della politica e' promuovere i diritti quotidiani dei bambini,
e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, dei giovani e delle giovani.
Fornire strumenti per valorizzare la loro personalita' e avvalersi del
loro contributo nella formazione delle scelte e delle decisioni. Questo
significa sollecitare fin dall'infanzia il sentimento di un'etica civile
condivisa. Le grandi decisioni per la vita del paese devono essere assunte
considerando le esigenze, le potenzialità e le aspettative delle
persone che vivono la stagione della crescita e della formazione.
2. Il diritto delle bambine e dei bambini all'educazione e all'istruzione
e' uno dei diritti umani universali. Esso costituisce l'investimento
piu' forte della societa' per il futuro. La formazione e la valorizzazione
dell'intelligenza e delle risorse umane e' l'obiettivo dell'intero sistema
formativo e della sua riforma.
3. Il livello della qualita' della vita goduto dalle bambine e dai bambini,
dalle ragazze e dai ragazzi, dalle adolescenti e dagli adolescenti e'
un indicatore potente dello sviluppo di tutta la società. Investire
con intelligenza sulle nuove generazioni significa costruire una societa'
piu' sicura, piu' giusta, piu' capace di competere nella dimensione
internazionale del lavoro e dell'economia.
4. La qualita' complessiva dell'ambiente di vita delle generazioni future
si lega all'avvio improcrastinabile di politiche di sviluppo sostenibile
e di salvaguardia dell'ambiente.
5. Le nuove generazioni sono e saranno sempre piu' protagoniste di tutto
il faticoso processo di integrazione sociale e culturale della societa'
italiana avviata, come tutte quelle occidentali, ad avere una morfologia
sociale multietnica. Il rispetto e la promozione dei diritti dell'infanzia
e dell'adolescenza puo' aiutare a costruire processi di integrazione
sociale e culturale.
6. Le politiche per l'infanzia e l'adolescenza dovranno scaturire da
una nuova e diversa costruzione dei rapporti tra cittadini e istituzioni.
Per questo scopo e' essenziale che queste ultime avviino un percorso
di acquisizione di competenze operative specifiche, a partire dalla
conoscenza della Dichiarazione Universale dei diritti del Fanciullo.
Fondamentale e' che le istituzioni adottino, senza indugi, la metodologia
del coordinamento delle azioni a livello locale e nazionale.
Il
processo politico che si avviera' e' per queste ragioni difficilmente
limitabile al nostro paese. Esso richiede, al contrario, una forte condivisione
di strategie a livello europeo ed internazionale. In questo senso politica
nazionale e politica internazionale debbono sempre più configurarsi
come piani interattivi. Del resto le cronache evidenziano la dimensione
mondiale di alcuni fenomeni che colpiscono l'infanzia : i flussi migratori
di intere famiglie, le odissee dei profughi di guerra, le economie fondate
sullo sfruttamento del lavoro minorile, lo sfruttamento sessuale dell'infanzia.
Questi fenomeni non possono affrontarsi se non in una prospettiva di
sempre maggiore cooperazione internazionale. Inoltre le politiche sociali
nazionali dovranno collocarsi all'interno dell'asse d'azione delle politiche
dell'Unione Europea. E' per questo motivo che l'Italia si candida ad
avere un forte ruolo di richiamo nei confronti delle istituzioni europee
sulla necessita' che il Trattato istitutivo dell'Unione consideri prioritari
i diritti di cittadinanza, dei bambini e delle bambine, dei ragazzi
e delle ragazze, degli adolescenti e delle adolescenti.
Le riflessioni aperte, anche nel nostro paese, sui grandi temi dello
sviluppo della persona, dei legami intergenerazionali e delle scelte
pedagogiche di fondo richiedono che si passi subito alla fase delle
scelte politiche concrete.
Il Rapporto sulla Condizione dei Minori in Italia - curato dal Centro
Nazionale per l'Infanzia del Dipartimento per gli Affari Sociali sotto
la supervisione scientifica del Prof. Alfredo Carlo Moro- evidenzia
con grande nettezza che le complesse questioni, alle quali si lega il
livello di qualità della vita dei bambini e degli adolescenti,
devono essere affrontate con una strategia politica ampia e coordinata.
Questo approccio globale, che non puo' considerarsi esclusivamente come
intervento normativo, richiede l'attivazione di una pluralita' di strumenti
.
Il Piano d'Azione governativo per l'infanzia e l'adolescenza e', quindi,
l'insieme coordinato degli interventi necessari a far uscire il sistema
politico italiano dalla logica di sottovalutazione dei bisogni dei cittadini
e delle cittadine nella fase della crescita. Deve inoltre consentire
il superamento della ripetuta rincorsa delle emergenze.
Con esso si intendono avviare nuovi processi istituzionali che, nel
rafforzare l'attenzione verso i temi dell'infanzia e dell'adolescenza,
la rendano produttiva di concrete scelte normative, amministrative e
culturali. Una politica per l'infanzia sollecita, con urgenza, alcune
grandi riforme: i sistemi formativi, la legge quadro sui servizi sociali,
il sostegno alle responsabilita' familiari, la modulazione del tempo
di lavoro per favorirne la riconciliazione con quello della cura e della
famiglia. Promuovere i diritti dell'infanzia, dell'adolescenza e dei
giovani, significa realizzare una profonda riforma della spesa sociale
e dei sistemi di protezione sociale e favorire una piu' equa distribuzione
delle risorse e delle opportunita' tra le generazioni e lungo l'arco
della vita.
Inoltre, perche' si avviino questi necessari processi di cambiamento
e di promozione, e' necessaria una nuova valorizzazione del "territorio".
Il che significa dare attenzione alla vita quotidiana di bambini e bambine,
alla concretezza dei loro bisogni, agli spazi e alle forme in cui e'
organizzata la vita. Per questi motivi non e' rinviabile quella riforma
della Pubblica Amministrazione che porti a un rafforzamento e a una
maggiore e piu' trasparente responsabilizzazione delle istituzioni locali
e regionali. Infatti le istituzioni piu' vicine all'infanzia giocano
un ruolo decisivo. Non e' pertanto eludibile la scelta di valorizzare
pienamente l'ente locale, conferendogli strumenti e risorse in grado
di far sviluppare pienamente il quadro delle sue competenze in materia
di politiche sociali, gia' definito dalla Costituzione, dal D.P.R. 616/77
e dalla legge 142/).
E' ampiamente dimostrato che che la' dove i servizi pubblici locali
sono consistenti e competenti, capaci di rapportarsi con le risorse
del volontariato, del privato sociale e della società civile,
migliora complessivamente la qualita' della vita sociale e della sua
organizzazione.
Il
criterio fondamentale e' quello di ricostruire una politica dei bambini/e
, degli adolescenti e dei giovani, non segmentata e parcellizzata, ma
ricondotta ad unita' a partire dalla considerazione della vita come
un 'unicum', scandito dalle varie fasi evolutive della crescita e formazione
personale. Dell'infanzia e dell'adolescenza occorre valorizzare la presenza,
l'autonomia, il senso critico e la capacita' creativa.
infatti:
* la qualita' della vita di un bambino/a e' determinata anzitutto dalla
qualita' della relazione che lo lega, fin dalla gestazione, alla propria
madre, in modo del tutto particolare, e al proprio padre. Per questo
e' molto importante favorire l'acquisizione di una cultura della maternita'
e paternita' libere e responsabili e sostenere concretamente l'esercizio
delle responsabilita' familiari. Lo sviluppo di buone relazioni familiari
deve essere sostenuto da una adeguata rete di servizi, capaci anche
di valorizzare le reti comunitarie, di scambio e mutuo aiuto tra le
famiglie. In particolare dovranno attivarsi tutti quei servizi miranti
a ridurre al minimo i rischi nei casi di maternita' difficili per ragioni
anagrafiche, economiche, psicologiche e sociali. I servizi ospedalieri
dovranno informare, assistere e collegarsi con i servizi territoriali.
Infine dovra' essere assicurata a tutte le donne un'adeguata informazione
sui diritti delle gestanti ed in particolare : sul diritto all'assistenza,
all'anonimato e sulla possibilita' di non riconoscere il neonato. I
consultori devono rafforzare la loro funzione di servizio territoriale
aperto e competente, anche in merito alla contraccezione e all'interruzione
di gravidanza, curando che le cittadine ed i cittadini siano informati
sulla natura dei servizi disponibili. Vanno inoltre riorganizzati e
potenziati tutti i settori del servizio materno infantile sia per la
psicologia dell'eta' evolutiva che per la salute mentale in eta' evolutiva,
con particolare riferimento a bambini portatori di handicap fisici-psichici-sensoriali-intellettivi-relazionali.
Particolare attenzione va rivolta alle strutture del parto che debbono
essere organizzate in funzione delle necessita', ritmi e tempi della
madre e della bambina/o, sia italiane che straniere. I servizi territoriali
come i servizi ospedalieri, devono intervenire con capacita' diagnostica
precoce su tutti i possibili problemi della madre e del bambino, assicurando
nel contempo ai genitori tutte le forme di sostegno e di informazione
utili ad affrontare e migliorare la situazione.
* I primi anni di vita della bambina e del bambino sono decisivi per
la costituzione della sua personalita'. Lungi dall'essere passivo, in
questo periodo il bambino/a attiva molti investimenti relazionali, affettivi
e cognitivi. Per queste ragioni e' importante che siano agevolate le
esperienze di socializzazione e di educazione dei bambini, con la duplice
finalita' di arricchire il loro percorso di crescita e di favorire una
organizzazione familiare che non distrugga i tempi della relazione figlio-genitore.
Si devono percio' elaborare risposte innovative, duttili e agili, alla
domanda di asili nido e di scuole materne. Soluzioni che siano in grado
di contemperare qualità professionale e contenimento della spesa
pubblica. E' in questa direzione che deve essere, ad esempio, favorita
la creazione di microasili di quartiere, anche autogestiti da famiglie.
* Nel nostro paese non e' ancora diffusa una cultura civile dell'infanzia
e scarsa e' l'attenzione alla solidarieta' intergenerazionale. I ritmi
del lavoro e della vita, il differenziarsi dei modelli familiari, la
rincorsa ai consumi e il crescere delle aspettative di benessere, hanno
fatto sentire i genitori sempre piu' soli di fronte a nuove responsabilita'
e nuove contraddizioni. Pertanto vanno promosse politiche che favoriscano
le relazioni tra coloro che si assumono responsabilita' genitoriali
e diano strumenti per capire le esigenze reali dei bambini e delle bambine,
dei giovani e delle giovani. Promuovere una nuova solidarieta' tra le
generazioni vuole anche dire adottare politiche di salvaguardia dell'ambiente,
che sappiano coniugare la crescita del sistema di scambio e produzione,
per la creazione di nuovi posti di lavoro, con le esigenze della sostenibilita'
dei processi di sviluppo.
* Sull'infanzia ricadono crisi familiari di vario tipo che mettono a
rischio la crescita equilibrata di bambine e bambini. Compito delle
istituzioni locali e' attivare, attraverso i servizi territoriali, interventi
che possano sostenere bambini e genitori in difficolta'. Cosi' come,
di fronte alle ancora numerose istituzionalizzazioni di minori, vanno
messe in atto politiche nazionali e locali che favoriscano decisamente
il sostegno competente e quotidiano alla famiglia in difficolta', l'affidamento
eterofamiliare e l'adozione. In particolare va promossa, in tutto il
Paese, la costituzione di piccole comunita' di tipo familiare che siano
in grado di rispondere compiutamente alle esigenze del progetto individualizzato
elaborato per ciascun bambino. L'obiettivo di fondo deve essere quello
di ridurre al minimo i rischi connessi al fatto che le difficolta' della
famiglia naturale conducano allo stabilizzarsi, per il bambino/a, di
una prospettiva di vita dominata dalla marginalizzazione sociale, relazionale
ed affettiva. In particolare, bisogna prevedere iniziative volte a facilitare
la condizione dei bambini/e con genitori in carcere.
* Succede, talvolta, che gli adulti diventino i principali nemici dell'infanzia.
Il triste e perdurante fenomeno della violenza e dello sfruttamento
dei bambini deve trovare una prima risposta nella fermezza con cui le
istituzioni combattono le organizzazioni criminali. Occorre conoscere
in modo sistematico la realta' della violenza contro i minori, anche
all'interno della famiglia, indagarne entita' e caratteristiche e creare
le condizioni per interventi che combattano alla radice questo fenomeno.
Bisogna prevenire e costruire le condizioni per limitare il danno nei
bambini maltrattati. E' certamente importante reprimere ogni forma di
violenza contro i minori, ma occorre farsi carico di prevenire e di
spiegare, per facilitare in tutti gli adulti l'attitudine a comunicare
e relazionarsi correttamente con i piu' piccoli.
* La vita dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze,
degli adolescenti e delle adolescenti e' scandita da tempi e segnata
da spazi che quasi mai sono stati pensati per le loro esigenze e le
loro capacita'. Ci si accorge dell'infanzia e dell'adolescenza, solo
quando si presentano "problemi" ed emergenze. Bisogna invece imparare
a pensare la normalita' della vita quotidiana, per rendere le citta'
amiche dell'infanzia. Ad esempio, non sembra piu' rinviabile far si
che anche nel nostro paese si adottino soluzioni semplici per problemi
causati da disattenzione culturale : una segnaletica stradale alla portata
di bambini e bambine, il rispetto e la precedenza nei luoghi e negli
uffici pubblici, la priorita' d'imbarco e di posto nei percorsi autoferrotranviari
e aerei ecc.
E'
di grande importanza che i centri urbani, in modo particolare, si conformino
per riconoscere la cittadinanza dei piu' piccoli. Per crescere bene,
infatti, e' necessario che vi sia tempo per i rapporti e spazi dove
vivere la propria eta'. Vi debbono essere occasioni, da condividere
anche con gli adulti, per sperimentarsi e formarsi alla vita della comunita'
civica, costituita da approcci, confronti ed integrazioni di persone
diverse per eta', sesso ed etnia. In questa prospettiva e' opportuno
prevedere organismi di partecipazione diretta dei ragazzi, finalizzati
all'individuazione e alla soluzione dei problemi loro e della comunita'.
* Le istituzioni locali e nazionali devono favorire l'offerta di una
rete di servizi, complementari alla scuola e alla famiglia, volti a
migliorare la qualita' del tempo libero dell'infanzia e dell'adolescenza.
Questo vuol dire promuovere programmi di aggregazione e di formazione
civica di qualita', fondati su modelli educativi aperti e rispettosi
della ricchezza del patrimonio sociale, culturale e religioso del nostro
paese. Gli orientamenti educativi dovranno corrispondere alla necessita'
di formare alla convivenza civile, alla legalità, al rispetto
della differenza sessuale, alla salute integrale della persona, al lavoro
creativo e produttivo, alla multiculturalita'.
* La formazione e l'apprendimento sono connaturali ai bambini. Il desiderio
di conoscere e di saper fare non e' solo funzionale al raggiungimento
della propria autonomia, ma e' anche l'espressione della piacevole curiosita'
con cui ci si affaccia verso la complessita' del mondo circostante.
La scuola e' il luogo nel quale i ragazzi e le ragazze, i giovani e
le giovani devono sentirsi protagonisti, esprimendo potenzialita', interessi,
progetti. Per troppi adolescenti, invece, la scuola e' un luogo da cui
si fugge. L'abbandono scolastico e' una piaga che va combattuta. Per
favorire la crescita integrale delle persone è necessaria una
maggiore flessibilita' dell'organizzazione didattica e va promosso un
rilancio culturale, a tutti i livelli, della stagione della formazione
scolastica, riaffermandone la funzione insostituibile.
* Tutto il paese deve essere attraversato da una diversa concezione
dei diritti dell'infanzia. Non si tratta solo di tutela, ma di una politica
che sappia valorizzare la capacita' creativa e di giudizio della realta'
che i bambini e le bambine sono in grado di esprimere. Vanno ascoltati
e rispettati, in un rapporto di fiducia chiaro e coerente. Cosi' come
devono essere considerati destinatari e protagonisti del sistema della
comunicazione e dell'informazione. Questo vuol dire sollecitare gli
operatori della comunicazione a utilizzare linguaggi e contenuti compatibili
con le loro esigenze e capacita'.
Possiamo
concludere quindi che, per assicurare un adeguato sviluppo umano dei
soggetti in eta' evolutiva, sulla base delle linee sopra indicate, e'
indispensabile una mobilitazione non solo degli organi istituzionali
ma anche della societa' civile, che va sollecitata a prestare una maggiore
attenzione alle esigenze dell'infanzia e dell'adolescenza.
Per
questo il Piano di azione propone alcune linee guida che tendono a realizzare
alcuni fondamentali obiettivi:
*
Sviluppare un'adeguata conoscenza della condizione di vita dell'infanzia
e dell'adolescenza nel nostro paese; dei suoi problemi; delle sue difficolta';
della diversita' per aree geografiche, per sesso, per nazionalita';
dei reali processi formativi nella costruzione dell'identita' e della
maturita';
* Lavorare per il superamento del divario attualmente esistente, in
termini di opportunita', risorse e servizi, tra il Centro Nord ed il
Sud d'Italia. Con l'obiettivo di sconfiggere la poverta' dell'infanzia
;
* Promuovere una nuova attenzione all'infanzia, all'adolescenza e ai
suoi diritti, nella nostra comunita' nazionale, con la diffusione della
conoscenza della Convenzione dell'ONU sui diritti dell'infanzia e con
la costruzione, con i vari ordini professionali, di protocolli di intesa
per la sua concreta attuazione;
* Sviluppare forme di partecipazione di bambini, bambine e adolescenti
perche' pratichino nel concreto la loro cittadinanza e perche' comprendano
i diritti che loro spettano, ma anche i doveri verso gli altri e verso
la comunita';
* Realizzare non solo una migliore definizione dei diritti di cui devono
essere titolari i minori, attraverso alcune revisioni della legislazione
vigente in materia, ma anche un sistema di tutela che renda questi diritti
non solo astrattamente declamati, ma anche effettivamente goduti;
* Assicurare, non solo sul piano legislativo ma anche nelle prassi operative,
che sia rispettata la personalita' del soggetto in formazione e che
l'interesse del minore venga ad essere privilegiato nei confronti di
altri interessi;
* Contrastare tutte le forme di sfruttamento dei minori;
* Realizzare interventi di sostegno alle famiglie per assicurare piu'
soddisfacenti relazioni familiari;
* Prevenire, con adeguati interventi, il disagio minorile identificando
le situazioni oggettive di rischio sociale o familiare ed operando per
sostenere i minori in difficolta' attraverso strumenti in grado di contrastare
le occasioni di disadattamento e di devianza;
* Realizzare strumenti di recupero della devianza, attraverso interventi
non segreganti ma risocializzanti;
* Promuovere le condizioni che favoriscano lo sviluppo armonico della
personalita' del minore. Sviluppare l'associazionismo giovanile e promuovere
un utilizzo del tempo libero che abbia valenze educative;
* Consolidare politiche di sviluppo sostenibile ;
* Assicurare un'effettiva integrazione sociale ai bambini stranieri
e a quelli italiani che si trovino in situazioni di emarginazione sociale;
* Assicurare servizi ed opportunita' di socializzazione per bambini,
bambine, ragazze, ragazzi e adolescenti disabili ;
* Rilanciare interventi di cooperazione allo sviluppo a favore dell'infanzia.
1.
Definizione dello strumento
Il piano d'azione governativo per l'infanzia e l'adolescenza e', dunque,
il programma di lavoro concertato tra le istituzioni centrali dello
Stato, le Regioni e le Municipalita' per la realizzazione di interventi
sul piano culturale, normativo ed amministrativo a favore dell'infanzia
e dell'adolescenza da realizzarsi con la partecipazione attiva delle
forze del privato-sociale, del volontariato, dell'associazionismo, delle
Ong e della societa' civile in stretto raccordo con le istituzioni dell'Unione
Europea.
Il piano d'azione e' postulato dalla Convenzione Internazionale di New
York sui diritti del fanciullo, ratificata in Italia con la legge n.176
del 27 maggio 1991. Attraverso di esso la Repubblica Italiana si impegna
solennemente al raggiungimento degli scopi dallo stesso previsti.
E' per questa ragione che il PDA deve essere adottato formalmente dal
Governo e dal Parlamento.
Il Piano d'Azione viene elaborato sulla base delle acquisizioni cui
perviene il Ministro della Solidarietà Sociale attraverso il
periodico Rapporto sulla condizione del minore in Italia realizzato
dal Centro Nazionale di documentazione ed analisi del Dipartimento per
gli Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed approvato
in sede di Osservatorio Nazionale sulla condizione dei minori in Italia.
Il PDA avra' una configurazione essenzialmente modulare in cui ciascun
modulo copre un campo o materia di intervento.
L'approccio del Piano d'Azione deve essere, di conseguenza, il piu'
completo ed integrato possibile (anche se sara' realizzato con gradualita')
perche' l'oggetto di questo intervento a favore dei bambini e degli
adolescenti riguarda la loro vita, la qualita' delle loro relazioni
familiari ed extra familiari, la possibilita' di partecipare ad alcuni
processi decisionali o anche semplicemente di essere correttamente informati
su quanto accade intorno a loro.
Le amministrazioni impegnate nel P.D.A. debbono dotarsi di uffici referenti
per tutte le questioni di loro competenza che abbiano rilevanza per
l'infanzia anche attraverso l'istituzione di uffici per la difesa dei
diritti dei minori.
Le ricadute sulla vita dei bambini, infatti, non rilevano solo per i
settori dell'amministrazione tradizionalmente deputati ad occuparsi
di loro come ad es. : la scuola o la sanita', ma per tutti quei soggetti
istituzionali dal cui operato dipende essenzialmente la qualita' della
vita quotidiana. Si pensi ai settori del trasporto, dell'ambiente, delle
infrastrutture urbane, del lavoro, della sicurezza, della giustizia,
dell'informazione, dello sport e del tempo libero.
Per
questa ragione tutti i soggetti istituzionali protagonisti degli interventi
dovranno attenersi opportunamente al criterio della cooperazione e del
coordinamento degli interventi.
L'obiettivo
di fondo e' quindi quello di elaborare una politica minorile che da
un lato tenga conto dei bisogni e dall'altro sviluppi pienamente il
principio secondo cui l'infanzia e' il cardine dello sviluppo attuale
e futuro della societa' la sua risorsa piu' preziosa e decisiva. Nel
pieno rispetto delle autonomie regionali e locali le azioni debbono
essere verificabili ed i problemi di percorso affrontati con forme,
anche innovative, di cooperazione tra i livelli statale, regionale e
municipale.
Piano
d'azione del Governo per l'infanzia e l'adolescenza
Parte seconda
Interventi
di piano ed istituzioni responsabili
LE
INIZIATIVE LEGISLATIVE
1. Osservatorio Nazionale, Osservatori regionali e Centro Nazionale
di documentazione ed analisi.
Tutto il sistema degli interventi di politica minorile deve poter fare
riferimento ad un sistema certo e coordinato di conoscenze della reale
condizione dell'infanzia e dell'adolescenza. Per questo motivo e' di
grande importanza che il Parlamento approvi rapidamente la proposta
di legge Calzolaio ed altri che istituisce l'Osservatorio nazionale
per l'infanzia e l'adolescenza e che disciplina il funzionamento del
Centro Nazionale di documentazione ed analisi sulla condizione minorile
nonche' il raccordo di tali organismi con analoghe istituzioni regionali.
Del resto l'Osservatorio ed il Centro sono gia' stati istituiti con
decreto ministeriale evidenziando con il loro operato l'importanza che
essi rivestono ai fini del lavoro di analisi, confronto e proposta che
deve svilupparsi tra le istituzioni centrali, regionali, locali e le
organizzazioni del volontariato e del privato sociale.
2. La legge di spesa della finanziaria 1997. Ddl. "Promozione dei diritti
e delle condizioni di vita e di crescita dell'infanzia, della preadolescenza
e dell'adolescenza".
Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo raccomandava
agli stati membri di garantire, alle politiche per l'infanzia e l'adolescenza,
stanziamenti progressivamente maggiori anno dopo anno ed in ogni caso
di consistenza tale da poter, significativamente, migliorare le condizioni
di vita e di sviluppo delle nuove generazioni. In Italia l'insufficiente
diffusione della conoscenza dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza,
la inadeguatezza degli assetti organizzativi per la gestione dei tempi
e degli spazi della vita quotidiana dei bambini e delle bambine, gli
squilibri nella dislocazione dei servizi socio educativi e socio assistenziali
tra il Nord ed il Sud del Paese ed una preoccupante concentrazione di
bambine e bambini poveri nel Mezzogiorno postulano un investimento finanziario
significativo e strutturale. Con il presente Piano d'azione le varie
istituzioni pubbliche si sono impegnate a garantire adeguata copertura
per gli interventi di loro competenza destinati all'infanzia. E' per
questo motivo che il Ministero per la Solidarieta'- Sociale intende
utilizzare l'accantonamento di 880 mld per un intervento di sistema
che garantisca alcuni orientamenti e servizi:
* l'avvio di politiche di promozione e di sviluppo dei diritti dell'infanzia
e dell'adolescenza attraverso azioni positive capaci di incidere visibilmente
sull'organizzazione dei luoghi di vita
* il contrasto della poverta' attraverso l'istituzione di un minimo
vitale per i figli di famiglie senza reddito
* il rilancio degli interventi di deistituzionalizzazione per lo sviluppo
dell'affido familiare e delle comunita' di tipo familiare
* la sperimentazione di nuove forme di nido non sostitutive di quelle
tradizionali
* l'offerta di servizi per il tempo libero di ragazzi e ragazze con
impostazioni educative di qualita'
3. Provvedimento legislativo di revisione della Legge 1044/71 sugli
asili nido ed elaborazione di una norma quadro per l'intero settore
0-3 anni che prevede servizi per l'infanzia qualificati, differenziati
e flessibili, adeguati ai mutamenti sociali ed alle nuove esigenze familiari.
A venticinque anni dall'emanazione della legge nazionale sugli asili
nido, e anche a fronte di proposte di legge di iniziativa popolare,
che sottolineano l'esigenza di un intervento in questo campo, si rende
necessaria l'adozione di un provvedimento che ridefinisca e regolamenti
in modo innovativo l'intero settore. Da un lato infatti occorre togliere
i servizi di nido dall'alveo dei servizi socio assistenziali per collocarli
a pieno titolo tra quelli socio-educativi, dall'altro e' necessario
porre immediatamente le premesse per lo sviluppo di un modello organizzativo
ed operativo che risponda alle caratteristiche specifiche dell'utenza.
Diversamente, infatti, dagli altri servizi scolastici il nido si caratterizza
per una diversa autonomia del bambino/a e per la particolarita' delle
relazioni che in questa fase della sua vita (0-3 anni) legano i genitori
ai figli. Finora poi e' stata prevalentemente considerata l'utilita'
sociale del nido come supporto alle esigenze organizzative dei genitori
lavoratori ma molto di piu' si potra' fare per far si che vengano, contestualmente,
rispettate le esigenze dell'utenza in termini di qualita' del servizio,
di prossimità ai luoghi di vita e di lavoro, di flessibilita'
ed economicita'.
4. Iniziativa per l'armonizzazione dei tempi di lavoro e tempi per la
cura e la famiglia
Per la vita dei bambini/e e dei ragazzi/e e' fondamentale l'organizzazione
della vita quotidiana. Non puo' esservi nessun rispetto per il diritto
dei figli/e e dei genitori alle relazioni sociali e familiari se non
verra' ripensata molto profondamente la disciplina giuridica del tempo
di lavoro per gli uomini e le donne. Su questo processo di adeguamento
normativo il Governo si impegna a presentare al Parlamento un disegno
di legge.
5. Sostegno al disegno di legge sul riordino del sistema formativo
Il Governo e' impegnato in uno sforzo di riqualificazione e di riorganizzazione
di tutto il sistema scolastico. Superata una logica che scaricava sulla
scuola ogni aspettativa di socializzazione, di educazione oltreche'
ovviamente di formazione, e' necessario restituire al sistema certezza
di compiti oltreche' un organizzazione in grado di sviluppare percorsi
formativi e didattici adeguati.
6. Riforma dell'ordinamento giudiziario
La Magistratura minorile ha meriti di grandissimo rilievo nello sviluppo
dato alla tutela dei bambini e degli adolescenti. Tuttavia l'ordinamento
giudiziario minorile risale al 1934 ed appare per molti aspetti inadeguato
ad affrontare i bisogni per la loro attuale configurazione. Proprio
per questa ragione e' opportuno che si avvii un processo di approfondimento
delle ipotesi di miglioramento e razionalizzazione del sistema in grado
di dar vita a strumenti d'intervento che siano, ad esempio, in grado
di gestire correttamente le conflittualita' intrafamiliari attraverso
l'istituto della mediazione familiare e ad organi di tutela che riescano
ad essere piu' vicini ai luoghi di vita dei bambini/e e dei ragazzi/e.
Inoltre appare quanto mai opportuno che si prevedano meccanismi di reale
specializzazione di tutti gli organi giudiziari minorili per tutti i
gradi di giudizio. Da ultimo non puo' non sottolinearsi l'importanza
che avrebbe l'istituzione del difensore civico dei bambini che potrebbe
correttamente sviluppare le funzioni di tutela extragiudiziale degli
interessi diffusi dell'infanzia e dell'adolescenza. Per queste ragioni
il Governo si impegna a presentare al Parlamento un testo di disegno
di legge.
7. Iniziative legislative per l'armonizzazione dell'ordinamento italiano
in materia di infanzia alle disposizioni introdotte con la ratifica
della Convenzione Internazionale di New York sui diritti del fanciullo
e da altre Convenzioni internazionali.
La legislazione italiana per l'infanzia e l'adolescenza appare caratterizzarsi
non per difetto di norme quanto piuttosto per carenza di organicita'.
Essa infatti appare disseminata in una molteplicità di provvedimenti
legislativi non riferiti specificatamente all'infanzia ed emessi in
periodi diversi ed in situazioni storiche non omogenee. E' pertanto
necessario che il Governo assuma l'iniziativa per un lavoro di razionalizzazione
ed armonizzazione delle norme in materia. Per quanto attiene la materia
delle adozioni internazionali il Governo presentera' un DDL per la ratifica
della Convenzione dell'Aia. Infatti l'Italia ha visto negli ultimi anni
crescere esponenzialmente il numero delle domande di adozione internazionale
ed e' per questa ragione che appare quanto mai importante aderire pienamente
a questo strumento che appare complessivamente soddisfacente sia per
una piu' compiuta garanzia degli interessi dell'adottato/a sia per disciplinare
l'intera materia delle adozioni internazionali collocandola tra gli
interventi di cooperazione internazionale. Inoltre le misure previste
a sostegno degli adottanti e per la semplificazione e razionalizzazione
di tutto il sistema contribuiranno a rendere più equo e trasparente
l'intero sistema.
Alcune recenti Convenzioni europee hanno definito piu' compiutamente
il quadro regolativo di aspetti importanti della politica europea in
materia minorile cosi' ad esempio la Convenzione Europea sull'esercizio
dei diritti dei minori (Strasburgo 25/1/96) e la Convenzione Internazionale
sulla protezione dei minori (Aja 19/10/96). Lo sviluppo di una rete
giuridica interordinamentale appare essere un fattore fondamentale di
aggiornamento del nostro sistema giuridico. In particolare la Convenzione
Europea sull'esercizio dei diritti del minore sara' l'occasione per
una migliore disciplina del diritto dei minori ad esprimere e far valere
il proprio punto di vista in tutti i procedimenti (giurisdizionali ed
amministrativi) che li riguardano.
8. Modifica del codice di diritto penale per tutela infanzia
Il nostro ordinamento penale e' ancora profondamente connotato da una
scarsa considerazione della gravita' del danno che si produce nell'intera
societa' quando si attenta all'incolumita' fisica e psichica dei bambini.
Il nostro codice, pertanto, ha bisogno di modifiche che completino efficacemente
il sistema di tutela. Il Governo, pertanto, si impegna a presentare
al Parlamento un disegno di legge di modifica del codice penale.
9. Miglioramento della L.184/83 sull'affidamento e l'adozione (Grazia
e Giustizia d'intesa con Solidarieta' Sociale e Pari Opportunita').
Si e' molto invocato, negli ultimi anni, un processo di revisione della
legge sull'affidamento e le adozioni, il Governo, a partire dalla considerazione
del fatto che, grazie a questa legge, l'Italia e' stata per anni un
paese all'avanguardia nella tutela dell'infanzia, intende fornire al
Parlamento un quadro completo degli interventi miranti a migliorarne
la funzionalita' e ad adeguarne i principi alla luce dell'esperienza
della sua applicazione. Per questo scopo si costituira' in seno all'Osservatorio
nazionale una Commissione di studio ed indagine sull'applicazione della
legge 184/83.
10. Iniziativa per la modifica della Legge 216/91 per la prevenzione
del coinvolgimento del minore in attivita' criminose
La legge 216/91 ha il merito di aver rilanciato nelle aree piu' a rischio
del nostro paese lo sforzo di offrire servizi e spazi di aggregazione
sociale in grado di contrastare le derive della solitudine e della devianza.
Alla luce di cinque anni di gestione e in correlazione con il disegno
di legge di spesa della finanziaria 1997 (cfr. par.b) e' necessario
che la legge 216 si modifichi affinche' corrisponda ancor meglio ai
suoi scopi. E' urgente, infatti, destinare risorse per quei minori che
gia' hanno fatto ingresso nell'area penale. Il problema in Italia appare
rilevante e tocca in modo crescente i preadolescenti e gli stranieri.
A fronte di cio', del dibattito aperto su una profonda revisione dei
carceri minorili e sul contestuale sviluppo di comunita' alternative
ad essi, appare necessario non disperdere le risorse e finalizzare ulteriormente
le risorse a valere sulla 216. Inoltre le Regioni hanno piu' volte chiesto
allo Stato di poter concorrere alla programmazione degli interventi
attivati con questa norma al fine di rendere piu' coerente e coordinato
l'intero sistema regionale di interventi a favore dell'infanzia e dell'adolescenza.
Per questi motivi il Governo si impegna a presentare al Parlamento un
disegno di legge di modifica della legge 216.
11. Sessualita' ed infanzia
Sempre piu' spesso, purtroppo, si ha notizia di episodi agghiaccianti
che riguardano lo sfruttamento sessuale di bambini/e e ragazzi/e. Il
Parlamento ha in esame una proposta di legge che inasprisce le sanzioni
per quanti si macchino di reati di tale genere. Il Governo esprime tutto
il suo appoggio a tale iniziativa in coerenza con quanto si impegna
a produrre al Parlamento in materia di modifiche al Codice Penale e
di coordinamento amministrativo delle azioni di prevenzione, riabilitazione
e repressione. Il corretto esercizio della sessualita', tuttavia, non
si improvvisa. Il numero impressionante di cittadini adulti italiani
che intraprendono le tristi rotte del turismo sessuale a danno dell'infanzia
piu' povera ne e' la prova piu' certa. Per questo motivo il Governo
auspica che il Parlamento approvi sollecitamente la legge sull'educazione
sessuale nella convinzione si tratti di un investimento culturale di
valore incalcolabile per il benessere relazionale e per la crescita
personale e sociale delle nuove generazioni di cittadini e cittadine.
LE
AZIONI DI COORDINAMENTO AMMINISTRATIVO
Servizi Sanitari alla maternita', prima infanzia ed adolescenza
INIZIATIVA: Ministero della Sanita'
Ministero della Solidarieta' Sociale
Ministero Pari Opportunita'
Ministero per la Pubblica Istruzione
Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome
Conferenza Stato - Citta'
STRUMENTO:
Atto di indirizzo e coordinamento
OGGETTO: Riqualificazione dei servizi socio-sanitari rivolti alla maternita',
infanzia ed adolescenza.
Nel riaffermare il ruolo della Regione quale soggetto primario della
programmazione sanitaria ed in considerazione dei diversi modelli adottati
per l'organizzazione della rete ospedaliera delle Aziende Sanitarie
Locali e dei Distretti, si richiama l'attenzione degli organi preposti
sulle seguenti linee di intervento:
1. INTEGRAZIONE DEI SERVIZI. La tutela materno-infantile e lo sviluppo
psicofisico degli adolescenti va considerata un'area ad elevata integrazione
sociosanitaria. Pertanto le connessioni tra area sociale e sanitaria,
nel nuovo quadro di relazioni tra Autonomie Locali ed Aziende Sanitarie,
devono trovare attuazione in via prioritaria nella rete dei servizi
rivolti alla procreazione e alle persone da zero a diciotto anni. Si
rende quindi necessario:
- legiferare a livello regionale in merito agli interventi sociali a
rilievo sanitario, riclassificandoli come componente qualificante dell'offerta
e garanzia di efficacia terapeutica.
- Sviluppare intese operative organiche e permanenti tra pediatria di
base, Distretto di base, Consultorio Familiare, Unita' dell'Eta' Evolutiva,
Unita' di Neuropsichiatria Infantile, Unita' Handicap, Dipartimenti
Ospedalieri di Pediatria e Neonatalita' per creare un insieme coerente
di servizi ed assicurare la continuita' terapeutica, accompagnando la
crescita del soggetto nelle varie fasi della vita.
- Diffondere i Servizi di Inserimento Lavorativo (SIL) rivolti ad adolescenti
e giovani affetti da disturbi della mente, handicap fisici e sensoriali,
tossicodipendenza (assistiti dal Dipartimento di Salute Mentale, Dipartimento
Handicap, SERT).
-Assicurare per l'adolescente con handicap la continuita' degli interventi
oltre i diciotto anni (coordinamento tra area materno-infantile ed area
handicap-adulti; integrazione con i servizi di orientamento scolastico
e lavorativo).
-Formare gli operatori sanitari e strutturare gli interventi in modo
da dare continuita' di cura ed assistenza nei passaggi da un servizi
all'altro.
-Favorire i gruppi di lavoro integrati tra servizi socio-sanitari delle
ASL regionali e servizi sociali degli Enti Locali per le problematiche
inerenti la tutela psicosociale dei minori e delle famiglie.
2. TERRITORIALITA' DEGLI INTERVENTI. Occorre de-ospedalizzare gli interventi
pediatrici avvicinandoli all'ambiente di vita della madre e del nucleo
familiare secondo le modalita' proprie della medicina comunitaria. Si
tratta a tal fine di:
- riconvertire le strutture pediatriche di ricovero di pediatria generale
in strutture specialistiche per terapie intensive protratte, attrezzate
con servizi che consentono ai bambini, adolescenti ed alle loro famiglie
di continuare alcune attivita' indispensabili per la crescita quali
la formazione e la socializzazione (scuola a distanza, spazi giochi,
etc.).
- Riconvertire, ove possibile, gli interventi ospedalieri per bambini
attualmente svolti in regime di ricovero in interventi ambulatoriali.
- Favorire la sperimentazione di parto a domicilio e di parto in ospedale
con dimissioni rapide accompagnate da assistenza domiciliare alla madre,
al bambino ed ai conviventi.
- Riqualificare la rete dei consultori familiari, sviluppando nuove
modalita' operative, per rispondere ai bisogni di tutte le donne e le
coppie, anche psicologico alle famiglie multiproblematiche, alle famiglie
adottive, alle coppie in crisi e/o conflittuali.
- Sostenere e diffondere la sperimentazione di consultori per adolescenti.
3. GESTAZIONE E PARTO. Occorre dedicare una formazione specifica per
tutti gli operatori sanitari che intervengono in alcuni momenti critici,
che possono incidere in modo rilevante sullo sviluppo del rapporto madre-bambino.
- Gestazione: garantire la salute ed il benessere psicofisico della
gestante come premessa per il benessere del neonato e dei figli futuri.
- Parto: ampliare le opzioni offerte alle donne sulle modalità
di svolgimento del parto (parto dolce, parto a domicilio); rispettare
le diverse culture delle donne immigrate (operatrici della mediazione);
facilitare la partecipazione del padre (accesso alla sala parto e flessibilita'
degli orari dei reparti di ostetricia e neonatalita'); garantire alla
madre il diritto di non riconoscere il figlio e rimanere anonima.
- Comunicazione di una diagnosi negativa: assicurare un valido sostegno
psicologico alla madre ed alla coppia per rielaborare eventi sanitari
infausti (morte del neonato, malformazioni, insuccesso terapeutico).
- Procreazione assistita: garantire alla donna ed alla coppia il diritto
a ricevere una corretta ed esauriente informazione su opportunita',
conseguenze, rischi e costi delle diverse opzioni terapeutiche.
Estensione
del servizio della scuola materna e dell'infanzia nel sistema pubblico
integrato.
INIZIATIVA: Ministero Pubblica Istruzione
Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome di
Trento e Bolzano
Conferenza Stato-Citta'
OGGETTO: Estendere il servizio della scuola dell'infanzia nella prospettiva
del sistema pubblico integrato al fine di soddisfare le esigenze dell'utenza
in tutto il territorio nazionale.
Rilancio
e sviluppo delle finalita' di socializzazione e formazione della scuola.
Lotta al fenomeno della dispersione scolastica.
INIZIATIVA: Ministero della Pubblica Istruzione
Ministero Solidarieta' Sociale
Ministero di Grazia e Giustizia
Ministero del lavoro
Ministero dell'Ambiente
Ministero per i Beni Culturali
Conferenza Stato Regioni
Conferenza Stato-Citta'
OGGETTO :
* Il sistema scolastico, dalla scuola dell'infanzia alla scuola superiore,
e' il piu' importante investimento sociale sui minori. La formazione
e l'istruzione, l'educazione e la cultura costituiscono i fattori decisivi
della crescita. Cio' che accade alla scuola e' fondamentale per il futuro
delle nuove generazioni. Ogni ragazzo e' una ricchezza in se' e per
il Paese: promuoverne lo sviluppo, valorizzarne le potenzialita' e'
il compito positivo della scuola. La riforma del sistema scolastico
e' il primo investimento positivo del Paese sui minori. Autonomia, progettualita',
apertura al territorio sono i cardini della riforma.
* Nella complessita' sociale e nella rete istituzionale la scuola e'
il punto di riferimento centrale per la costruzione del tessuto sociale,
culturale e civile della nazione. Concorre a cio' la nuova prospettiva
dell'apertura della scuola alle attivita' complementari ed integrative
suggerite dalle famiglie, dagli studenti, dai soggetti interni ed esterni
alla scuola. E' sul territorio, attraverso accordi di programma, convenzioni,
protocolli di intesa che coinvolgono le istituzioni, i servizi sociali,
le famiglie, le amministrazioni, il volontariato che puo' essere rafforzata
la rete di protezione dei minori ed ampliata la loro possibilità
di crescita.
* Di particolare significato sono le reti di carattere culturale: le
biblioteche, il teatro, la multimedialita'. Al riguardo vanno sottolineate
le esperienze promosse dal Ministero dell'Ambiente attraverso la Rete
Lab.Net che prevede la creazione di laboratori territoriali di educazione
ambientale. Abbiamo il dovere morale di offrire ai bambini mezzi e punti
di riferimento affinche' nel loro aprirsi al mondo trovino percorsi
adatti per la costruzione di identita' sicure, libere e serene. Famiglia,
scuola, servizi educativi per l'infanzia, servizi sanitari, biblioteche-mediateche
per ragazzi, proposte culturali: e' questa la rete che investendo in
formazione ed in cultura costituisce un investimento forte per la prevenzione
della devianza. In ogni citta' che ne sia sprovvista e' necessario far
sorgere centri di biblioteca-mediateca per ragazzi nei quali operatori
ed educatori possono stimolare i ragazzi a conoscere ed a comunicare.
Servizi culturali per il tempo libero, esperienze di educazione ambientale
non sono secondari nella costruzione della personalità dei minori.
In
questo contesto si inserisce l'attivita' del Ministero per i Beni Culturali
ed Ambientali, in accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione,
che prevede alcune iniziative che si inseriscono in tale programma:
*
"a scuola di biblioteca", attivita' di formazione rivolta ai docenti
ed al personale utilizzato nelle biblioteche scolastiche ed i cui destinatari
finali sono gli studenti. Il progetto dovrebbe coinvolgere le principali
istituzioni bibliotecarie presenti sul territorio e potrebbe articolarsi
in più fasi: una prima destinata a docenti e bibliotecari scolastici,
una seconda costituita dal progetto didattico rivolto agli studenti
e che sarà svolto in collaborazione da docenti e bibliotecari
scolastici, ed una terza fase di verifica;
* "informatizzazione delle biblioteche dei conservatori di musica" risponde
alla necessità di riorganizzare le biblioteche dei Conservatori
anche su base informatica arrivando alla trasformazione in archivi digitali
di documenti musicali.
Si segnala inoltre che altre due iniziative : "itinerari didattici negli
archivi" ed "itinerari didattici nei musei", sono in fase di avanzata
elaborazione.
* La prospettiva che il Ministero della Pubblica Istruzione intende
adottare è quella di una prevenzione continua che corrisponde
ad un criterio di erogazione di un "buon servizio in sé", teso
appunto ad assicurare la qualità nell'ordinarietà degli
interventi al fine di evitare politiche rivolte a tamponare l'emergenza.
Non va comunque sottaciuto l'aspetto piu' patologico del fenomeno dell'abbandono
scolastico a cui si dovra' rispondere con interventi piu' mirati anche
di tipo compensativo ed attraverso varie forme di recupero. La scelta
metodologica piu' efficace per realizzare progetti tesi a prevenire
il disagio scolastico e' quella di rete. Tale opzione si richiama ad
una prospettiva sistemica del benessere sociale e adotta strategie di
lavoro, secondo cui il successo formativo e' determinato dall'integrazione
dei servizi rivolti alla persona. La metodologia di rete risulta, dai
progetti attuali, quella piu' adeguata, sia per intervenire a livello
di prevenzione continua che nelle forme piu' patologiche del problema.
La scuola, essendo un servizio complesso, in quanto coinvolge contemporaneamente
più soggetti (alunni, insegnanti, dirigenti, genitori, altri
soggetti...) e diversi contesti (classe, famiglia, gruppi amicali, istituzioni),
deve al proprio interno costruire una rete IN GRADO DI MIGLIORARE IL
SERVIZIO EROGATO QUOTIDIANAMENTE. La prospettiva, nel quadro delle future
riforme strutturali:
- autonomia scolastica;
- riordinamento del sistema formativo;
- elevamento dell'obbligo scolastico;
- sistema nazionale di valutazione;
- riforma degli organi collegiali
e' quella di dare risposte hic et nunc attraverso una migliore gestione
di tutte le risorse umane e materiali disponibili.
Gli spazi per una piu' efficace azione formativa della scuola devono
prioritariamente essere finalizzati all'affermazione della centralita'
dell'alunno, valorizzando "la cultura di cui sono portatori i giovani"
(Direttiva 133/96), ed alla promozione di un ambiente educativo di apprendimento
in cui il potenziamento dell'intelligenza di tutti e di ciascuno costituisca
la priorita' irrinunciabile di qualsiasi progetto educativo.
Investire nella formazione dei giovani significa capitalizzare un patrimonio
di inestimabile valore da investire nello sviluppo della societa' futura.
5. Va ribadito che l'evasione scolastica nel nostro Paese e' fortemente
diversificata sul territorio: in alcune aree del sud si manifesta gia'
in eta' precoce; al nord e' rinviata ad anni successivi, in modo particolare
nel passaggio scuola media - biennio. Una ulteriore punteggiatura riguardante
l'abbandono scolastico puo' essere ricondotta alle seguenti cause:
- socio-economiche nelle aree a maggior degrado sociale;
- culturali (atteggiamenti, percezioni della famiglia...);
- nuove forme di disagio presenti in contesti di ricchezza materiale;
- personali;
- scolastiche.
Le famiglie sono una componente determinante nella lotta all'insuccesso
scolastico ed un coinvolgimento prettamente formale e' oggi decisamente
insufficiente rispetto alla complessita' delle responsabilita' richieste.
L'autonomia scolastica comprensiva anche della riforma degli organi
collegiali, dovra' determinare le premesse per un protagonismo piu'
significativo dei genitori nella scuola, soprattutto negli ordini scolastici
"piu' deboli" (media e superiore).
Le
citta' a misura delle bambine e dei bambini
INIZIATIVA: Ministero dell'Ambiente
Ministero degli Affari Esteri
Ministero della Pubblica Istruzione
Ministero Solidarieta' Sociale
Ministero Pari Opportunita'
Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Citta'
OGGETTO:
Lo sviluppo dell'ambiente urbano e del territorio antropizzato si e'
realizzato mediante la separazione e la specializzazione degli spazi,
delle funzioni, delle competenze. Gli insediamenti umani sono stati
in molti casi via via privati della cura e dell'attenzione dei propri
abitanti: i centri storici perche' quasi del tutto disabitati e le periferie
perche' dormitori privi di strutture di socializzazione.
La città diventa enorme e pericolosa per il traffico, l'inquinamento,
l'accumulo dei rifiuti, la microcriminalita', non riesce a creare nuove
identita' e nuove appartenenze.
La possibilita' di intervenire in questo tipo di assetto richiede un
cambiamento radicale nella progettazione e nella gestione dell'ecosistema
urbano (sviluppo sostenibile) perche' occorre passare dalla frammentazione
alla integrazione degli spazi progettati con l'ambiente, dalla specializzazione
alla coesistenza delle funzioni, dal degrado legato all'abbandono alla
possibilita' di riconoscere il proprio ambiente, di riconoscersi in
esso e di prenderne cura tutelandolo.
Il progetto del Ministero dell'Ambiente per citta' sostenibili delle
bambine e dei bambini nasce dalla considerazione della necessità
di modificare la filosofia di gestione dell'ecosistema urbano assumendo
i bambini e le bambine come indicatori della qualità urbana,
e le esigenze e gli spazi per l'infanzia, come parametri per la promozione
di uno sviluppo sostenibile.
Rendere protagonista il "soggetto infanzia", che oggi pesa poco, non
ha tempo ne' spazi e soprattutto non ha voce, significa non solo considerare
i bambini e le bambine come semplici indicatori ma protagonisti, in
quanto "soggetti in eta' evolutiva" adulti e cittadini di domani, dei
cambiamenti possibili.
Nel Piano d'azione del Governo e' dunque inserita l'"azione" di rendere
le citta' piu' "amiche dell'infanzia".
Non servono solo maggiori iniziative "per" i bambini e le bambine, ma
e' necessario modificare la politica di governo della citta', quando
una città sara' adatta ai bambini sara' piu' adatta a tutti i
cittadini e piu' democratica.
Si tratta quindi di avviare una nuova stagione della pianificazione
urbana non-quantitativa ma legata anche a parametri e modelli, non-espansiva
ma capace di accrescere occasioni e opportunita', non-somma di interessi
individuali ma democratica e partecipativa, non puramente architettonica
ma riferita ad un "sostenibile" legame citta'-territorio-risorse.
Appare evidente la necessita' di strategie locali per un modello urbano
sostenibile. Ogni citta' ha la sua specificita' e pertanto occorre che
ciascuna trovi la propria via alla sostenibilita', integrandone i principi
nelle rispettive politiche e partendo dalle proprie risorse per costruire
appropriate strategie locali.
Non si tratta di intervenire su singole patologie ambientali delle citta'
ma di studiare soluzioni per una gestione sostenibile dell' "ecosistema
urbano" volte a:
a. prevenire il degrado;
b. promuovere uno sviluppo sostenibile attraverso il coinvolgimento
degli amministratori locali e la partecipazione dei cittadini;
c. promuovere processi di trasformazione dell'ambiente urbano attraverso
la partecipazione dei bambini e delle bambine garantendo opportune forme
di partecipazione, di espressione e di intervento.
I bambini e le bambine sono un soggetto a rischio ("vulnerabile group")
dell'attuale insostenibilita' urbana. Cosi' i diritti e il benessere
dell'infanzia possono essere un indicatore "ecologico" di buon governo,
di buona amministrazione, di societa' sana, di qualita' degli insediamenti,
di futuro migliore.
Nel periodo della formazione del nuovo governo, le dichiarazioni programmatiche
del Presidente del Consiglio hanno sottolineato sia il rilievo di una
iniziativa economico-sociale in favore dello sviluppo sostenibile a
livello interno e internazionale sia la necessita' di prestare maggiore
attenzione alla difesa e valorizzazione dei diritti dei bambini e delle
bambine.
Inoltre, sulla base delle indicazioni e degli impegni della Conferenza
ONU a Rio (1992) e Istanbul (1996), le Agende XXI locali, che molte
citta' stanno avviando, intervengono sulla qualita' della sostenibilita'
urbana.
Il Ministero dell'Ambiente, si sta occupando del coordinamento delle
attivita' dei comuni italiani per le Agende XXI locali e del coordinamento
centrale riguardo l'attuazione di Habitat II, verificando anche le opportunita'
operative per l'attuazione di citta' sostenibili delle bambine e dei
bambini.
OBIETTIVO:
Il Ministero dell'Ambiente, in collaborazione con il Ministero per gli
Affari Sociali, il Ministero degli Affari Esteri, l'UNICEF, ed il Comune
di Roma, istituisce sperimentalmente in Italia un marchio di qualita'
infantile delle citta' "citta' amica dell'infanzia", assegnato ed aggiornato
annualmente, a cominciare dal 1997 (collegandosi anche al progetto dell'UNICEF
"towards child friendly cities").
Sulla base di parametri misurabili relativi alla sostenibilita' urbana
"infantile", individuati ragionando su criteri oggettivi e soggettivi,
urbanistico-ambientali e generazionali-democratici, le citta' più
amiche dell'infanzia dovranno:
1. ripensare i servizi per i bambini e delle bambine (che servono "anche
a loro");
2. coordinare tutti gli spazi destinati permanentemente all'educazione;
3. organizzare aree di gioco, piu' sicure, colorate, attrezzate, aperte
alla progettazione partecipata, prevedendo cioe' forme di partecipazione
dei bambini e delle bambine: da semplici soggetti che vivono gli spazi
e le situazioni preparate per loro dagli adulti a "piccole persone"
che cominciano a pensare alla propria vita ed alle proprie esigenze
facendosi ascoltare dai grandi...;
4. istituire dei "consigli" dei ragazzi e delle ragazze, o forme analoghe
di consultazione e discussione;
5. prevedere Piani urbani del traffico e della mobilita' (con particolare
attenzione ai pedoni ed ai ciclisti), strade e marciapiedi senza auto,
zone lente, silenziose per arrivare alla sfida del 10% di "aree protette
pedonali" nei centri urbani entro il 2000;
6. destinare una quota degli interventi generali programmati dagli enti
locali ad iniziative destinate ai bambini ed alle bambine;
7. promuovere attività di educazione ambientale nella direzione
dello sviluppo sostenibile per incentivare il processo di identificazione
tra i bambini, il territorio, la citta' (...iniziative tipo "una strada
per amico" "adotta un monumento");
8. promuovere la realizzazione di piani particolareggiati di quartiere
per la riqualificazione dei cortili e la creazione di adeguati spazi
di socializzazione.
Il
Ministero dell'Ambiente organizzera' nella prima meta' del 1997 un Forum
Internazionale sulle citta' sostenibili delle bambine e dei bambini
in collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri e l'Unicef,
e successivi seminari dedicati ai temi dello sviluppo sostenibile, con
particolare riferimento agli effetti sulla qualita' di vita delle bambine
e dei bambini, derivanti dalle indicazioni e dagli impegni in particolare
delle Conferenze internazionali di Rio e di Istanbul.
L'integrazione
del minore con handicap
INIZIATIVA: Ministero della Solidarieta' Sociale
Ministero della Pubblica Istruzione
Ministero della Sanita'
Ministero del lavoro
Conferenza Stato-Regioni
OGGETTO: La sfida del futuro: l'integrazione degli interventi e dei
servizi territoriali
Le problematiche dei bambini handicappati non possono essere considerate
separatamente dalle condizioni dell'infanzia nel suo complesso. Il bambino
handicappato non e' un bambino diverso, ma soltanto un bambino con una
difficolta' in più che puo' aver bisogno di interventi specifici,
ma prima di tutto necessita degli stessi servizi rivolti a tutta l'infanzia.
Molti servizi territoriali (trasporti, centri sociali, palestre, piscine,
spazi verdi) non devono essere organizzati per i minori disabili, ma
anche per loro. A livello territoriale occorre compiere un salto qualitativo
nel campo delle politiche sociali superando la visione dei bisogni sociali
per categorie attraverso un diverso e innovativo impegno di sostegno
alla famiglia.
Al fine di contrastare forme di disabilita' con le conseguenti situazioni
di handicap e di predisporre una rete di servizi e di interventi che
migliorino le condizioni di integrazione evitando processi di emarginazione
sociale si individuano di seguito le azioni prioritarie da svolgere
nell'ambito del presente piano :
* Linee guida per l'attuazione a livello territoriale della L.104/92
in sede di Conferenza Stato-Regioni
In particolare si forniranno indirizzi per le Regioni e gli Enti locali
in materia:
* di servizi per la prevenzione e la diagnosi precoce (azioni di informazione
ed educazione sanitaria sulle cause e conseguenze dell'handicap, servizi
per la prevenzione di malattie genetiche che possono essere causa di
disabilita')
* di interventi per soggetti minori con handicap in situazioni di gravita'
(servizi di aiuto personale, centri diurni socio-riabilitativi ed educativi,
interventi per l'uso dei servizi e dei trasporti collettivi)
* di definizione di standard per strutture di accoglienza di minori
disabili
* potenziamento delle strutture non ospedaliere per la cura e la riabilitazione
dei bambini con manifestazioni di disagio psichico con particolare attenzione
agli interventi di sostegno psicologico alle famiglie
* Verifica dell'attuazione degli accordi di programma per l'integrazione
scolastica e sociale (art.13 L.104/92).
* Azioni di verifica, con il coinvolgimento del Ministero della Pubblica
Istruzione dello stato di attuazione delle disposizioni in materia di
diritto allo studio e promozione di interventi amministrativi per assicurare
la stipula, a livello territoriale e con il concorso di tutte le istituzioni
competenti, degli accordi di programma volti ad assicurare pari opportunita'
di accesso ai percorsi di integrazione economica, culturale e sociale.
* Costituzione e promozione delle attivita' della Commissione interministeriale
Handicap.
* Azioni di verifica, consulenza, studio ed elaborazione di proposte
operative e normative per il miglioramento delle politiche di integrazione
con particolare riferimento alla condizione dei minori disabili.
L'integrazione
del bambino straniero e della sua famiglia
INIZIATIVA :
Ministero della Solidarieta' Sociale
Ministero della Pubblica Istruzione
Ministero della Sanita'
Ministero dell'interno
Ministero degli Affari Esteri
Ministero Pari Opportunita'
Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Citta'
OGGETTO :
Favorire i processi generali e locali di integrazione dei bambini e
delle bambine stranieri in Italia attraverso forme innovative di coinvolgimento
delle comunita' territoriali nelle dinamiche tra famiglie italiane e
straniere. Questi sono gli ambiti in cui il Dipartimento Affari Sociali
ritiene prioritario agire:
* migliorare il sistema di rilevazione della presenza dei minori stranieri
in Italia (si potrebbe ipotizzare l'istituzione di un documento individuale
per tutti i minori stranieri);
* migliorare e coordinare i sistemi di rilevazione gia' esistenti, uniformando
le tipologie (sarebbe utile un accordo con l'ISTAT);
* in generale, occorre assicurare al minore il riconoscimento dei diritti
a prescindere dalla condizione giuridica del genitore;
* ipotizzare la modifica della legge sulla cittadinanza, facendo si
che il minore che nasce in Italia non si trovi - come spesso accade
- in una condizione di non piena cittadinanza, condizione che ha notevoli
conseguenze sul piano psicologico e di socializzazione;
* adottare interventi a favore della maternita', che possono riguardare
facilitazioni in merito all'alloggio, alla garanzia del posto di lavoro,
alla garanzia del soggiorno, ecc. dei genitori o del singolo genitore
(per il tipo di immigrazione che caratterizza il nostro paese, spesso
si tratta infatti di famiglie immigrate monogenitoriali);
* adottare interventi specifici a favore dei minori nella fascia d'eta'
tra 0 e 3 anni, essendo questa la fascia d'eta' con minori garanzie
non tanto sulla carta quanto di fatto. Cio' anche al fine di evitare
quanto più possibile l'istituzionalizzazione di questi bambini,
come invece accade troppo spesso (va ricordato che numerose ricerche
hanno evidenziato che spesso l'istituzionalizzazione del minore straniero
avviene non per l'esistenza di condizioni di particolari gravita', ma
per problemi di tipo socio-economico della famiglia). Tali misure dovrebbero
riguardare sia la madre o i genitori, sia il bambino Comunque l'inserimento
nelle strutture pubbliche da molti prospettata come la soluzione piu'
adeguata, deve comunque tener conto delle difficolta' dei genitori per
cio' che riguarda gli orari di lavoro che spesso non coincidono con
quelli dell'asilo. Diversi Comuni hanno sperimentato gia' interventi
specifici e sarebbe opportuno una riflessione in tal senso per adottare
iniziative nazionali.
* nella fascia d'eta' relativa alla scuola di base, sarebbe opportuno
non delegare tutti gli interventi alla scuola, ma far maggiormente riferimento
al territorio e quindi alle attivita' extrascolastiche. Cio' permetterebbe
sia di "alleggerire" l'impegno - anche psicologico - dei docenti, sia
un migliore inserimento dei minori stranieri nella vita del territorio
di residenza;
* ripensare il concetto stesso di intercultura, anche alla luce delle
ormai molteplici esperienze sviluppate in questo ambito (rimane ancora
aperta, ad esempio, la questione se gli interventi debbano essere incentrati
sull'intercultura, sulla multiculturalita' o sull'antirazzismo);
* verificare il successo scolastico dei minori stranieri, così
come i motivi che possono condurre all'abbandono scolastico;
* verificare se e' applicata la circolare che prevede la possibilita'
per i minori irregolarmente presenti in Italia di frequentare le scuole
e ottenere i relativi titoli di studio;
* indagare la realta' dei minori apolidi, tenendo anche conto che l'Italia
non ha ancora firmato la Convenzione di New York del 30 agosto 1961
relativa alla riduzione dei casi di apolidia;
* prevedere misure specifiche relative al rimpatrio dei profughi di
guerra nei territori della ex Jugoslavia (rimane ancora aperta la questione
relativa al riconoscimento dei titoli di studio ottenuti in Italia);
* realizzare procedure differenziate per i minori non accompagnati richiedenti
asilo, sia al momento del loro arrivo in frontiera, sia per cio' che
riguarda i colloqui con la Commissione centrale sia il soggiorno in
Italia;
* prevedere misure che rendano meno automatica l'espulsione dei minori
stranieri presenti irregolarmente in Italia;
* trovare una soluzione all'impossibilita' dei minori ultraquattordicenni
che si ricongiungono con i propri familiari, di essere avviati al lavoro
o di poter accedere ai corsi di formazione professionale nel primo anno
di soggiorno in Italia;
* un discorso a parte dovrebbe essere sviluppato per i rifugiati, evitando
che le pratiche per i ricongiungimenti siano identiche a quelle degli
immigrati per motivi di lavoro;
* offrire maggiore informazione alle famiglie sui diritti e sulle procedure
riguardanti i minori (anche in questo caso il Comune di Torino ha fatto
un pregevole lavoro);
* nel caso di minori non accompagnati ultraquattordicenni presenti irregolarmente,
e per i quali spesso non e' possibile prevedere un rientro in patria
in tempi brevi, si dovrebbe comunque prevedere - come ad esempio gia'
accade a Torino - un permesso di soggiorno in modo da garantire la possibilita'
di assunzione per una qualche attivita' lavorativa;
* prevedere forme di sostegno all'avviamento al lavoro e alla formazione
professionale (anche attraverso nuove modalita', come forme di autoimprenditorialita'
giovanile);
* introdurre in Italia il reato di sfruttamento (di minore e non), cosi'
come avvenuto di recente in Belgio, in modo da consentire di colpire
e condannare gli sfruttatori;
* avviare programmi di solidarieta' internazionale, per prevenire forme
di sfruttamento dei minori in attivita' illecite (riprendendo ad esempio
quanto previsto sia nel Summit di Copenaghen sullo sviluppo umano, sia
nel Summit di Stoccolma). Particolare attenzione dovrebbe essere data
ai casi di prostituzione minorile (sia femminile sia maschile) che inizia
ad essere registrata anche in Italia;
* sviluppare interventi di prevenzione alla devianza e alla criminalita',
tenendo conto soprattutto dell'attivita' svolta dagli operatori di strada;
* facilitare misure alternative alla detenzione dei minori stranieri
(cio' vale soprattutto per i minori non accompagnati e per gli zingari);
* predisporre una linea d'intervento governativa nei confronti dei minori
zingari (rispetto dei diritti umani, scolarizzazione, vaccinazioni,
inserimento nel mercato del lavoro, ecc.);
INIZIATIVA
DEL MINISTERO DELL'INTERNO
Il processo inarrestabile di trasformazione della societa' italiana
in entita' multiculturale mette inevitabilmente in moto meccanismi collettivi
del "diverso" che possono degenerare in gravi atti di intolleranza verso
gli stranieri e, quindi, in forti tensioni sociali.
Il Ministero dell'Interno e' ben consapevole che in tale epoca di transizione
e' indispensabile rivolgere la massima attenzione ai figli degli immigrati
che rischiano di essere discriminati due volte in quanto stranieri ed
in quanto minori.
In quest'ottica, e' stato elaborato un progetto, denominato "CIVIS -
Verso una societa' multirazziale", da realizzare in collaborazione con
la RAI TV, sulla base di un'apposita convenzione.
OBIETTIVO
Gli obiettivi del citato progetto sono sinteticamente i seguenti:
* aiutare gli extracomunitari ad integrarsi nel nostro Paese;
* sensibilizzare i cittadini italiani al fine di creare una nuova coscienza
della societa' multirazziale, attraverso un informazione corretta ed
equidistante rispetto ai due atteggiamenti estremi.
Per raggiungere il primo obiettivo occorrera':
A) formare gli immigrati attraverso specifici rapporti multimediali,
che forniranno loro quegli strumenti necessari per migliorare la qualita'
della loro vita nel nostro Paese;
B) coinvolgere gli immigrati, cosi' da farli sentire parte integrante
della vita del Paese, attraverso il mezzo radio televisivo, che costituisce
senza dubbio una modalita' di comunicazione di rilevante impatto sul
pubblico, soprattutto quello minorile.
Per quanto attiene al secondo obiettivo (sensibilizzazione dei cittadini
italiani) sara' necessario:
A) veicolare un'immagine complessiva del mondo degli extracomunitari
che permetta ai cittadini di capire gli aspetti della loro cultura,
delle loro idee, del loro modo di vivere ed intendere;
B) riposizionare presso il pubblico la figura dell'extracomunitario
esponendone il contributo in termini lavorativi, cosi' da far capire
l'importanza della loro presenza nel nostro Paese.
I due destinatari di questo progetto:
* gli immigrati, perche', attraverso le iniziative a loro espressamente
dedicate, possano superare le difficolta' d'ambientamento nel nostro
Paese. In particolare, sono stati individuati i seguenti gruppi linguistici:
arabo, inglese, spagnolo, portoghese e filippino;
* l'intera popolazione italiana, perche' comprenda il quadro complesso
del mondo dell'immigrazione nella sua interezza e la nuova azione sociale
svolta dal Ministero in questo senso. Allo scopo, tuttavia, di massimizzare
l'efficienza e l'efficacia complessiva, sono stati individuati, al suo
interno, i seguenti sottoinsiemi:
* i giovani, eta' scolare e postscolare, perche' capiscano l'importanza
di una seria educazione civica che li porti a nuovi e piu' maturi comportamenti
nei confronti degli extracomunitari;
* le famiglie, perche' fungano da primi e piu' importanti testimoni
della necessita' d'un approccio diverso nei confronti dell'extracomunitario;
* i ceti meno abbienti perche' non colgano solo le ripercussioni economiche
sul loro lavoro derivate dall'arrivo degli immigrati ma ne capiscano
anche le complesse implicazioni in termini di solidarieta' umana.
STRUMENTI:
Per la realizzazione dell'obiettivo 1 (aiutare gli extracomunitari ad
integrarsi nel nostro Paese), si prevede l'adozione delle seguenti iniziative:
- iniziative multimediali, cioe' una serie di cassette audio e video
realizzate nelle lingue dei sei piu' popolosi gruppi etnici presenti
sul territorio italiano.
La struttura narrativa sara' sostanzialmente quella del documentario
di servizio, con piccole esemplificazione di fiction;
- iniziative editoriali, aventi lo scopo di promuovere negli immigrati
la conoscenza dell'Italia nei suoi vari aspetti per facilitare la loro
rapida integrazione nel tessuto sociale del nostro Paese. Il programma
"Conoscere Italia" e' articolato in cinque fascicoli in varie lingue
di trentadue pagine ciascuno, caratterizzati da un linguaggio semplice
e dalla presenza di molte illustrazioni e dedicati ai seguenti argomenti:
la lingua, la cultura, le Istituzioni, i servizi, il tempo libero;
- iniziative speciali radiotelevisive, inserendo le tematiche prescelte
all'interno della normale programmazione televisiva e radiofonica. Il
giornalista o il presentatore, cui il telespettatore riconosce autorevolezza
ed obiettivita' diventeranno i testimonials del progetto presentando
con il giusto risalto i temi oggetto dell'iniziativa.
Per la realizzazione dell'obiettivo 2 (sensibilizzare i cittadini italiani),
si prevedono strategie mirate di comunicazione, inserendo le tematiche
di volta in volta prescelte all'interno di una trasmissione, oppure
con servizi o spazi in programmi di provato interesse per il pubblico.
Verrà dato inoltre ampio spazio all'azione sociale promossa dal
Ministero dell'Interno, Direzione Generale dei Servizi Civili, attraverso
conferenze stampa ed informative tramite i mass media.
RISORSE:
Tenuto conto della particolare importanza dell'azione, della capillarita'
degli interventi e della complessita' tecnico - gestionale dell'intero
progetto, si ritiene che lo stesso debba avere una durata triennale.
Per la sua realizzazione, si stima un fabbisogno complessivo di lire
3.800 milioni, che potrebbe essere finanziato con i fondi destinati
al Piano d'azione governativo 1996-1997.
Il
dialogo tra le generazioni
INIZIATIVA: Ministero della Pubblica Istruzione
Ministero della Solidarieta' Sociale
Ministero dell'Ambiente
OGGETTO:
Promozione e monitoraggio delle iniziative svolte a favorire il dialogo
tra le generazioni, ed in modo particolare tra i minori e gli anziani.
Le
politiche sociali
Verifica stato di realizzazione delle Linee Guida adottate dalla Conferenza
Stato-Regioni nel 1995
Politiche della deistituzionalizzazione, del sostegno alle famiglie
in difficolta', della promozione dell'affidamento familiare e della
condizione del minore straniero.
INIZIATIVA: Ministero della Solidarieta' Sociale
Ministero di Grazia e Giustizia
Ministero Pari Opportunita'
Ministero della Sanita'
Ministero dell'Interno
Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome di
Trento e Bolzano
Conferenza Stato-Citta'
OGGETTO:
Il Dipartimento Affari Sociali procedera', in accordo con le altre amministrazioni
centrali competenti, ad una ricognizione in sede di Conferenza Stato-Regioni
e Stato-Citta' della situazione concreta delle politiche sociali minorili
regionali e locali.
* Verifica Regione per Regione stato di attuazione linee guida, difficolta'
emergenti, piani socio-assistenziali etc. e richiesta dati su istituzionalizzazione.
* Coordinamento e verifica delle iniziative di prevenzione del fenomeno
della violenza sui minori e di recupero e riabilitazione dei minori
vittime.
* Coordinamento e verifica per le politiche di offerta di servizi di
sostegno alle famiglie in difficolta'.
* Coordinamento e verifica delle politiche di promozione dell'affidamento
familiare.
* Coordinamento e verifica degli interventi territoriali per lo sviluppo
di servizi competenti nella trattazione delle tematiche connesse all'adozione
internazionale.
* Coordinamento e verifica della riqualificazione del personale addetto
ai servizi socio-assistenziali.
* Coordinamento e verifica del ricorso a strutture di accoglienza residenziali.
* Coordinamento e verifica degli interventi di monitoraggio e di integrazione
per i bambini/e, i ragazzi/e e gli adolescenti che vivono nei campi
nomadi.
* Facilitazione ed assistenza alla stipula di accordi di programma locali
in sinergia con i Comuni e le forze del volontariato, del privato-sociale,
dell'associazionismo e del Terzo Settore.
* Coordinamento e verifica degli interventi volti al miglioramento dell'ascolto
e del trattamento del minore straniero.
Interventi
di prevenzione della criminalita' minorile e di recupero del minore
deviante
INIZIATIVA: Ministero di Grazia e Giustizia
Ministero per la Solidarieta' Sociale
Ministero Pari Opportunita'
Ministero della Pubblica Istruzione
Ministero dell'Interno
Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Citta'
OGGETTO :
Il Dipartimento per gli Affari Sociali procedera' ad un potenziamento
dell'attivita' di coordinamento degli interventi previsti e finanziati
con la legge n. 216/91. Si attivera' affinche' siano migliorate le condizioni
di vita dei minorenni all'interno delle carceri. Si dia vita ad un nuovo
sviluppo di alternative alla carcerazione mediante la creazione, anche
in forma sperimentale, di modelli di intervento da attivarsi all'interno
di comunita' alloggio.
INIZIATIVA
DEL MINISTERO DELL'INTERNO
Il Ministero dell'Interno ha avviato in tempi relativamente recenti
la sua azione in favore dei minori, precisamente dal 1991 in base alla
legge 19 luglio 1991, n. 216 recante primi interventi in favore di minori
soggetti a rischio di coinvolgimento in attivita' criminose. Tale legge
ha finora consentito al Ministero dell'Interno di sostenere, mediante
l'erogazione di contributi, l'attivita' degli enti, sia pubblici che
privati, che operano in questo delicato settore.
Data la relativa limitatezza del Fondo investimenti sociali, e' stato
necessario compiere finora un'accurata selezione dei progetti presentati,
privilegiando le province delle Regioni meridionali, dove e' notoriamente
piu' elevato il rischio che i minori appartenenti a famiglie deprivate,
sia dal punto di vista economico che culturale, si trovino a sperimentare
sin dalla tenera eta' l'abbandono e l'indifferenza degli adulti, vengano
sollecitati ad una crescita repentina e deviante e divengano di conseguenza
facile preda di organizzazioni malavitose.
La citata legge 216/91, disciplinando interventi di natura straordinaria,
ha validita' limitata nel tempo. Essa, infatti ha esplicato i suoi effetti
nel triennio 1991-1993, e' stata poi rifinanziata per il triennio 1994-1996
con la legge n. 465/94 e necessita' per il prossimo triennio di un ulteriore
rifinanziamento.
E' evidente come il carattere temporaneo di tale strumento normativo
sia in conflitto con l'esigenza, di stabilita' e continuita' degli interventi
in favore dei minori. Pertanto e' auspicabile che l'azione dello Stato
in tale ambito sociale assuma la configurazione di un impegno costante
e durevole.
OBIETTIVO:
L'obiettivo a breve termine e' il rilancio degli interventi locali di
rete. Il rifinanziamento della legge n. 216/91 permettera' di dare un
seguito all'innovazione introdotta con il piano contributi 1996, ossia
i progetti di rete, e di consolidarne i risultati. Avviati per il momento
in via sperimentale, essi potrebbero divenire a regime la tipologia
dell'intervento statale.
Infatti la caratteristica di tali progetti e' quella di creare sul territorio
una rete di interventi interconnessi in un unico schema progettuale
e rispondente ad una unica strategia.
All'interno di tale schema, la sinergia che viene a crearsi fra i diversi
operatori puo' agire da moltiplicatore dell'efficacia degli interventi
stessi. E' giocoforza che la regia di progetti cosi' concepiti venga
affidata al Comune che, come ente pubblico territoriale, e' in grado
di valutare come e dove operare per il benessere dei minori e della
collettivita' tutta, evitando inutili duplicazioni e discrasie.
STRUMENTI E RISORSE:
Attualmente, il disegno di legge finanziaria in discussione al Parlamento
prevede alla Tab. B, relativa agli importi da iscrivere nel fondo speciale
di conto capitale, lire sessanta miliardi per ciascun anno del triennio
1997-1999 quale accantonamento preordinato al rifinanziamento della
legge n. 216/91.
Pertanto, assicurata la copertura finanziaria, sara' necessario che
venga emanato a breve un nuovo provvedimento legislativo che consenta
di proseguire l'attivita' in favore dei minori a rischio.
INIZIATIVA
DEL MINISTERO DELL'INTERNO
La Direzione Generale dei Servizi Civile del Ministero dell'Interno
ha avviato all'inizio del corrente anno un progetto globale di valorizzazione
delle azioni svolte dalle Prefetture in ambito sociale.
In un incontro tra il Direttore Generale dei Servizi Civili ed i Prefetti
in sede, tenutosi lo scorso gennaio presso questo Ministero, e' emerso
che l'ampia ed articolata attivita' sociale che in sede periferica fa
capo al Prefetto non sempre riceve il dovuto risalto in sede centrale.
Ripresa dagli organi di informazione locale, tale attivita' e' pero'
quasi sconosciuta sul piano nazionale.
Pertanto, appare doveroso contribuire alla diffusione ed alla conoscenza
di uno tra i piu' importanti aspetti della complessa azione politico-amministrativa
svolta dall'organo prefettizio, perche' questi possa essere sempre meglio
un punto di riferimento per la comunita' locale.
Inoltre, in considerazione dell'importanza e delicatezza del settore
sociale, e' indispensabile investire nella formazione del personale
chiamato a supportare il Prefetto nell'espletamento delle sue funzioni.
STRUMENTI:
Si e' ritenuto necessario istituire intanto una rete di collegamento
tra centro e periferia che in prospettiva consenta la trasmissione di
informazioni immediate tra i due poli.
Tale rete e' stata realizzata attraverso l'individuazione dei cosiddetti
funzionari referenti, uno piu' per ciascuna Prefettura quali interlocutori
periferici del Ministero dell'Interno per ogni questione di carattere
specificatamente sociale o che abbia riflessi sociali.
Inoltre, per dare conoscibilita' all'attivita' sociale delle Prefetture
e' stata commissionata un'apposita indagine, in corso di pubblicazione,
alla Fondazione CENSIS; cio' ha permesso di monitorare, per la prima
volta in maniera puntuale, le iniziative adottate in periferia dal Prefetto
sia come organo monocratico sia come presidente del Comitato Provinciale
e Metropolitano della Pubblica Amministrazione che, come e' noto, ha
compiti di coordinamento delle attivita' statali in ambito provinciale,
nonche' di informazione e consulenza del Prefetto stesso.
Inoltre, e' stata rilanciata la formazione dei componenti (funzionari
prefettizi ed assistenti sociali) dei Nuclei Operativi Tossicodipendenze
presenti in ciascuna Prefettura per l'assolvimento dei compiti connessi
all'applicazione del D.P.R. 309/90. Nell'arco di due anni (1995-96)
sono stati organizzati, con la collaborazione del LABOS, dieci corsi
seminariali di formazione ed aggiornamento che hanno consentito ai partecipanti
di approfondire le problematiche inerenti alle loro funzioni oltreche'
di compiere un positivo interscambio su modalita' operative ed esperienze
rilevanti.
In prospettiva, la formazione degli operatori dovrebbe arricchirsi ed
ampliarsi in relazione all'estensione dei compiti dei N.O.T. che di
fatto hanno assunto anche altre competenze nel campo del sociale (immigrati,
minori, anziani, etc.).
Inoltre, nell'attivita' di formazione mirata dovrebbero essere inclusi
anche i funzionari referenti che, per la delicatezza delle funzioni
che sono chiamati a svolgere necessitano di una conoscenza approfondita
delle tematiche di natura sociale.
RISORSE:
Le risorse impiegate sino ad oggi sono state reperite all'interno dei
capitoli di bilancio gestiti dalla Direzione Generale dei Servizi Civili.
Nello specifico, per la formazione, lo stanziamento per il 1996 ammonta
a lire 58.050.000 sul capitolo 4242 destinato a spese di gestione inerente
progetti tossicodipendenza; inoltre, gli oneri relativi all'organizzazione
tecnico-logistica sono generalmente assunti dalla Scuola Superiore dell'Amministrazione
dell'Interno presso la cui sede si tengono i corsi di formazione e le
giornate di studio.
L'eventuale incremento del medesimo capitolo consentirebbe di ampliare
e differenziare le iniziative di formazione nel senso sopra indicato,
approfondendo anche le problematiche rilevanti in ambito sociale e coinvolgendo
anche i funzionari referenti.
Inoltre, si potrebbero moltiplicare le occasioni di formazione ed aggiornamento
professionale con l'organizzazione dei seminari, oltre che presso la
citata Scuola Superiore, anche in sede decentrata, ad esempio raggruppando
il personale per regione.
Per quanto riguarda, invece, la diffusione della conoscenza delle iniziative
sociali delle Prefetture, nell'ambito dei capito di bilancio assegnati
a questa Direzione Generale e' previsto il capitolo 4237 (spese connesse
con attivita' a carattere promozionale e di sperimentazione: studi,
ricerche, convegni, etc.) che, pur avendo per il 1996 uno stanziamento
apparentemente cospicuo (lire 376 milioni), e' destinato a coprire le
diverse attivita' di tutti gli uffici e servizi della Direzione Generale
stessa.
Azioni
di contrasto contro lo sfruttamento, la violenza ed il maltrattamento
dei bambini.
INIZIATIVA: Ministero dell'Interno
Ministero Pari Opportunita'
Ministero degli Affari Esteri
Conferenza Stato Regioni
Conferenza Stato-Citta'
OGGETTO:
Qualificare le iniziative del Governo nel campo della lotta alla violenza
ed allo sfruttamento a danno dei minori.
INIZIATIVA DEL MINISTERO DELL'INTERNO
PROGETTO ARCOBALENO
La rilevata accentuazione quali-quantitativa delle fenomenologie criminose
inerenti ai minori - sia come autori che come soggetti passivi - ha
posto l'esigenza di migliorare ed intensificare la pertinente azione
di polizia.
Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha, quindi, elaborato e dato
avvio ad un progetto, denominato "Arcobaleno", volto a rimodulare e
potenziare gli interventi svolti dalle Questure sia sul piano della
prevenzione e soccorso pubblico che su quello di contrasto.
Il momento territoriale di tale progetto si incentra nella costituzione,
presso tutte le Questure, in base alla direttiva dell'8 maggio 1996,
di "Uffici Minori" nell'ambito delle Divisioni Anticrimine, allo scopo
di creare un polo permanente di riferimento per una coordinata mobilitazione
di tutte le risorse di carattere informativo ed operativo utili all'espletamento
degli specifici compiti di istituto. Il numero di soccorso pubblico
"113" rappresenta, poi, un rapido mezzo per l'attivazione delle procedure
di intervento, specie di carattere emergenziale, in favore del minore,
con i qualificanti apporti dei suddetti Uffici.
Le nuove strutture, logisticamente idonea ad accogliere i minori vittime
di violenza, sono incaricate, altresi', di raccordarsi efficacemente
con tutti gli altri Enti pubblici e privati che nella medesima area
territoriale operano nel settore minorile, in modo da concorrere a realizzare
quella sinergia necessaria ad una piu' rispondente azione complessiva
di tutela. La sensibilizzazione e la qualificazione del personale addetto
agli U |