regole


ABUSI SESSUALI E FAMIGLIA

 La definizione

La definizione piu' appropriata, per ampiezza e genericita', di "abuso sessuale" sui minori e':
"Il coinvolgimento di bambini e adolescenti, soggetti quindi immaturi e dipendenti, in attivita' sessuali che essi non comprendono ancora completamente, alle quali non sono in grado di acconsentire con totale consapevolezza o che sono tali da violare tabu' vigenti nella societa' circa i ruoli famigliari".
Rientrano in questa definizione lo sfruttamento sessuale in senso generale, gli episodi di stupro, incesto e pedofilia.


Le diverse tipologie dell'abuso


A volte vengono attuate da parte di piu' soggetti forme plurime di abuso, come per esempio abuso intrafamiliare e contemporaneamente sfruttamento sessuale a fini di lucro, oppure abuso da parte di adulti della famiglia e di conoscenti, etc.

 

L'abuso intrafamiliare

Tra le diverse forme, e' quello che crea maggiori difficolta' sia nell'accertamento sia nel trattamento e richiede sempre una approfondita analisi.

Gli abusi sessuali nell'ambito della famiglia si distinguono ulteriormente in:
 


Le interpretazioni piu' recenti vedono nell'abuso sessuale del padre sui figli un tentativo di riaffermare la propria supremazia nell'ambito familiare, un sorta di violenta rivendicazione di potere, piu' che una espressione di problematiche sessuali.

Quando immaginiamo un pedofilo ipotizziamo la figura di un estraneo, un mostro approfittatore dell'innocenza e dell'ingenuita' di un bambino, una persona malata e psicologicamente deviata che ha la caratteristica di agire in modo molto forte sulla vita psicologica e sulle relazioni sociali del minori, turbandone i processi di sviluppo della personalita' e di maturazione della sessualita'.

Contrariamente a quanto si pensi, la maggior parte degli abusi sessuali sui bambini avviene in famiglia, difficile da concepire e da accettare ma rispondente alla realta'.
E, se tra le mura domestiche si nasconde ed agisce tale mostro, gli altri componenti la famiglia, a volte, ne sono i complici silenziosi ed omertosi, paurosi e tendenzialmente decisi a non rovinare, a non riempirsi di vergogna, a tenere tutto nascosto.

Quando invece, consapevolmente e con coraggio, un famigliare denuncia l'abuso, se pur il piu' delle volte dopo troppo tempo, e' opinione di molti si tratti di un caso eccezionale,  e non si pensa, invece, che tale orrore e' divenuto una norma.
Ad oggi, i casi denunciati sono soltanto la minima parte delle violenze perpetrate a danno dell'infanzia e cio' deve necessariamente farci riflettere e risvegliare le nostre coscienze.

E' difficile credere che un padre o un parente si accanisca ripetutamente su un bambino, nell'ambiente in cui cresce e vive, fino ad annientarlo fisicamente e psicologicamente, a ricattarlo e ad incutere terrore a tal punto che il piccolo si sente addirittura non vittima, ma colpevole.
Quel "non dire nulla altrimenti ..." diventa l'incubo dal quale non si riesce ad uscire piu', diventa il pensiero dominante che porta il bambino a credere che quel male che si sta riversando su di lui sia una sorta di punizione, di castigo.
Questo senso di colpa non fa che facilitare il pedofilo, rassicurato dal fatto di non doversi sentire colpevole.

E  noi che leggiamo i giornali e guardiamo la tv ci domandiamo il perche' dell'ennesima orribile notizia, abbiamo bisogno di risposte, di capire come un padre possa arrivare a tanto, possa abusare del proprio figlio.
E in attesa di risposte, che difficilmente ci convincono e definiamo percio' "incomprensibili", restiamo attoniti ed indignati.
Gli psicologi affermano che la pedofilia e' "un tema complesso" e come tale non puo' essere affrontato con spiegazioni semplici ed essenziali. Loro compito e' quello di individuarne le cause, le radici, saper leggere tale folle comportamento, ricercare il significato del gesto, individuare la "matrice psicologica" che e', come nel caso di violenza in generale, la difficolta' nei rapporti interpersonali.

Il pedofilo ricerca, nell'abuso sul minore, un rapporto "semplificato", come afferma il Prof. A. Carotenuto, (insegnante di psicologia della personalita' all'Universita' di Roma), quasi per evitare la difficolta' dei rapporti interpersonali tra adulti, in genere sempre molto difficili.
Questa difficolta', in casi estremi, puo' divenire insostenibile per alcuni soggetti e sfocia nell'insana ricerca di un rapporto pedofilo che non fa paura, senza rischi, senza rifiuti ne' resistenze.

Il bambino, nella sua ingenuita', non riesce a dare un significato a determinati gesti, e' arrendevole ed e' purtroppo proprio questa docilita' a far si che il pedofilo prosegua alla ricerca di altre piccole vittime.

 

Le conseguenze dell'abuso intrafamiliare

L'abuso, difficilmente si esaurisce in un singolo episodio, la durata media e' di 2 anni, ma puo' protrarsi fino a 5.
Nel caso di abuso da parte del padre, vengono coinvolti piu' soggetti, quando vi sono piu' figli. Nella maggior parte dei casi vengono colpiti i bambini di 10-11 anni, ma le vittime possono essere state molestate anche molto prima, gia' all'eta' di 4-5 anni.

Oltre alla reazione immediata, l'abuso causa sui minori effetti devastanti a lungo termine, tanto che questo tipo di violenza e' stato definito ""una bomba ad orologeria psicologica".

Il bambino, oltre a tutto cio', deve anche subire, quando il fatto viene scoperto, gli effetti della disgregazione familiare, dell'onta da parte della societa' in cui vive, l'intervento da parte delle istituzioni e, a distanza di anni, presenta sofferenti stati d'ansia e depressione, insicurezza, a volte si accentua l'aggressivita', insorgono difficolta' a livello scolastico e nei rapporti interpersonali, complessi si colpa e problemi di carattere sessuale.

Le conseguenze psicologiche sul bambino variano a seconda di come si e' perpetrato l'abuso.
Se la vittima ha subito un vero e proprio stupro da parte di un genitore violento, le conseguenze saranno quelle simili ad una violenza carnale aggravate da un fortissimo trauma psicologico.
La figura del genitore passa improvvisamente dal comune ruolo protettivo a quello di aggressore.

Se invece il genitore agisce nei confronti del figlio assumendo un atteggiamento seduttivo ed attuando ricatti affettivi, senza una apparente violenza, sopraggiunge nel minore un profondo senso di colpa e disprezzo verso se stesso, unitamente ad azioni autopunitive e repulsioni verso il sesso opposto.
I comportamenti che ne derivano sono molto gravi: fuga dal sociale, abuso di droghe o alcool, tentativi di suicidio e, in alcuni casi, prostituzione.
Non si dimentichi che e' proprio la famiglia e la societa' in genere ad attuare un processo di "colpevolizzazione" nei confronti del minore, quasi ad attribuirgli  un ruolo attivo nella dinamica dell'abuso, una provocazione nei confronti dell'adulto.

Lo sconvolgimento psichico e', quindi, profondissimo e destinato a durare nel tempo.
Cio' che il bambino ha subito e' un tradimento operato dal genitore, ossia la persona depositaria della sua fiducia.


Greta