| Corriere
della Sera
Angherie, ricatti, emarginazione. Gli esperti: le ragazze iniziano alle
elementari a imitare i cattivi compagni.
I presidi: spesso si creano grandi sofferenze
Bulle
in classe, quando la violenza è al femminile
L’allarme: sono prepotenti e aggressive, molto più dei maschi.
I professori: fenomeno in aumento, difficile da riconoscere
Sono prepotenti, non accettano
regole, allontanano chi è diverso da loro, hanno sete di potere
e guai a chi non sta dalla loro parte. Proprio come i loro compagni maschi.
«Bulle» a scuola. Alle elementari e alle medie, in competizione
tra loro e all’inseguimento del «modello vincente»,
quello maschile. Anzi, sono ancora più aggressive e spietate. Episodi
di soprusi, piccoli furti, emarginazioni. Fino a causare, in alcuni casi,
un disagio profondo, ai limiti della sofferenza.
Iniziano a 9-10 anni, pronte a imitare i loro compagni con ricatti, prese
in giro, a volte alzando anche le mani. «Anche se quello femminile
- spiega la psicologa Silvia Vegetti Finzi - è un bullismo più
psicologico rispetto al modello maschile. È come il gioco della
torre: bisogna cacciare dal gruppo un capro espiatorio. È un sistema
di relazioni aggressive, molto violente e che lasciano quelli che io chiamo
"i lividi dell’anima": sono più difficili da mandare
via dei lividi veri». Anche perché, precisa la psicologa,
spesso nella vittima delle bulle scatta un processo di autodenigrazione.
«Chi è rifiutato - continua Silvia Vegetti Finzi - si accanisce
nel voler entrare in quel gruppo e non rivela a nessuno i suoi problemi.
Per questo è così difficile individuare il bullismo al femminile».
Ne sanno qualcosa i presidi delle scuole: «I maschi - afferma Chiara
Bonetti, a capo dell’istituto comprensivo Cadorna di via Dolci -
hanno atteggiamenti macroscopici che gli insegnanti riescono subito a
individuare e arginare. Con le bambine è più difficile».
Cominciano in quarta-quinta elementare, una leader sceglie i componenti
del gruppo che si ritrova in classe e, di pomeriggio, nei cortili, visto
che gli studenti abitano nello stesso quartiere.
«A volte - continua la preside Bonetti - si creano situazioni di
profonda sofferenza: la ragazzina emarginata inizia a rifiutare la scuola,
si finge malata, non parla. Spesso sono i genitori a segnalarcelo, accusandoci
di non aver colto certi segnali. A quel punto cerchiamo di intervenire
con l’aiuto delle famiglie, magari chiedendo un supporto psicologico
esterno».
Circa il 40 per cento degli iscritti alle elementari dichiara di aver
subito qualche angheria. E alle medie la situazione peggiora. Tra gli
adolescenti un bullo su sei è femmina. «All’intervallo
è come vedere l’ape regina con il suo seguito - sospira Antonella
Natasi, insegnante di inglese alla media Marconi di Cologno Monzese -
: si atteggiano a donne arrivate, circuiscono i compagni di entrambi i
sessi. Le bulle stanno diventando un problema grave: con i maschi basta
una sgridata per ridefinire i ruoli, mentre le ragazze covano rancore
e sono ambigue».
Questione di emulazione: «Le ragazze crescono prima - commenta Romano
Mercuri, preside della scuola media di viale Brianza - e magari c’è
qualcuna che frequenta i più grandi, quelli del liceo, ed emargina
chi è ancora una bambina. Se capitano episodi del genere, la scuola
interviene spiegando agli studenti che le relazioni vanno mantenute fra
tutti i componenti della classe. La cosa più inquietante? Il fatto
che alcuni genitori non si accorgano della prepotenza dei loro figli.
Sempre il solito problema: ragazzi abbandonati a loro stessi e famiglie
assenti».
Allora come difendersi dal bullismo? «È meglio non limitarsi
all’amicizia con la compagna di banco, al gruppetto nato a scuola
- consiglia Silvia Vegetti Finzi -: meglio avere rapporti vari, nati in
gruppi sportivi, tra boy scout, in un coro. Insomma, fare attività
che permettano d’avere tante appartenenze spezzando così
la dipendenza dalle bulle».
Annachiara Sacchi
11/01/2004
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