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SCUOLA
Prima indagine in Italia sul ''bullismo'' alle superiori. Un ragazzo su
due subisce episodi di violenza verbale, psicologica e fisica. Il 33%
è una vittima ricorrente
dal Redattore Sociale
Parolacce, offese e "prese in
giro", ma anche minacce, botte e danni alle proprie cose. Sono queste
gli atti di bullismo che i ragazzi hanno denunciato più frequentemente
nell’ambito della ricerca dedicata al fenomeno, realizzata dall’associazione
Villa Sant’Ignazio per conto della Provincia di Trento, i cui risultati
vengono presentati oggi.
Più del 50% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima
di episodi di bullismo, risultati più numerosi nella fascia d'età
dei 14 anni, e di questi il 33% sono vittime ricorrenti. Circa il 24%
infatti è stato vittima di un qualche episodio di prepotenza nei
6 giorni precedenti l’intervista. Di questi, l’11,6% ha dichiarato
di aver subito tali episodi qualche volta, mentre l’1,7% tutti i
giorni. Il gruppo più numeroso che ha subito prepotenze è
quello dei più giovani, sotto i 14 anni.
Dai risultati dell’indagine
emerge che le prepotenze di natura verbale prevalgano nettamente rispetto
a quelle di tipo fisico: il 42% dei ragazzi afferma di essere stato preso
in giro; il 30% circa ha subito delle offese mentre il 23,4% dei soggetti
ha segnalato di aver subito calunnie; per quanto riguarda le violenze
di tipo psicologico, il 3,4% denuncia l’isolamento di cui è
stato oggetto, l’11% circa, infine, dichiara di essere stato minacciato.
Le prepotenze di natura fisica risultano essere più frequenti tra
i ragazzi, mentre tra le ragazze e tra i più giovani prevalgono
gli episodi di tipo verbale. Il 22,1% dei ragazzi sotto i 14 anni contro
il 16% e il 14% rispettivamente dei ragazzi di 15-16 anni e con oltre
16 anni dichiara di aver “subito colpi”.
All’interno della scuola gli
episodi di violenza e sopraffazione avvengono soprattutto in aula (27%)
e a seguire, nei corridoi (14%) o nel cortile (16%). Inoltre il 20% del
campione denuncia di esserne stato vittima al di fuori delle zone scolastiche
(strada, piazza 32.5%, in corriera 22.9% e al bar22.1%). Il bullo infatti
si trova nella maggior parte dei casi nella stessa classe della sua “vittima”
(30,8%) oppure è un suo coetaneo (12,2%), ma è frequente
(21,4%) che il prepotente non si trovi all’interno della stessa
scuola.
La prepotenze subite da soggetti della stessa scuola sono più diffuse
tra i maschi mentre sono più numerose le ragazze che dichiarano
di aver subito prepotenze da soggetti non appartenenti alla stessa scuola.
L’episodio di prepotenza non sembra suscitare tra i presenti reazioni
di difesa della vittima. Solo il 15% circa degli intervistati afferma
che gli altri compagni cercano “spesso” o “sempre”
di porre fine alle prepotenze mentre il 15,2% afferma che ciò accade
raramente e il 28,3% qualche volta. Nella maggioranza dei casi si subisce
in silenzio, sia all’interno della scuola che all’interno
della famiglia. Il 28,1% delle vittime dunque non ha la possibilità
o non vuole far partecipe nessuno delle violenze subite, elaborando da
sola strategie per sottrarsi al ripetersi di tali esperienze e alle loro
eventuali conseguenze.
All’interno della scuola, nel
momento in cui gli episodi di prepotenza sono denunciati, la reazione
più frequente è quella di far cessare la violenza (21,4%)
e di chiedere spiegazioni ai soggetti coinvolti. Nel 13% dei casi, tuttavia,
viene segnalata un’inspiegabile indifferenza o trascuratezza. Anche
all’interno della famiglia si ritrova un analogo atteggiamento:
nel 14,9% dei casi si preferisce non dare peso a quanto accaduto, oppure
si consiglia di reagire alla stessa maniera (38,4%).
Bullismo: cultura di violenza
a scuola
La scuola, palestra di apprendimento per la vita, nasconde, nel suo tessuto
di relazioni tra coetanei, una cultura di violenza poco presa in considerazione
dagli adulti. Infatti le sfide più grandi che i ragazzi e le ragazze
devono affrontare non sono tanto le interrogazioni o gli esami, ma i processi
di inserimento nel gruppo dei coetanei e l’intreccio di relazioni
con gli adulti-insegnanti. Ogni scuola ha una sua sub-cultura di convivenza.
Il bisogno di “sentirsi parte”, di essere accolti e valorizzati,
spesso deve essere pagato a caro prezzo da chi per la prima volta accede
agli spazi di vita di una scuola. Il gruppo dominate impone le sue leggi
e i suoi prezzi da pagare per il “diritto di cittadinanza”.
Chi non è disposto ad accettarne le richieste o non condivide i
principi di prepotenza su cui si regge, diventa bersaglio di persecuzione
e anche di violenza.
La scuola del Bullismo
Fare e subire prevaricazioni. Il bullismo, un fenomeno in crescita all’interno
della scuola, accomuna allievi di tutto il mondo fin dai primi anni di
scolarizzazione, soprattutto nei paesi industrializzati e nei contesti
urbani. In un’indagine del 1997, risulta che nelle scuole italiane
il bullismo si presenta con valori elevati, con indici complessivi che
vanno dal 41% nella scuola elementare al 36% in quella media, in rapporto
agli alunni che dichiarano di aver subito prepotenze.
| BULLISMO
NELLE SCUOLE SUPERIORI:
Autori delle prepotenze - Valori % |
| Alcuni
ragazzi |
28,9 |
| Un ragazzo |
23,8 |
| Alcune ragazze |
8,4 |
| Una ragazza |
7,4 |
| Ragazzi e ragazze
insieme |
6,8 |
| Nessuno |
24,7 |
Fonte: Villa S. Ignazio,
Indagine sul bullismo nelle scuole superiori della Provincia di Trento,
2001
| BULLISMO
NELLE SCUOLE SUPERIORI:
Tipologia di prepotenze subite - Valori % |
| Prepotenze
subite |
% |
| Nessuna |
28,4 |
| Fisiche |
26,5 |
| Verbali |
39,2 |
| Psicologiche |
5,9 |
| |
|
| Tipologie
prepotenze subite |
|
| Non c'è
nessuno che mi rivolge la parola |
3,4 |
| Sono stato
offeso per il colore della pelle o per la mia provenienza geografica
|
5,8 |
| Ho subito
furti |
6,5 |
| Ho subito
danni alle mie cose (oggetti, vestiti, ...) |
7,2 |
| Ho ricevuto
minacce |
10,8 |
| Ho subito
dei colpi (pugni, spinte, ...) |
16,9 |
| Sono state
messe in giro storie sul mio conto |
23,4 |
| Ho subito
delle offese |
30,1 |
| Sono stato
preso in giro |
41,9 |
Fonte: Villa S. Ignazio, Indagine sul bullismo nelle scuole
superiori della Provincia di Trento, 2001
| BULLISMO
NELLE SCUOLE SUPERIORI:
Tipologia di prepotenze subite - Valori % |
| Luoghi |
% |
| Bagni |
2,8 |
| Spazi
del convitto |
|
| Laboratori |
4,5 |
| Mensa interna |
4,5 |
| Palestra |
5,8 |
| Spogliatoi |
7,0 |
| In nessun
luogo |
12,9 |
| Corridoi |
14,4 |
| Cortile |
16,8 |
| Aula |
27,9 |
Fonte: Villa S. Ignazio, Indagine sul bullismo nelle scuole
superiori della Provincia di Trento, 2001
Bullismo: definizioni del fenomeno
"Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è
prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso
del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più
compagni” (Olweus 1996).
“Un comportamento da “bullo” è un tipo di azione
che mira deliberatamente a far del male o danneggiare; spesso è
persistente, talvolta dura per settimane, mesi e persino anni ed è
difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior
parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere
e un desiderio di intimidire e dominare” (Sharp e Smith, 1995).
L’azione del bullo nei confronti della vittima è compiuta
in modo intenzionale e ripetuto. Per parlare di bullismo non è
sufficiente quindi che si verifichi un singolo episodio di angheria tra
studenti, ma deve instaurarsi una relazione che, cronicizzandosi, crei
dei ruoli definiti: il ruolo di colui che le prepotenze le subisce (la
vittima) e di chi invece le perpetua (il bullo). Il bullismo implica sempre
uno squilibrio in termini di forza: non si dovrebbe perciò usare
questo termine quando due compagni, all’incirca della stessa forza
fisica o psicologica, litigano o discutono. Per parlare di bullismo è
necessario che ci sia un’asimmetria nella relazione (Olweus, 1996).
Sono 197 gli insegnanti intervistati (54,7% maschi e 45.3% femmine) di
cui il 61% con oltre 20 anni di esperienza professionale. I dati raccolti
confermano che, a parere dei docenti, vi è un ripetersi frequente
di episodi di prepotenza: l’80% del campione ha denunciato episodi
di bullismo e per il 16% degli intervistati essi avvengono nel proprio
centro una o più volte alla settimana.
Gli insegnanti più giovani di età e di servizio dimostrano
di “accorgersi” di più degli altri dell’esistenza
del fenomeno e sembrano essere più “attenti”. In questo
senso l’area di docenza ha un certo peso.
I docenti hanno segnalato la prevalenza della prepotenza come risposta
a provocazioni (52%) seguite dalla negazione del problema (22%) e dal
rifiuto di spiegazioni (16%), che è maggiore verso le insegnanti
donne e gli insegnanti giovani. Ciò potrebbe, secondo gli osservatori,
far pensare ad una maggior autorevolezza dell’insegnante maschile
e di quello che ha maggior anzianità di servizio.
Le reazioni dei ragazzi raccolte dagli insegnanti in risposta al richiamo
effettuato per atteggiamento prepotente riguardano prevalentemente il
dare la colpa agli altri (56%), l’assumere un atteggiamento di sfida
(47%), il negare il problema (36%), il giustificarsi (33%). Insomma un
ragazzo poco disposto a riconoscersi responsabilità (6%) che cerca
anche l’appoggio del gruppo ottenendolo nel 21% dei casi. Secondo
gli insegnanti una possibile strategia di risposta è costituita
dall’’essere più severi” (33%) e nel “far
riflettere i ragazzi (77%)”, risposte che mettono in primo piano
l’idea che con i ragazzi si deve dialogare e si deve comprenderli
ma nel medesimo tempo occorre essere fermi e contrattuali. Sono gli insegnanti
più giovani a prevalere sul fronte della fermezza mentre gli altri
esprimono in maggioranza la necessità di dialogare.
| BULLISMO
NELLE SCUOLE SUPERIORI:
Comunicazione delle prepotenze altre persone (insegnanti, familiari,
coetanei) - Valori %
|
| ADULTI
DELLA SCUOLA |
|
| A uno o
più professori |
7,5 |
| Ai
bidelli |
|
| Al direttore |
3,8 |
| Al personale di segreteria |
0,4 |
| Ad altre
persone |
8,4 |
| A nessuno
|
46,5 |
| Non ho
mai subito prepotenze |
33,0 |
| ADULTI
DELLA FAMIGLIA |
|
| Alla madre |
9,3 |
| Al padre |
1,9 |
| Ad entrambi |
12,3 |
| A fratelli,
sorelle |
5,2 |
| Ad altri |
3,6 |
| A nessuno |
36,4 |
| Non ho
mai subito prepotenze |
31,3 |
| COETANEI |
|
| A un compagno/a
di classe |
11,4 |
| A compagni/e
di classe |
6,8 |
| A un compagno/a
di altre classi |
3,2 |
| A compagni/e
di altre classi |
2,0 |
| Ad amici
che non frequentano la scuola |
17,8 |
| Ad altri |
3,8 |
| A nessuno |
24,2 |
| Non ho
mai subito prepotenze |
30,8 |
Fonte: Villa S. Ignazio,
Indagine sul bullismo nelle scuole superiori della Provincia di Trento,
2001
“Fatti valere!” o “Non badarci, cosa vuoi che sia!”:
espressioni comunemente condivise, rivolte spesso a prepotenti o vittime
delle prepotenze, senza entrare nel profondo di un disagio più
grande che porta il nome di "bullismo". Il termine è
entrato nell’uso quotidiano per definire vari comportamenti di violenza
e di sopraffazione, soprattutto in ambito scolastico.
L’associazione Villa Sant’Ignazio ha condotto uno studio sul
fenomeno, nell’ambito provinciale, sia sul piano quantitativo che
su quello qualitativo, con lo scopo di capire meglio, per delineare strategie
utili di contrasto. I risultati della ricerca sono stati presentati oggi,
nell'ambito di un convegno sul tema "Pari ed ìmpari, prevaricatori
e vittime", tuttora in corso. Si tratta della prima ricerca italiana
sul bullismo rivolta a studenti di scuole superiori, ed è stata
voluta dal Servizio Addestramento e Formazione Professionale della Provincia
Autonoma di Trento. Oggetto di indagine il comportamento di alunni e docenti,
per comprendere anche la diversa percezione del fenomeno.
Due le tipologie di questionari utilizzati, uno per i docenti ed uno per
gli allievi, che lo hanno compilato in classe, con la presenza di rilevatori
appositamente istruiti e previo consenso del direttore e dei docenti di
riferimento. I due questionari sono stati impostati a domande chiuse,
con l’eccezione di una domanda aperta per gli allievi, ai quali
è stato proposto di raccontare brevemente, con le proprie parole,
un episodio di prepotenza subita, agita o osservata.
A sovrintendere il lavoro sul piano scientifico e a coordinare l’indagine
sul piano operativo sono stati costruiti due gruppi di lavoro, il Comitato
Scientifico e lo staff operativo, che hanno operato in stretto raccordo
per tutta la durata del percorso di ricerca.
Il progetto è partito nell’autunno 2000 per arrivare alla
fase d’elaborazione dei dati e stesura del rapporto finale nell’estate
scorsa. La ricerca ha coinvolto gli allievi e le allieve dei 23 Centri
di Formazione Professionale della provincia di Trento. Su 3436 iscritti,
2681 ragazzi hanno risposto al questionario, in prevalenza maschi (63%).
L’età degli studenti intervistati corrisponde alla fascia
adolescenziale, tra i 14 ed i 18 anni; il 57,5% degli allievi intervistato
inoltre si colloca geograficamente tra Trento e Rovereto.
| BULLISMO
NELLE SCUOLE SUPERIORI:
Gli stati d'anomi dei ragazzi - Valori % |
|
Molto |
Abbast.* |
Poco |
Per
niente |
Non
so |
Tot. |
| Quando entro
in un ambiente nuovo mi capita di sentirmi a disagio |
10,4 |
35,6 |
40,3 |
11,4 |
2,3 |
100 |
| Spesso mi sento annoiato/a |
55
|
20,7 |
44,8 |
24,9 |
4,1 |
100 |
| Spesso mi sento triste |
4,6 |
14,9 |
37,3 |
39,0 |
4,2 |
100 |
| In alcune situazioni mi sembra proprio di "perdere la testa" |
6,1
|
14,8 |
27,4 |
43,2 |
8,4 |
100 |
| Provo spesso paura |
2,5 |
10,2 |
35,6 |
46,1 |
5,6 |
100 |
| Sono capace di ridere di me stesso/a |
12,8 |
30,0 |
24,7 |
24,0 |
8,5 |
100 |
| Frequentemente mi sento confuso/a |
5,5 |
17,0 |
37,7 |
34,9 |
4,9 |
100 |
| Nella vita se non riesci a farti notare non sei nessuno
|
6,0 |
17,5 |
18,2 |
48,5 |
9,8 |
100 |
| Sento di potermi assumere delle responsabilità |
28,4 |
55,5 |
10,7 |
2,8 |
2,6 |
100 |
| So impegnarmi molto per ciò in cui credo |
45,7 |
41,6 |
9,1 |
1,8 |
1,8 |
100 |
| Sento che sono io a decidere della mia vita |
47,5 |
36,5 |
10,2 |
3,9 |
1,9 |
100 |
| Quando mi sento in difficoltà so che è inutile chiedere aiuto |
7,2 |
14,7 |
24,5 |
48,8 |
4,8 |
100 |
| Mi piace stare a volte da solo e pensare un po' a me stesso/a |
29,6 |
33,2 |
27,0 |
9,0 |
1,2 |
100 |
| Sento che le persone per me importanti riconoscono il mio valore |
37,0 |
43,1 |
11,3 |
3,7 |
4,9 |
100 |
| Credo che si viva bene solo se si evita qualsiasi dolore |
10,5 |
24,4 |
26,9 |
30,8 |
7,4 |
100 |
| Ho sempre paura che gli altri mi critichino |
14,0 |
22,5 |
34,2 |
27,2 |
2,1 |
100 |
| Credo che le opinioni degli altri su quel che faccio siano importanti e le ascolto |
17,8 |
36,5 |
25,9 |
15,9 |
3,9 |
100 |
Note:
(*) Abbastanza
Fonte: Villa S. Ignazio,
Indagine sul bullismo nelle scuole superiori della Provincia di Trento,
2001
SCUOLA – I ragazzi raccontano: ''Il bullismo peggiore è quello
femminile: bisogna soffrire e accettarlo''
Tra i tanti quesiti a domande chiuse gli osservatori della prima indagine
italiana sul ''bullismo'' alle superiori, hanno voluto inserire una domanda
aperta per gli allievi, chiedendo loro di raccontare brevemente, con le
proprie parole, un episodio di prepotenza subita, osservata o fatta subire.
Ne sono emerse denuncie di violenza verbale e fisica e volti senza nome
di tante vittime che in genere sono persone indifese, che non riescono
a reagire, su cui il “bullo” esercita la propria superiorità
sia fisicamente che psicologicamente.
“Nella mia classe – racconta
un ragazzo - c’è un ragazzo che viene spesse volte preso
in giro per i suoi difetti e lui purtroppo è impotente e si mette
anche a piangere”. E ancora: “Sono sempre stato al centro
di prepotenze, se così si possono chiamare. Probabilmente ispiro
violenza, calci, pugni, spesso per giocare, ma non sempre. Ormai, grazie
alla mia crescita nessuno si azzarda più a farmi niente e non perché
io a mia volta ho fatto prepotenze sulle persone, ma semplicemente perché
le persone si sono accorte che non accetto più ingiustizie, né
fatte a me ne agli altri.”
I racconti danno anche l’impressione
che ciò che viene scritto sia uno sfogo rispetto ad episodi che
si ripetono nel tempo e di fronte ai quali la vittima è impotente.
“E’ cominciato tutto un giorno in cui un compagno chiese un
informazione a tutta la classe, – racconta un adolescente - io gli
risposi gentilmente e lui no con una parolaccia; io gli spiegai di non
rispondermi così, ma lui non accettò quello che gli dissi,
e andando a raccontare in giro, ad alcuni compagni il fatto, si sono raggruppati
e hanno incominciato a prendermi in giro, a offendermi e a spintonarmi,
sempre con l’assenza della prof. Questa storia continua, nonostante
ne abbia parlato alla preside e ai miei genitori. Io non riesco e non
posso reagire perché sono debole e perché sono troppo buono,
non mi va di far male alle persone; e poi se dovessi rispondere a parole
senza offese, ancora faccio la parte del colpevole e dello sfigato”.
Diversi gli episodi di bullismo denunciato,
prepotenze fisiche o verbali rivolte direttamente ed atteggiamenti di
esclusione dal gruppo, dicerie o manipolazione dei rapporti di amicizia
nella classe: ““Io penso che quando un tipo simpatico prende
di mira un tipo tutti poi vanno lì e lo picchiano. Ma quando le
donne decidono di escludere qualcuno è peggio, perché non
la sfiorano fisicamente, ma non ti parlano e tu senti che parlano di te,
ma loro fanno finta di niente, poi si inventano canzoni su di te e barzellette.
In conclusione penso che sia peggio il bullismo femminile a quello maschile
anche perché in quello maschile può intervenire qualcuno
ma in quello femminile bisogna soffrire e accettarlo”.
rif. : www.edscuola.com
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