Dott. Sergio De Martino,
pedagogista clinico
Al solito si specula
sulla tragedia, tutti hanno delle idee, tutti hanno delle soluzioni, tutti
sono pronti a dissertare sul "branco".
Questa è la cosa strana. Mi ha colpito soprattutto l'uso indiscriminato
del termine "nuovo", la parola magica "branco" ....mi
rammento di quell'altra, "tracima"....quando fu dell'alluvione
e dei fiumi che "tracimavano" dagli argini, non era tanto della
tragedia in sè che si parlava, delle storie tristi legate agli
accadimenti, quanto, questa ricerca disperata di inserire il termine al
momento giusto e comunque, almeno 4 volte in uno stesso articolo o notiziario
televisivo.... TRACIMARE!!
non conta che una bambina sia stata massacrata, non importa che l'irrazionalità
brutale di alcuni richieda una riflessione serena sui nostri miti ......conta
solo il "BRANCO" questo mostro collettivo, generato dai nostri
più sporchi e meschini desideri. I parallelismi si sono addirittura
sprecati, si è cercato di ritrovare persino in "arancia meccanica"
tutte le similitudini e i riferimenti del caso.
Questo "BRANCO" è lievitato di giorno in giorno, prima
timidamente, dalle righe di qualche quotidiano, e poi prepotentemente
evocato da tutti i notiziari televisivi, e le tavole rotonde dell'ultimo
minuto, con i soliti psichiatri di prima linea, misurati e seriosi, ma
saccenti e pomposi. Con il fragore dirompente del termine, usato solo
per coprire il vuoto delle loro domande/risposte e l'inutilità
banale dell'esserci, per dare comunque un senso, a ciò che non
ha senso.
Un altro termine mi ha colpito in uno dei tanti bollettini di guerra televisivi:
l'aggettivo "solare" riferito a DESIREE… il contesto della
frase, lasciava intendere ben altro, quasi a voler responsabilizzare un
po' questa ragazza per ciò che è accaduto... cosa voleva
intendere il commentatore? cosa c'era tra le righe del suo pietismo? cosa
nascondeva dietro la terminologia d'occasione?
Mi è venuta in mente un'altra ragazzina "solare" che
avevo visto in ambulatorio qualche ora prima... tredicenne, jeans scoloriti
appiccicati al sedere, ombelico di rigore a vista, orecchini sparsi sul
viso, trucco pesante agli occhi, da battona di periferia, il prototipo
medio di ciò che circola regolarmente nelle scuole medie di mezza
Italia...
Troppo comodo sarebbe a questo punto dire: <cosa vorresti dire?...che
se la sia andata a cercare?>....non è questo il punto, il punto
è sapere, chi ha creato questo "modello culturale" per
i nostri giovani, capire come siamo arrivati a tutto ciò, chi sta
spingendo i nostri ragazzi a bruciare un'adolescenza che va vissuta a
piccole dosi e non consumata sino alle quattro del mattino nei pub o nelle
discoteche nell'arco di una estate.
E poi il Branco, sempre lui, annidato negli anfratti più oscuri
delle nostre paure, quello che ti assale negli incubi post/pizza e ti
da l'insonnia, emicranica tremenda. il Branco, che è vissuto come
una realtà da cui non potremo mai più distaccarci.
Da domani ogni più piccolo gruppo di ragazzi che sta a litigare
sui rigori dell'Inter o sullo stronzo del prof. di latino e greco, sarà
una visione inquietante ai nostri occhi, ci chiederemo per un attimo,
se per caso, non staranno magari pensando di rapire la piccolina della
materna, in grembiulino rosa e le coscette al vento... mi chiedo solo
chi siamo realmente e a quale livello di depravazione vorremo mai arrivare
a questo punto. Il Branco, ha smosso la fanghiglia dalle nostre menti
e adesso ne abbiamo una paura fottuta, demonizzarlo non ha senso, prenderne
coscienza, può servirci a capire i nostri sbagli educativi e tentare
di porvi un rimedio.
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