Massimiliano Frassi,
una vita contro
a cura di Greta Blu
Massimiliano Frassi è presidente dell’Associazione Prometeo
onlus “lotta alla pedofilia” (www.associazioneprometeo.org
) con la quale si occupa da anni di infanzia violata. I suoi libri “I
bambini delle fogne di Bucarest” (2001) e “L’inferno
degli Angeli” (2003) sono la testimonianza sul campo della sua vita
dedicata ai bambini e la scomoda accusa che la pedofilia è divenuta
una sorta di tentacolare multinazionale che agisce viscida, indiscussa
e silenziosa.
…
Max, niente numeri
e nessuna statistica, solo la crudezza delle tue esperienze, terribili,
quotidiane, perché solo così gli stolti, chissà,
capiranno e crederanno. Solo così gli irriducibili dell’indignazione
si renderanno conto che è nulla a confronto di ciò che provano
le piccole vittime. Nell’introduzione al tuo ultimo libro “L’inferno
degli Angeli”, scrivi che i bambini sono il senso della tua vita
e le loro anime violate il senso della tua lotta. Cosa si prova a guardare
questi bambini negli occhi e non riuscire ad andare al di là dell’orrore
che hanno vissuto e che vivono? Di cosa parlano gli occhi di un piccolo
che ha subìto un abuso?
Innanzitutto grazie
per l’ospitalità; trovarmi con Aquilone Blu è un po’
come trovarmi a casa, visto che siamo “cresciuti” insieme
ed insieme, con il nostro taglio “artigianale”, con la nostra
“bottega” fatta di esperienze, di incontri, di sofferenze,
ma anche di vittorie, abbiamo deciso di raccogliere una voce, quella dell’infanzia
violata, ed amplificarla con tutta la forza possibile.
Cosa dicono gli occhi di una piccola vittima ?
Chiedono innanzitutto una giustificazione a tale orrore: una splendida
canzone di Renato Zero, intitolata “Qualcuno mi renda l’anima”,
dice: ”ma perché è toccato a me, tra tanta gente ?
”.
E’ la domanda che si pongono le vittime.
Il non capire perché proprio loro e poi il rispondersi, nel modo
più sbagliato possibile, con quegli alibi che il predatore è
stato abile nel far sedimentare nella loro mente:
”mi è toccato perché sono una bimba cattiva”,
“mi è toccato perché l’ho voluto io”,
“perché me lo meritavo”, etc. etc..
In quegli occhi poi non c’è traccia di futuro.
Il bambino prova a guardare avanti ma ha di fronte a sé solo un
muro. Invalicabile.
Non c’è riscatto. Non c’è salvezza. C’è
solo l’interminabile spirale di violenza a cui si sente eternamente
legato. Senza alcuna via d’uscita, una scialuppa di salvataggio
che lo porti, per sempre, in salvo.
Ed infine, insieme a questo ed a molto altro, c’è l’insopprimibile
desiderio di un riscatto. La ricerca di un’emozione, un sogno, un
giocattolo che torni a renderlo: bambino.
Da parte nostra dobbiamo attuare la com-passione, nel senso letterale
del termine: cum + patior, condividere la sofferenza. Farcene carico.
Sentirla entrare in noi, con tutto il male che ha in sé, per lavorare
da lì e giungere a riportare quella serenità che per i nostri
bimbi dovrebbe essere un diritto ma che continua ancora troppo spesso
a spiccare per la sua “assenza”.
…
In questi giorni
abbiamo accolto il dolore di una mamma che, accortasi di ciò che
il padre stava facendo ai suoi figli, ha iniziato la sua coraggiosa battaglia
per porli in salvo ma la parola dei piccoli non è sufficiente.
Come si ferma un predatore, in Italia e quanto si crede ad un bambino
che, nei soli modi che conosce, cerca di comunicare il trauma dell’abuso?
La Giustizia italiana vince o perde? Quanti “Maestri” come
quello che tu stesso hai avuto l’orrore di guardare negli occhi
hanno vinto e continuano a farla franca, nei nostri tribunali? Quante
streghe, quanti uomini “bene”? Mi ricordo un passo del libro,
quando racconti di Luca : “medito che le persone che non mi stringerebbero
la mano se sapessero che sono sieropositivo, non hanno alcuna remora a
stringerla ogni giorno a chi è pedofilo”.
Parto da Luca. Una
vita segnata dagli abusi sessuali del padre e dei suoi squallidi compari.
Una vita inevitabilmente sfociata nella strada, nella droga e nella prostituzione
alla perenne ricerca di un abbraccio sincero. Di un po’ di generoso
affetto.
Di Luca oggi mi rimane un quadro: una grossa farfalla coloratissima su
uno sfondo blu elettrico. “Rappresenta la vita che vorrei”,
mi disse pochi giorni prima del suo ultimo viaggio. Il viaggio di un bambino
che nessuno ha mai ascoltato. Capito. Creduto.
Chi lo ha condannato a morte non è mai stato punito e come lui,
migliaia di altri predatori. Liberi. In azione. Anche mentre io e te chiacchieriamo
e qualcuno ci legge.
Malgrado questo però continuo a credere nella Giustizia e continuo
a battermi affinché tra le aule di un Tribunale o anche “solo”
nelle stazioni dei carabinieri (o delle forze dell’ordine in generale),
giunga quella preparazione e quella formazione necessarie ad ascoltare
le vittime. Bagnarsi della loro sofferenza. Guardarle e capire. Decidendo
poi da che parte stare.
E’ per questo che la lotta che oggi portiamo avanti è principalmente
di tipo culturale, poiché serve far prendere coscienza del problema
a vari livelli e con varie finalità.
Poi resta comunque l’indignazione e la frustrazione quando scopri,
ad esempio, che loro, i predatori, ottengono i migliori avvocati, quelli
più preparati, quelli che riescono, in una legislazione come la
nostra, a trovare le note più piccole, gli articoli di legge più
“strani”, le più becere scappatoie che permettono alle
bestie di tornare a nutrirsi….dei nostri figli.
Mi auguro che la nostra proposta di legge, che oramai da due anni viene
sballottata da una commissione parlamentare all’altra, ottenga il
definitivo imprimatur e venga applicata, poiché andrà a
dare alle vittime tutto l’aiuto di cui hanno bisogno ed ai predatori
la giusta punizione, partendo dall’evitare che per questi reati
possano vergognosamente patteggiare, ovvero staccare un assegno e tornare
a casa con la fedina penale immacolata.
Vedi, i predatori sono sempre esistiti e probabilmente sempre esisteranno.
E’ la società (incivile) che li protegge, quella su cui bisogna
lavorare.
Pensa solo al rapporto “chiesa pedofilia” ed a come, ancora
troppi Vescovi omettano le sante parole del Papa: ”non c’è
posto nella Chiesa per i pedofili” ed avrai un quadro preciso di
quello a cui sto facendo riferimento.
…
Io penso che la
tua esperienza con i bambini di Bucarest ti abbia dato maggiore rabbia
e coraggio per affrontare il tuo viaggio nelle fogne di città come
Milano, Bergamo, Palermo, Torino, Cagliari e così via. Bambini
per strada, ad inventarsi la vita ogni giorno e, qui, bambini in balìa
di coloro che dicono di amarli in silenzio nelle case, protetti da mura
bugiarde e dall’omertà, dall’indifferenza, dall’apatia.
Dove sta la differenza e quale è invece il tratto d’unione
Romania-Italia?
Se non sembrasse una battuta ti direi
che oggi si assiste ad una sorta di globalizzazione della pedofilia. Medesime
modalità, medesimi approcci, medesime problematiche ad ogni lato
del pianeta. Ed ecco che alla fine il bimbo brasiliano, quello romeno
o quello che gioca nel cortile sotto casa, non avranno più alcun
tipo di differenza.
La Romania è oramai diventata il territorio di caccia per molti
predatori che con due ore di volo hanno a disposizione un ancora troppo
elevato campionario di merce umana.
Spesso con complicità che più si avvicinano a certe dittature
sudamericane che ad una nazione che nel 2007 entrerà a far parte
della Comunità Europea, riescono ad impossessarsi delle anime e
dei corpi di bambini, la cui assenza nessuno andrà mai a reclamare.
Violentandoli, fotografandoli per donare ad altri avidi predatori lo stesso
trofeo, via via fino a raggiungere la loro massima aspirazione:
la morte del bambino.
…
Martina viene
violentata dal padre e dai fratelli, e continua a sognare sangue ed orsi
cattivi; Mihail e Justin, abbandonati nei cassonetti dei rifiuti; e Sonia,
Pablo, Vasilica; e Luca, Elena, Mattia, Monica; e milioni di altri piccoli
angeli che sfilano in passerella su internet, violentati, divisi in due,
torturati, massacrati, venduti, uccisi. L’inferno in terra. Gli
uomini non fanno questo, non possono fare questo. Come noi non possiamo
far finta di nulla, di non sapere, di dire “ai miei figli non succederà
mai”. Di cosa c’è bisogno, oggi, per togliere i bambini
dalle fogne e sbatterci i pedofili, i vampiri, le bestie, i mostri, gli
orchi?
Di A M O R
E . Riappropriamocene. Riportiamolo nelle nostre case. Riconquistiamolo.
E poi saremo in grado di difenderlo, con tutta la nostra forza, quando
lo vedremo così vergognosamente oltraggiato.
…
Dedico a te, Max,
le tue stesse parole. A te e a tutte le persone che non hanno paura di
mettersi in gioco e credono ancora in un mondo che sappia accogliere i
propri figli, in un mondo dove “i bambini devono solo fare i bambini”.
Perché ne ho bisogno, per lo stesso motivo per cui si respira.
Per non mollare. Mai. Grazie Max, da parte mia e da tutta Aquilone, la
mia seconda famiglia, e da parte dei nostri piccoli angeli che credono
in noi e che, nonostante tutto, non hanno paura di aprire le braccia alla
speranza. Nonostante tutto.
Spero sia già domani il giorno in cui potrò scrivere la
mia favola più bella per tutti i bambini divenuti liberi per sempre.
Sarà il ritorno alla Vita, il suo trionfo. Noi ci saremo.
“Ho imparato che dobbiamo circondarci solo di persone pulite,
che ci arricchiscono in ogni momento.
Sacro patrimonio a cui attingere.
Fonti inesauribili di sogni, speranze e risposte.
Mentre gli altri, gli stupidi e gli invidiosi, verranno automaticamente
spazzati via.
Vittime dei propri rancori.
Del proprio egoismo.
Dell’incapacità di controllarsi a non lanciare un coltello
alle spalle di chi gli passa accanto.
Loschi traditori, irrimediabilmente condannati a morire,
affogati dal mare di emozioni positive che hanno cercato vergognosamente
di inquinare.
Voi no. Voi siete diversi. E mi va di gridarlo a voce alta.
Con tutta la gioia del mondo”.
(tratto da “L’inferno degli Angeli” – Massimiliano
Frassi
Ferrari Editrice)
Grazie a te ed a tutti gli amici di Aquilone Blu.
Valga per voi un’altra frase di quel grande poeta che è Renato
Zero:
”dolore no, non sentirai, se fai poesia, sarà poesia per
sempre”.
Massimiliano Frassi
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