le interviste

 

 

Giorgio Gagliardi: L'abuso psicologico
a cura di Greta Blu

 

Giorgio Gagliardi, medico psicoterapeuta, medico psico-fisiologo del Centro di ricerca sugli stati di coscienza di Milano, membro del consiglio della Scuola Europea Amisi di Milano, è tra i responsabili del Comitato Scientifico del Ce.S.A.P. (Centro Studi sugli Abusi Psicologici www.cesap.net ): in che cosa consiste l’abuso psicologico a danno di un minore ?
L’abuso chiamato psicologico è la prima tappa per ottenere in un minore le condizioni ottimali per poterlo manovrare a proprio piacimento ed avviarlo verso la sottomissione totale a colui o coloro che vogliono farne una fonte di potere, guadagno, soddisfazione personale di ogni genere appunto perché è un minore e quindi non ancora in grado di controllare quanto gli viene impartito e poi fatto. Inoltre il concetto di adulto nel minore è soprattutto di identificazione ed imitazione ma se in esso si trova un ostacolo per crescere liberamente ed un aggressore a qualsiasi livello, cresceranno nel minore più personalità bloccate in un corpo ed in una mente che ha una sua evoluzione fisiologica, ma non più armonica ed invece dissociata.
E’ differente l’abuso psicologico da parte di un adulto all’interno di una famiglia o di una rete pedocriminale organizzata, sebbene molte volte si assiste ad una prima/prime violenze all’interno della famiglia che possono diventare violenze di più appartenenti ad un ceppo familiare e poi vengono messi nelle mani di una rete organizzata, se non è un adulto della famiglia stessa che avvia o lavora all’interno di una di queste reti criminali.
L’abuso psicologico all’interno della famiglia è molto più sporco (se si può usare questo termine) perché l’adulto della famiglia convive con il minore, ha rapporti particolari emozionali per cui il minore si aspetta affetto dall’adulto, ne fa un esempio da seguire ed in cui cerca di identificarsi per la vita futura. Quando l’adulto inizia un tipo di discorso verbale ambiguo, di sottintesi o di gesti sempre più orientati verso il fine di maltrattamento o abuso che l’adulto si propone, il minore resta disorientato.Se molto piccolo, non sa cosa sta succedendo, capisce che c’è qualcosa che non è più affetto, aiuto alla crescita e si ha il crollo della figura dell’adulto come riferimento che diventa terrorizzante ed innesca paura, ossessione, fobia: un sicuro avvio verso disturbi mentali e somatizzazioni, spia del disagio che il bambino vive.
Il minore allora subisce uno sdoppiamento: da una parte pensa e vuole un adulto amico ed è terribilmente sconcertato che non è più così, dall’altra inizia a capire che qualcosa non va, l’adulto diventa allora un figura da evitare, da escludere, da non vedere anche se è presente: paura, terrore, angoscia dominano il suo quadro mentale. Inizia ad avere comportamenti diversi da quelli fino allora: diventa irritabile, spesso si nasconde, non vuole vedere quell’adulto anche se ha paura di dire quello che gli sta succedendo per timore di non essere creduto o perfino di passare per bugiardo ed anche di essere punito di aver raccontato. Inizia a rompere i giocattoli, nel gioco stesso si comporta come fa l’adulto con lui (spie del suo disagio non capito volutamente o meno), iniziano dei monologhi che rivelano il suo stato interno che va deteriorandosi. Non vorrà più dormire da solo, e tanto meno con l’adulto che teme. Lancia ogni tipo di messaggio di aiuto -anche non appropriato perché fatto con una modalità infantile della sua età- agli altri componenti della famiglia che spesso non lo capiscono, preferiscono non capirlo e pensano a disturbi dell’età od a capricci.
Poi interviene la somatizzazione cioè il corpo del bambino parla in vece sua, che non sa cosa dire: non dormire o dormire male, agitarsi nel sonno/sogno, coprirsi la testa con le coperte, grida incoerenti, incontinenza urinaria od anche di feci, paure alla vista del sangue, di gente che picchia, di gente che urla: tutto ciò per attirare l’attenzione su di lui che non è più come prima: il suo mondo è stato invaso dalla violenza perché l’adulto vuole soggiogarlo e lo vuole sottomettere in modo da renderlo poi un oggetto alla sua mercé.
Anche il comportamento apertamente litigioso tra mamma e papà arriva alle stesse espressioni di sdoppiamento del minore od all’indifferenza mostrata dal padre alle richieste del figlio od all’intolleranza mostrata verso di lui alle sue richieste di affetto, amicizia, partecipazione al gioco: il minore si piega su se stesso, non cresce più armonicamente, non parla più. Quando un bambino di sei anni dice al papà di smettere di picchiare la mamma oppure dice alla nonna che lui sa perché sono le mamme che vanno in paradiso e non i papà, il minore ha chiaramente capito e subìto la violenza psicologica, se non anche fisica, e questa ferita sarà la partenza dei suoi comportamenti futuri, anche se continuerà a sperare in un cambiamento della situazione familiare e se ciò non avviene aumenterà anche la sua rabbia contro i genitori e i grandi in genere: squilibrio sempre della crescita armonica della personalità. Se disegna o pasticcia coi colori, questi possono essere molto significativi: colori violenti accesi o scuri, figure che diventano mostri, macchie di colori sempre forti, scuri e cupi ed il disegno ricalca la realtà mentale del bambino psicologicamente abusato, carica di oscure forze che si muovono come fantasmi persecutori, come mostri.



I pedocriminali plagiano prima la psiche dei bambini per arrivare poi a “catturarli” e renderli “oggetti” nelle loro mani?
Se il pedocriminale è solo può agire in diversi modi. Il meno pericoloso per lui è conquistarsi l’amicizia del minore, specie se questo è trascurato dai suoi, è in condizioni di disagio sociale, emarginato dai compagni: insomma, è come un animale fuori dal branco e perciò facilmente aggredibile. Il tutto poi dipende dalle reazioni messe in atto dal minore, se accetta questo tipo di amicizia, se è diffidente oppure se viene invogliato da qualche regalo, dolcetti vari e poi viene lasciato parlare, dire le sue amarezze familiari, di solitudine, sociali. A poco a poco viene spinto verso la ragnatela dove poi il pedocriminale mostrerà la vera identità dell’aggressore sessuale anche se preparato in modo dolce, affettuosamente avvolgente e sempre più spinto verso il segreto che dovrà mantenere con tutti gli altri che non capiscono la loro amicizia sempre più intima, ma la violenza sarà sempre violenza e terrorizzante nel piccolo, tradito un’ennesima volta dall’adulto che si era mostrato con la maschera dell’amico.
Se il pedocriminale è determinato alla violenza sessuale studia bene le abitudini della vittima e poi agisce con rapidità e determinazione più o meno dura ed anche la violenza sessuale non sarà l’epilogo di una preparazione a ciò, ma una vera e propria violenza specie se il minore inizia ad aver paura, agitarsi, capire la situazione di pericolo: ormai si è oltre la zona rischio ed il non ritorno. Il minore potrà anche finire ucciso perché anche il pedocriminale entra in uno sdoppiamento o trance di cui vede solo l’unica possibilità, non più criticata, di uscita che è il far sparire l’oggetto del suo istinto perverso. La rete pedocriminale cambia continuamente tecniche di addestramento all’avvicinamento del minore, dei suoi genitori, della figura di attaccamento principale del bambino e le varie associazioni pedocriminali insegnano ai loro aderenti ad imparare tecniche sempre più raffinate perché questa realtà si modifica in continuazione anche perché l’azione delle varie associazioni che aiutano veramente il minore provocano con l’aiuto delle istituzioni lo smembramento di diverse reti pedocriminali, che però sono come quei rettili che si amputano la coda od un arto che subito ne ricresce uno che lo sostituisce.
Di preferenza i pedocriminali si rivolgono a persone non abbienti, di una vita sociale difficoltosa, di condizioni di isolamento, abbandono a se stessi oppure approfittano delle grandi calamità naturali o provocate per agire sui minori sbandati, impauriti, senza più genitori od adulti che li controllano, anche se vergognosamente si spacciano per rappresentanti di associazioni umanitarie li riuniscono e poi li mandano nelle varie “scuole” di addestramento o in altri destinazioni come adozioni illecite ed inidonee, ma fonti di guadagno o traffico di organi o schiavismo o ingaggiati come soldati.


Uno degli argomenti di maggior interesse, nella tua attività, è la manifestazione dell’abuso psicologico all’interno di sette e culti pericolosi dietro ai quali si celano spesso persuasioni occulte a volte dirette verso i bambini. In una tua recente relazione sulle sette e nuovi movimenti si legge: “In Germania (2003) si sono avuti episodi orrendi di cannibalismo mascherati: questo è rituale di sadomasochismo coperto da un satanismo altamente psicopatologico. Uccidevano bambini, tagliavano a pezzi neonati con una sega elettrica e poi consumati come pasto nei banchetti loro; vi sono stati arresti ed il caso è tuttora in giudizio. Sui giornali dell’aprile 2003, si è avuto notizia che a Bucarest c'era stata una razzia di molti bambini dai tre ai dodici mesi, che sono stati trovati su alcuni camion con false madri che li accudivano; i camion di cui non si sa esattamente il numero oltre a quei due individuati in Austria alle frontiere d’ingresso dall’Europa dell’Est, portavano questi bambini in Lussemburgo ( non si sa perché in Lussemburgo) e non si conosce nemmeno la destinazione che avrebbero avuto dopo.” Come è possibile che un bambino venga coinvolto in situazioni del genere? Che ruolo ha la famiglia in tutto ciò?
Per quanto riguarda le notizie della stampa è obbligatorio cercare le fonti da cui queste notizie provengono per evitare Hoax o bufale o peggio invenzioni di scoop. Occorrono ricerche tra addetti, stampa specializzata, archivi di associazioni od esperti del settore che possono validare o meno le asserite vicende.Nel caso della setta scoperta dalla polizia in Germania nel 2003 per denuncia di una fuoriuscita, questa è risultata vera ed attendibile ed è stato avviato un processo per cui quanto il giornale affermava era vero anche se forse qualche particolare è stato accentuato: molte volte le vittime (se sono viventi) possono ricordare dei particolari che poi dimenticano oppure interpretare dei fatti senza particolari, per cui il fatto avvenuto provoca nella vittima un ricordo soprattutto emozionale incontestabile, anche se poi la vittima medesima può cadere in qualche contraddizione di sfumature abbastanza particolareggiate. La tratta dei minori dalla Bulgaria è stata provata alla frontiera austriaca con il fermo di detto carico diretto in Lussemburgo: alcune donne sul camion si comportavano da finte mamme per giustificare la presenza dei bambini; inoltre testimoni qualificati rumeni avevano dato anche i numeri non completi di altri camion che facevano parte di quella triste carovana. Sono state allertate le varie frontiere di passaggio per il Lussemburgo/Belgio e le notizie sono comparse anche su giornali Belgi e forum di associazioni in difesa dei minori: qualche settimana prima i giornali rumeni avevano pubblicato la notizia che erano stati rapiti decine di bambini nella zona a nord di Bucarest. Si sa per certo che il Lussemburgo è una tappa soprattutto verso l’Inghilterra ma anche qua la pianificazione dei trasbordi sta cambiando pur restando fissa la destinazione finale. I bambini intercettati alle frontiere austro/svizzere sono stati avviati temporaneamente in istituti pubblici in attesa di riavviarli ai corrispettivi genitori, se rintracciabili. Poi, come succede quando la polizia prende in mano una situazione, le notizie diventano sempre più rare perché partono inchieste che si spera continuino verso la vera giustizia ma talvolta succede che per tutelare qualche cosiddetta personalità il tutto viene archiviato con dizioni inaudite ed avvilenti anche per la massa che si aspetta la tutela di ogni minore di qualsiasi colore della pelle.
Ad esempio dei 64 minori importati da quattro albanesi con il trucco di sostituirli ai loro figli si è saputo a distanza di due anni che circa 34 minori sono stati rintracciati tra adozioni irregolari e lavoro minorile di accattonaggio ed altri ricongiunti alle loro famiglie già residenti in Italia, ma degli altri 30 non si sa ancora nulla. E’ già un buon risultato averne accertati 34 ma gli altri che fine hanno fatto? E quanti sono entrati da altre parti con le stesse od altre tecniche e poi sono spariti nei giri accennati e di cui non c’è alcuna traccia?
Dai giornali solo locali si è anche appreso che era avvenuta una ricerca congiunta con la polizia albanese ed altre Europee, perché il Lussemburgo/Belgio è citato spesso come sede per lo smistamento di minori in altre nazioni tra cui spicca l’Inghilterra, sebbene detto traffico ora si è spostato a Praga. I luoghi cambiano sempre per evitare di essere scoperti ma le centrali (ovvero i colletti bianchi che programmano il tutto) sono ancora nelle nazioni a cui si è accennato: abbastanza recentemente si è anche evidenziato un traffico Africa/Belgio con minori già istruiti in apposite scuole per la prostituzione minorile. E’ vergognoso il silenzio stampa imposta da personalità oscure che vietano la pubblicazione di queste notizie sempre perché ledono interessi di amici, altri pedocriminali che hanno voce in capitolo nei media. Ad esempio nel traffico Africa/Belgio c’è stato coinvolto anche un pastore religioso cristiano che convinceva le famiglie a lasciare partire i minori per il loro bene e la loro istruzione. La loro destinazione era ben differente: prostituzione minorile.
I pedocriminali sanno benissimo anche perché si aggiornano di continuo che le zone a maggior densità di bambini: regioni di nazioni ancora sottosviluppate industrialmente, zone di guerra, zone di catastrofi naturale sono i posti migliori per rapire bambini anche sotto presunte vesti di associazioni dette umanitarie, associazioni magari autentiche e valide ma che hanno nelle loro file avvoltoi preparati a questo. Altre volte succede che i genitori vendono i loro figli perché ne hanno troppi e non sanno o non possono sfamarli tutti, altre volte si lasciano abbindolare da cialtroni che li convincono per il bene del minore a cederlo loro. E’ da riferire che quando l’organizzazione pedocriminale vende a terzi un minore, il minore è venduto e non lo vogliono più indietro. Il cosiddetto utente, se lo ritiene necessario ed il minore non gli rende più, può eliminarlo od avviarlo per la ripresa di quei video maledetti dove un minore viene torturato e dopo ucciso. Per farne sparire le tracce si può leggere quanto è successo in Belgio dopo il 1993: buttati a mare con blocchi di cemento, buttati nei pozzi biologici, bruciati e non ultimo sciolti nell’acido solforico e cloridrico, sotterrati in discariche oppure incidenti stradali simulati ed addomesticati con istituzioni compiacenti che archiviano la pratica.



La testimonianza, l’informazione e la denuncia sono strumenti fondamentali anche nel caso dell’abuso psicologico: ci sono oggi in Italia efficaci strumenti che insegnano ed aiutano a prevenire tale reato? Esiste sinergia tra gli enti preposti, le associazioni, i professionisti?
In Italia sono sorte numerose associazioni come ONG, Onlus e di puro volontariato che hanno iniziato a sensibilizzare le varie istituzioni sulla pedocriminalità. Fino a qualche tempo fa le violenze di ogni tipo sui minori venivano spesso (ma anche ora) zittite, le vittime ed i familiari che venivano a conoscenza di quanto successo dovevano tenersi le proprie ferite e stop: la legge del silenzio e del potere erano molto più forti.
Poi le famiglie delle vittime hanno iniziato a riunirsi, a fondare microassociazioni, a tentare di collegarsi tra loro sull’esempio degli altri stati (e su questo punto internet è stato di moltissimo aiuto). Queste associazioni però si accorsero che il volontariato puro era un sacrificio enorme, dispendio di energie di ogni tipo e poi quando si arrivava al dunque cioè intraprendere una via legale o psicoterapeutica o di allontanamento in comunità che potevano ricuperare il soggetto iniziarono le difficoltà :
- le istituzioni pubbliche non erano preparate a queste problematiche;
- la via legale veniva anche spesso sconsigliata o trascinata per le lunghe e per di più sul minore, sul bambino aleggiava la criminosa leggenda diventata operante che il minore non è credibile e quindi il tutto era archiviato e potevano iniziare poi le controdenunce con doppio danno alle famiglie delle vittime. Quest’ultime, poi, subivano interrogatori non protetti e reiterati per cui, spesso, venivano anche impauriti più o meno direttamente e quindi all’abuso si affiancava la frustrazione, il senso di sfiducia di non essere creduti, se non colpevolizzati di quanto era successo loro. Non parlavano più, si chiudevano in se stessi (anche ora) e poi iniziavano ad avere somatizzazioni evidenti che avrebbero dovuto richiamare l’attenzione in quel senso ma si davano le spiegazioni più strane ed anche pesanti per il soggetto: è un irrequieto, un soggetto che va rieducato, non sa controllarsi, è un bugiardo, tenta di farsi bello coi suoi disturbi e molte altre osservazioni da brivido che emarginavano sempre più il soggetto;
-la neuropsichiatria infantile di enti privati si mosse molto prima degli Enti Statali, sorsero centri e comunità di recupero che però avevano sempre necessità di dipendere per la presa in carico dei casi dalle istituzioni pubbliche e quindi dovettero faticare non poco per ottenere fondi sufficienti o trasferimenti di soggetti vittime o a rischio nelle loro sedi e farsi riconoscere le relative spese per il personale ecc.;
- il Servizio sociale pubblico, le scuole d’obbligo, asili nido iniziarono ad interessarsi dell’argomento anche e soprattutto perché emergevano molti casi e gravi all’interno delle istituzioni medesime che richiedevano non una versione ufficializzata dei fatti, ma interventi di sostegno alle vittime ed anche alla famiglia.
Le situazioni sono ancora da brivido e necessitano di una valida collaborazione tra le figure professionali che sono informate di un caso di abuso ma molte volte c'è scollegamento, la famiglia cerca di trovare un operatore compiacente soprattutto se il pedocriminale è un familiare o anche un familiare; molte volte i bambini abusati devono subire altri maltrattamenti e poi non avere nessun riconoscimento di vittima ma invece di plurivittimizzato.
Riguardo alle sette sataniche è comparso un recente articolo in Canada di una ragazza che è cresciuta all'interno di una setta di questo tipo: esperienze sconvolgenti che possono sembrare incredibili e perché tali spesso non credute: Regina Louf del Belgio che ha ammesso di aver ucciso un’altra minorenne, Katrien, durante un’orgia e su comando ricattatorio di un pedocriminale non è stata creduta, il suo caso archiviato perché aveva subìto (secondo la giustizia) troppi traumi e quindi sarebbe stata fuori di sé (come a dire una pazzoide anche se luoghi e persone erano state dettagliatamente riconosciuti). Molte volte i pedocriminali si travestono con maschere sataniche per non farsi riconoscere e poi le violenze non hanno a che vedere con una setta satanica ma con un rituale sadomasochistico.



Cosa ti senti di dire, da medico, alle famiglie di oggi, affinché sia tutelata la vita dei propri figli?

Questa domanda richiede, da parte di chi la legge, molta tranquillità e serenità ma al tempo stesso molta capacità di tutelare i propri figli senza esagerazioni ma con fermezza e mi spiego subito con un esempio recentissimo che proviene dal Belgio, nazione come la nostra, forse più ricca e dove la giustizia zoppica molto, forse come in Italia. Il fatto è questo: una ragazzina di dodici anni va a comperare dei dolci presso un negoziante, la ragazzina non si trovava bene in famiglia e comincia a frequentare il negozio dove nel retrobottega c’é la televisione e comincia a vedere dei films. Poi il negoziante, fattasela amica, inizia a farle vedere films porno e a pretendere da lei le medesime prestazioni sessuali che vedeva nei films, questo continua per tre anni. Poi il negoziante inizia a cercare su internet dei contatti di minori, viene diffidato di usare internet perché ha nuovamente abusato di minori. Il tribunale stabilì che il negoziante aveva abusato di una minore per lungo tempo e provocato danni psicologici e fisici. Inoltre era recidivo ma a suo favore c’era il fatto che aveva iniziato una cura psicoterapeutica ed era incensurato: condanna a quattro anni, non definitivi, con la condizionale.
Questo è il comportamento delle varie giustizie, influenzate spesso da manovre sporche di personaggi di spicco sociale e di amicizie.
Quello che la giustizia e le relative leggi non si sognano di riconoscere è il risarcimento permanente per cure varie alle vittime da parte dell’aggressore in modo che si ricordi sempre di ciò che ha fatto.
Questo è quanto succede molte volte alle vittime che oltre alle violenze subite si aggiunge anche la violenza delle istituzioni che non risarciscono in alcun modo la vittima, che deve pensarci lei a curarsi. (referenze: La derniere Heure del 10\02\2004).
A questo punto gli adulti della famiglia devono farsi carico di essere allenatori dei propri figli, nel senso di aiutarli il più possibile ad aprile gli occhi davanti ad ogni possibile aggressione fisica, sessuale, psicologica, spirituale. Occorre si facciano un esame di coscienza per capire se trattano bene i figli, se li educano convenientemente, se ascoltano le loro esigenze e le discutono, se per caso non lasciano il compito dell’educazione alla mamma od alla baby-sitter sia questa un'estranea o un parente,nonno/a, ecc. Se si interessano a quanto avviene quando sono nelle pubbliche istituzioni, asili e scuole. Se vengono trattati come persone che devono apprendere o violentati psicologicamente con urla, minacce, derisioni (tutto questo purtroppo è all’ordine del giorno in molte scuole d’obbligo), inoltre sapere se i loro compagni o di altre classi superiori li costringono ad imparare parolacce, a leggere giornalini porno o a dare loro dei soldi. La microcriminalità scolastica viaggia alto e le maestre non vedono o fanno finta di non vedere fino a quando capita il caso grave ed allora tutte quante cercano la versione ufficiale da dare per tutelarsi a scapito di quella vera della vittima.
Tutte queste situazioni provocano nel minore una chiusura in se stesso, un non parlare più, un rendere meno a scuola. Essere attenti a chi mostra interesse verso di lui in qualsiasi posto e luogo: nella stessa scuola, in parrocchia, presso centri ludici, palestre, piscine, campi estivi od altro.
Quando il gioco dell'avvicinamento è avviato l’aggressore sessuale cercherà sempre più di carpire le confidenze del minore, di farselo amico, di cominciare a giocare con lui, giochi sempre più orientati verso argomenti sessuali, senso di segretezza da mantenere tra loro finché avviene la violenza sessuale che può essere per gradi e progressione sempre più abusante fino alle penetrazioni di qualsiasi genere ed altre torture erotiche.
A questo punto se il minore si lamenta iniziano le minacce ed i ricatti, le violenze psicologiche ed anche fisiche ed il minore si trova in una spirale sempre più pericolosa per la sua salute ed equilibrio psichico ed anche per la sua vita stessa. Se non trova un confidente a cui dire quanto gli succede potrà subire più violenze anche da altri adulti amici conoscenti dell’aggressore o semplicemente da coloro che hanno visto qualche violenza (ad esempio in famiglia fratelli, conoscenti, vicini di casa). Ma, si ricordi, al tempo stesso il corpo e la mente del minore inizieranno ad inviare messaggi di aiuto con comportamenti strani che fino allora non aveva mostrato: fare la pipì a letto, esibizioni o parlare con terminologie sessuali, alcool, droga, paure di determinati ambienti, del sangue, degli adulti maschi o femmine a seconda del sesso del violentatore, a disegnare ciò che ha subito o a far disegni allusivi.
Se non si capiscono questi messaggi che chiedono aiuto, allora il minore si chiuderà sempre di più e terrà fino all’età adulta i suoi terribili segreti. Molte volte poi il minore parla con il genitore ma non viene creduto anzi, viene deriso e minacciato soprattutto se l’aggressore è all’interno della famiglia, se non picchiato o trattato da bugiardo.
Purtroppo e troppo spesso la madre vede e fa finta di niente, ci sono anche casi in cui la madre collabora con l’aggressore, per il quieto vivere e per non disastrare la famiglia o per vergogna : gravissimo crimine che in Italia non è riconosciuto. All'estero vige la dizione: ”Mancata assistenza a persona in pericolo” .
Un caso recente del Piemonte è quello di un papà che lega al tavolo il figlio se questo si comporta male a tavola od altri castigo di quel tipo, la mamma non fa nulla per fermare il papà perché questo minaccia di ucciderli tutti ed il minore continua a chiedere alla mamma quando vanno via da quella casa maledetta ma la madre, che conosce bene i diritti dei minori, non fa nulla, soprassiede in attesa non si sa di che cosa; inoltre coloro a cui si è rivolta non agiscono ed il minore continua ad essere legato al tavolo, al letto ed altro.
Per quanto riguarda invece gli aggressori sessuali esterni ed improvvisi come rapimento ecc., la vicenda è più dura, ma si deve insegnare ai figli a non giocare in luoghi dove non c’è gente o poco frequentati o al buio e di gridare aiuto e di scappare al minimo segnale di pericolo e di non accettare nessun tipo di dolce od altro da sconosciuti.
Una mamma belga che ha avuto due figli violentati dal papà grida a squarciagola di far imparare le mosse di karate ai figli: cosa ne pensate voi?
Importante chiedere che nelle scuole si facciano riunioni, si parli dell’abuso di ogni tipo, come se fosse la matematica o un'altra materia, ed anche raggruppare i genitori a discutere dell’argomento da parte soprattutto di persone competenti che sono quelli che si interessano a questi problemi. Attenzione anche a tutti gli svaghi anche programmati dai veri enti quali comuni, province, regioni: tra i vari programmatori ci si potrebbe nascondere uno di loro, quindi chiedere sempre chi sono coloro che fanno intrattenimenti.

E' proverbiale la ancora diffidenza di chi parla dell'argomento pedocriminalità che sembra confinato nel terzo mondo: si ricordi che nel 2003 tre sacerdoti si sono impiccati ed erano in carcere per questo reato, due suore sono state condannate a quattro anni (Bergamo), maestre dell'asilo (Brescia) accompagnavano nelle case dei pedocriminali i minori che poi riportavano all'asilo: passeggiate scolastiche. Ricordiamo poi che pedocriminali sono anche le donne il cui numero sta aumentando sempre più nelle varie statistiche che circolano dall'ONU all'Unicef a statistiche nazionali o di associazioni.