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Luca Leone: Brasile,
la miniera d'oro chiamata "bambino"
a cura di Greta Blu LUCA LEONE, laureato in Scienze politiche, giornalista professionista, redattore presso l’Ufficio Stampa dell’Agenzia giornalistica Misna (www.misna.org) , l’autore del libro “INFANZIA NEGATA – Piccoli schiavi nel pianeta globale” - Prospettive Edizioni 2003 …
Perché in Brasile esistono condizioni uniche che sono alla base della situazione spaventosa nella quale versa una parte consistente dell’infanzia locale, che non è di certo quella che si vede nelle telenovelas che le emittenti italiane per un certo periodo di tempo hanno copiosamente importato (non seguo molto la Tv di questi tempi, ma temo che sia ancora così): una riforma terriera mai attuata e che probabilmente neppure il nuovo presidente Lula (che potrebbe diventare l’ennesima delusione latinoamericana) attuerà; una disparità spaventosamente marcata tra chi ha e chi non ha; un territorio enorme ed incontrollabile, sul quale sono presenti decine di milioni di disperati pronti ad abbattere l’intera foresta amazzonica se qualcuno fa credere loro che possano esservi poche once d’oro o che quella terra possa essere utilizzata per coltivare (due enormi bugie); un’accentuata corruzione tra le sfere politiche e giudiziarie; la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochissimi, molti dei quali ormai stranieri grazie alle politiche ultraliberiste adottate dai precedenti governi brasiliani, una vera iattura per i continente; la presenza di almeno 20 milioni di analfabeti, e così via dicendo. Queste e altre condizioni peculiari hanno fatto esplodere quello che tu chiami il “caso Brasile”. Ma non dimentichiamo che, nonostante il Brasile sia il Paese tristemente noto (almeno alle persone normali, perché i pedofilie i mercanti di esseri umani la pensano piuttosto diversamente in materia) per i suoi meninhos de rua, vi sono esempi simili, anche se magari numericamente meno consistenti, in molti altri Paesi del mondo, alcuni anche non lontani dal Brasile, come quelli centroamericani. Il quadro della situazione dell’infanzia in Brasile, preso come esempio in questo caso, sembra irrecuperabile e dal tuo libro, con dovizia di particolari, di cifre ed argomenti, emerge che tutti approfittino dei bambini: gli sfruttatori, i pedofili, i fruitori del turismo sessuale, i mercanti delle adozioni, i gestori dei bordelli, i tours operators senza scrupoli, i mercanti della pornografia e gli stessi genitori. Tutto per denaro … Io sono convinto che sia ora – anzi che da molto tempo lo sia – di modificare strutturalmente il modello di sviluppo economico che ci siamo fatti imporre e che oggi vogliamo sempre più rampantemente a arrogantemente imporre a livello planetario. Sì, tutto questo avviene principalmente per denaro: per saldare debiti contratti da parte delle famiglie, che non esitano a vendere un figlio, o per comprare un televisore. E per ignoranza (perché molte famiglie lasciano nelle mani di individui senza scrupoli i loro figli sperando sinceramente in un futuro migliore per loro, di certo non nei bordelli), per cattiveria, ma anche per bisogno, disperazione, rabbia, devianza, malattia. Sì, non tutto, ma molto avviene per denaro, in Paesi che tagliano la spesa sociale perché hanno bilanci spaventosamente gravati dal debito estero e dalla dipendenza nei confronti di potenze straniere. Lula vorrebbe aumentare la spesa sociale, drasticamente – e colpevolmente – tagliata dai precedenti e corrotti governi brasiliani. Ma il Brasile sta attraversando una grave crisi economica, indotta anche dalla scarsa fiducia iniziale dei mercati internazionali (sempre loro!) verso il nuovo governo di sinistra brasiliano, che si proponeva di cambiare – seppure in modo “soft” – le storture impressionanti e aberranti dei precedenti governi ultraliberisti. Non credo che Lula ce la farà, perché già oggi ha più volte abbassato la testa di fronte ai ricatti del Fondo monetario internazionale, degli Stati Uniti e dei potentati economici europei. Ma, nella politica dei piccoli passi, anche un piccolo sforzo sarà sempre meglio che la colpevole cecità dei governi precedenti. Ho come l’impressione che il lavoro del Cedeca (Centro per la difesa dei bambini e degli adolescenti di Bahia) e della coraggiosa Hélia Barbosa, che ne è la coordinatrice, non solo è visto come il nemico di quella miniera d’oro che è lo sfruttamento dei bambini, ma che spesso è ostacolato proprio da chi, al contrario, dovrebbe sostenerne l’intento. Mi sembra di aver capito che l’amministrazione locale e lo Stato facciano ostruzionismo sul lavoro del Cedeca, per non parlare, ovviamente, delle organizzazioni criminali. Il lavoro del Cedeca e di altre organizzazioni e associazioni brasiliane è eccezionale per coraggio ma anche per risultati (naturalmente, per quelli che fanno bene e coscientemente il loro lavoro, perché definirsi Ong non sempre è sinonimo di qualità e di comportamento etico). Il governo dello Stato di Bahia negli ultimi anni ha approvato delle nuove leggi a difesa dei minori, in particolare nel settore “pericoloso” delle adozioni. Il problema è sempre lo stesso: non basta approvare le leggi; bisogna applicarle e farle applicare, e correggerle, e implementarle con azioni politiche coraggiose. L’Italia è il perfetto esempio di come un Parlamento possa approvare pessime leggi e poi avere persino l’incapacità di farle applicare. Figurarsi un Paese come il Brasile. Non dobbiamo pensare agli organi statali come a un’entità oscura. Sono composti e guidati da uomini. E di uomini ce ne sono di ogni tipo, in circolazione. A Bahia come in qualunque parte del mondo ci sarà purtroppo sempre la corruzione, finché qualcuno, coraggiosamente e illuminatamene, non riuscirà a imporre un sistema diverso e dei controlli maggiori sull’operato dei funzionari pubblici. Le collusioni tra criminalità e poteri pubblici ci sono senz’altro e sono evidenti. Ma anche sul lato della lotta alla corruzione dei passi sono stati fatti. Il problema, naturalmente, è che di fronte alla politica della gradualità e della pazienza nell’affermare principi di legalità, ogni minuto dei bambini finiscono nelle reti della malavita, da dove non usciranno più, in un modo o nell’altro. Quante probabilità non solo di recupero ma di vita stessa ha il bambino di strada in una qualsiasi città del Brasile? Chi può aiutarlo concretamente a riscattare la sua pelle e la sua dignità di persona e, quando e se ciò accade, come si può garantirne il successo? Cifre alla mano, mi sembra alquanto improbabile… Le probabilità di recupero sono poche e sono principalmente affidate alla fortuna e all’azione delle organizzazioni che si occupano della difesa dei diritti dei bambini. Ma anche quando un bambino finisce sotto le cure di una di queste organizzazioni, non è detto che riesca realmente a tornare a fare una vita normale. Non basta far studiare un bambino sottratto alle maglie della criminalità, vestirlo, sfamarlo e recuperarlo psicologicamente (impresa durissima). Bisogna fare i conti con il fatto che, presto o tardi, il bambino dovrà muovere di nuovo dei passi nella società con le sue gambe e si troverà a interagire, da solo, in una ambiente esterno pieno di tentazioni, cattiverie e povertà in cui un lavoro è un miraggio e il modo più facile per fare dei soldi è associarsi a clan o da questi farsi sfruttare. Poi bisogna fare i conti con il complesso sistema di colpe che perseguita il bambino e lo perseguiterà per sempre, con la consapevolezza acquisita anche se tristemente sbagliata che la situazione di sfruttamento che subisce sia quella che merita per chissà quali colpe. No, non è facile. Ma neppure impossibile. Naturalmente, se lo Stato facesse di più, pagasse gli stipendi ad assistenti sociali ben formati, istituisse valide case-famiglia, controllasse meglio e di più l’operato e l’onestà delle forze di polizia, combattesse il crimine partendo dai mandanti, che spesso hanno forti collusioni con la politica, allora le cose non potrebbero che migliorare, così come le percentuali. Luca, chi saprà scrivere la parola “fine” a questo teatro di morte, di schiavitù, di violenze sui bambini ? Non in riferimento al Brasile ma a tutto il mondo, la risposta è: tutti noi insieme, senza aspettarci interventi divini o improvvise illuminazioni della politica. È dalla società e dai suoi elementi sani che deve nascere l’informazione, la pressione politica, la formazione di nuovi rappresentanti non collusi con il potere in grado di far valere determinati principi, e così via. È, anche questa, se vogliamo, una sfida globale verso il miglioramento e verso l’adozione di politiche e comportamenti più umani. E poi non dimentichiamo il boicottaggio come mezzo civile e politico di protesta. Fare in modo che decine gli introiti di migliaia di turisti vengano a mancare ogni anno nelle casse dei Paesi che non combattono lo sfruttamento e dei tour operators complici attivi o passivi potrebbe essere una forma importante di pressione. Perché non bisogna dimenticare che ci sono Stati che fanno degli introiti di valuta pregiata (dollari e oggi anche euro) derivante dallo sfruttamento sessuale dei bambini e delle donne un’importante forma di finanziamento dei conti pubblici. Questo è inaccettabile e andrebbe una volta per tutte fatto capire ai governanti in cattiva fede e ai loro (a volte) amici criminali.
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