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Terapie
e consigli pratici sulla cefalea in età pediatrica
La cefalea,
ossia il mal di testa, è uno dei disturbi di cui soffre maggiormente
la popolazione mondiale, infatti si calcola che oltre il 90% degli individui
abbia a che fare almeno una volta nella vita con questo tipo di dolore.
Ma è soprattutto nell’età evolutiva, precisamente
nell’età scolastica, che la cefalea raggiunge i picchi di
prevalenza più alti ( 20%- 30%). A seconda delle cause del disturbo
si identificano due forme di cefalea, in tal modo si distinguono una cefalea
primaria se dalle indagini strumentali ad hoc non si
sia individuata una causa organica del dolore e una cefalea secondaria
se, invece, il disturbo è una conseguenza di un processo infiammatorio
o di un deficit organico. Inoltre si riconoscono numerose forme di cefalea
primaria in relazione alla localizzazione, all’intensità
del dolore, alla durata e ai sintomi neurologici concomitanti. Le forme
di mal di testa più diffuse in età pediatrica sono la cefalea
tensiva (caratterizzata da un dolore bilaterale, costrittivo,
di lieve intensità accompagnato da pallore ed intolleranza alla
luce e ai rumori) e l’emicrania (costituita da
un dolore unilaterale, di tipo pulsante, molto intenso associato a vomito,
nausea e fastidio alla luce e ai rumori).
Bisogna sottolinerare che in
età evolutiva queste due forme di cefalea possono coesistere e
spesso non sono chiaramente distinguibili in quanto i sintomi di entrambi
i tipi possono caratterizzare uno stesso attacco; inoltre il dolore emicranico
in una percentuale molto bassa dei casi (3-5%) è preceduto da sintomi
di tipo visivo (luci o macchie nel campo visivo), sensoriale (formicolii),
motorio (rigidità o debolezza degli arti) e/o linguistico (difficoltà
espressive) dalla durata di circa un’ora (emicrania con aura). La
presenza del mal di testa, se ricorrente, può gravemente minare
la vita scolastica e sociale del bambino in quanto può limitare
il suo coinvolgimento nelle attività scolastiche ed extra-scolastiche.
Un bambino con cefalea, infatti, in relazione al tipo e all’intensità
del dolore può manifestare diverse difficoltà come quelle
a carico dell’attenzione, della concentrazione e della vista.
Di fronte ad una problematica di tal genere è necessario investigare
attentamente le cause del disturbo, visto che queste comprendono oltre
alla presenza di fattori genetici, vascolari, neuronali anche significativi
agenti psicologici. Difatti la cefalea è spesso espressione di
tensioni emotive derivanti da: problematiche scolastiche, liti ed incomprensioni
familiari, traslochi, l’arrivo di un fratellino… ma il disturbo
spesso può anche essere l’espressione di un semplice desiderio
o di un odore sgradevole. Alla luce di tali conoscenze è opportuno
considerare la cefalea non solo come un disturbo ma anche come un sintomo,
simbolo di qualcosa che non và. Solitamente per la cura della cefalea
vengono adottate terapie farmacologiche per contrastare il dolore
o per la prevenzione a seconda dell’età del paziente
e della ricorrenza del dolore. Queste terapie farmacologiche utilizzano
principi attivi diversi (paracetamolo, ibuprofene, triptani, calcioantagonisti…
) a seconda della tipologia del disturbo e possono anche essere affiancate
da sedute psicoterapiche qualora si riscontrasse una disturbo psichiatrico
o una problematica psicologica concomitante. Ma è bene sapere che
oltre alle classiche terapie farmacologiche e psicoterapiche che di norma
vengono utilizzate nei centri di cura specialistici si possono adottare
anche delle metodiche alternative che stanno dando negli ultimi anni ottimi
risultati nella pratica clinica. Queste tecniche puntano a migliorare
il rapporto del singolo con il proprio corpo e a favorire il rilassamento
muscolare e psichico. Vanno riportate tra queste: l’agopuntura,
l’omeopatia, il training autogeno, la fototerapia, varie tecniche
di rilassamento ed il bio-feedback. Quest’ultima tecnica è
molto innovativa in quanto favorisce tramite dei dispositivi di monitoraggio
organico, delle metodiche di rilassamento ed un sistema d’informazione
a feedback una migliore comprensione dei propri stati fisiologici. Alla
luce di queste informazioni terapeutiche sarebbe utile adottare dei consigli
di ordine pratico nei confronti di un bambino che manifesta cefalea
in modo da poterlo sostenere psicologicamente come: fare attenzione ai
suoi bisogni, non colpevolizzarlo, aiutarlo nei compiti, non sovraccaricarlo
di impegni extra-scolastici, comprendere le sue problematiche, mostrare
interesse per i suoi hobby e dare rilievo ed importanza al suo disturbo
senza per questo preoccuparlo. E’ necessario però non favorire
nel bambino “vantaggi secondari”, ossia assecondare i suoi
desideri e/o capricci che non costituiscono i suoi bisogni reali (come
comprare un nuovo giocattolo ogni qualvolta si presenti il mal di testa).
Inoltre per prevenire o diminuire gli attacchi cefalalgici sarebbe bene
far adottare al piccolo paziente alcune abitudini giornaliere
come evitare: gli sforzi eccessivi, il digiuno, il dormire troppo o poche
ore e l’ingestione di alcuni cibi (caffè, tè, cioccolata,
insaccati… ) e bevande gassate e/o alcoliche. Non bisogna forzare
le sue abitudini fisiologiche (come urinare in determinate fasce orarie),
fargli vedere film violenti o particolarmente forti prima di dormire,
farlo assistere a liti familiari o a discussioni particolarmente accese
anche di estranei ed esporlo a luci o a rumori troppo intensi. Sarebbe
opportuno favorire delle abitudini a cadenza regolare come mangiare, dormire,
studiare e giocare alla stessa ora e promuovere il sonno con un bicchiere
di latte caldo e/o con il racconto di storie piacevoli adatte all’età
del bambino.
Dott.ssa Valeria
Segreto
Psicologa
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