La
credibilità dei bambini
Cosa induce un bambino a raccontare
storie fantastiche ed inverosimili? Cosa lo spinge ad inventarsi situazioni
paradossali oltre i limiti dei più elementari principi della
logica?
Quante volte abbiamo ascoltato dalla viva voce dei nostri figli racconti
di avventure, vissute insieme a compagni immaginari e mai esistiti.
Di tutto ciò ne abbiamo sempre sorriso e anzi ne abbiamo fatto
oggetto di conversazione e vanto negli incontri tra amici.
Perché abbiamo sempre considerato e valutato la loro fantasia
come una componente essenziale del loro sviluppo mentale e di conseguenza
una tappa necessaria nel difficile cammino della crescita e della maturazione.
Tutto ciò costituisce di conseguenza lo strumento più
terribile nelle mani di un pedofilo.
Egli sa benissimo che il bambino mente spesso, che racconta sempre frottole
e bugie, che in casa si è abituati ad ascoltarlo ma a non prestare
mai molta attenzione a tutte le cose che racconta.
Inoltre siamo tutti consapevoli del ruolo preponderante che ha la televisione
nel determinare l’aggrovigliato eloquio del bambino nell’attimo
stesso in cui inizia uno dei suoi tanti racconti fantasiosi.
Storie in cui si avvicendano super eroi e fantasmi, streghe dai poteri
arcani e malefici sortilegi, scene di tragedie apocalittiche e narrazioni
minuziose di spargimenti di sangue e mutilazioni di corpi umani, ove
il nostro tenero virgulto si compiace di descriversi come il protagonista
assoluto della situazione.
A volte ne sorridiamo, a volte ne siamo scandalizzati, altre volte ancora
ci preoccupiamo e ci chiediamo dove mai andremo a finire di questo passo
se la televisione continua a trasmettere certi filmati in fasce orarie
poco adatte ai piccoli.
E tutto finisce lì.
Fine della storia, il quotidiano ci assale e dopo pochi attimi abbiamo
dimenticato tutto quanto ci è stato raccontato, dal nostro pargoletto,
con crudezza descrittiva e con dovizia di particolari.
Questo ci porta al punto iniziale, al nodo cruciale della nostra storia.
Come fare a credere alle parole di un bambino quando accenna a descrivere
non più storie di streghe, ma storie di mostri che lo vedono
coinvolto in giochi proibiti e in turpi scenari di passioni e di sesso?
Passato il primo attimo di sgomento, la nostra mente calcolatrice al
pari di un IBM e lucida come il cofano di una Ferrari si rifiuta di
credere a ciò che ha ascoltato e si appiglia con cieca e ottusa
forza alle prime e più razionali spiegazioni logiche che essa
ci suggerisce.
Non può essere accaduto! Tutta colpa di quella maledetta TV!...
dovrebbero arrestare chi manda in onda certe cose!... e poi i compagni,
si certo i compagni, sono sempre i figli degli altri a fare certe cose,
a riempire la testa dei nostri piccoli innocenti di tante lordure e
porcherie.
Insomma di tutto e di più pur di non affrontare una verità
che ci sta dinanzi agli occhi in tutta la sua violenza e pura realtà.
E’ su questo che conta il nostro vicino di casa pedofilo, è
sulla incoerenza di noi genitori che fa leva il caro amico di famiglia
o lo sconosciuto e innocuo vecchietto che bazzica intorno alle scuole
e nei giardinetti sotto casa nostra.
Ci rifiutiamo di credere ai loro racconti a quei piccoli accenni di
storie e di manipolazioni, alle descrizioni talmente dettagliate da
lasciarci stupiti e increduli, non sappiamo reagire, non riusciamo ad
accettare una verità che sconvolge tutti gli equilibri su cui
è basata la nostra esistenza ed il nostro quieto vivere.
A questo punto non abbiamo alternative, tra il credere ed il non credere,
dobbiamo necessariamente operare la nostra scelta.
Eppure mi chiedo sempre più spesso il perché della propensione
al rifiuto, mi chiedo quali siano le ragioni che spingono una madre
a nascondere la verità e persino a non accettare l’evidenza
delle prove che si presentano ai suoi occhi.
Perché, accettiamo come incontestabile il parere del nostro medico,
quando ci dice che abbiamo una bronchite o una infiammazione al duodeno
o chissà quale altra malattia, ed invece stentiamo a credere
ad un professionista, altrettanto esperto, quando ci diagnostica un
sospetto di abuso perpetrato ai danni del nostro bambino?
Perché accettiamo come inconfutabili i consigli che ci da il
nostro legale quando andiamo ad affrontare una causa in sede legale,
ed invece contestiamo le indagini cliniche svolte da specialisti in
situazioni di abuso?
Eppure anch’essi come i medici o gli avvocati, si avvalgono della
loro esperienza e dei loro studi durati anni, utilizzano strumenti di
lavoro che al pari di un bisturi sono in grado di tagliare, sezionare,
ed amputare; ed al pari di un codice civile sono in grado di determinare
ciò che è giusto e ciò che è falso.
E’ vero, dinanzi ad un dolore persistente al fianco il medico
diagnostica con un certo margine di sicurezza un attacco di appendicite
e uscendo dalla sala operatoria ci mostra orgoglioso il nostro penducolo
infiammato con orgoglio.
Similmente il nostro avvocato, ci tira fuori dai pasticci, dimostrando,
codicilli alla mano, che il nostro caso non era da portare nemmeno in
un’aula di tribunale.
Sono le prove dunque a dare credibilità alle situazioni e su
questa mancanza di prove tangibili il nostro essere vacilla e le nostre
convinzioni cedono.
È su questa mancanza di prove che sino ad oggi il pedofilo ha
potuto contare per agire indisturbato, convinto che comunque la giustizia
non solo ha gli occhi bendati, ma ha persino i tappi alle orecchie e
il cerotto sulla bocca, ma non è così per il bambino che
racconta e disegna il suo dramma, egli è in grado di esprimere
il suo malessere, con ricchezza di particolari e con chiarezza di contenuti,
con l’innocenza che lo contraddistingue e la serenità di
chi non teme di essere giudicato né tanto meno punito.
Impariamo ad accettare le analisi deduttive e i riscontri sanitari che
gli specialisti sono in grado di decodificare e comprendere meglio di
chiunque altro, perché sappiamo che è il loro lavoro,
al pari di tanti altri, irto di difficoltà e complesso nelle
sue articolazioni, ma sicuramente riconducibile nelle sue fasi conclusive
a livelli di attendibilità quasi matematica, qualunque sia l’esito
di tali indagini.
Dr.
Sergio De Martino
Pedagogista Clinico
Referente AQUILONE BLU
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