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scritti
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Nicoletta Bressan
Intervento al Convegno
"Perche' i bambini non piangano al buio. Riflessioni sulla pedofilia"
organizzato dalla
Provincia di Novara il 27 Gennaio 2001 ore 9.30, presso l'Auditorium "F.lli
Olivieri" del conservatorio "G. Cantelli" di Novara, largo Bellini.
"Quando
un bambino piange al buio"
Capire e scrutare
le diverse motivazioni sociali e i protagonisti di una spirale criminosa
che, dal passato fino ad oggi, ha condotto il minore ad essere considerato,
sempre di piu', un'ottima merce di consumo e di scambio
"Ed e' proprio quando
grandi braccia afferrano un fragile corpo che, un bambino sedotto, comprato
o violentato, si ritrova stretto nella tenaglia dei suoi clienti-padroni.
E' contro questi
indegni atteggiamenti che i minorenni devono essere difesi. Essi hanno
bisogno, ora piu' che mai, della protezione della legge, dell'interessamento
del governo, dell'affermazione dei diritti umani e della nostra speciale
sollecitudine.
Non hanno bisogno
di adulti che giocano agli struzzi. Loro sono stanchi di giocare"
Introduzione
Un bambino piange
al buio troppo spesso e troppo spesso l'indifferenza dell'adulto lo lascia
da solo a piangere. Sembra assurdo: un bambino.
Un essere che e'
giusto sia rispettato da chi l'ha generato e dalla societa' intera.
Ed invece, viene
utilizzato a seconda degli scopi e delle finalita' di chi decide della
sua esistenza in modi diversi, su cui si marchia una tariffa a seconda
dell'eta' e della condizione fisica, che puo' essere patteggiato in qualsiasi
istante con altra merce umana, valutato, sfruttato fino all'estremo e,
infine, dimenticato.
Oppure, reinserito
in circuiti, che non sono quelli dello sfruttamento sessuale, ma del traffico
di organi, delle adozioni illegali, dell'accattonaggio; o sfruttato nei
campi di battaglia, come soldato in grado di maneggiare armi di piccolo
calibro o cavia per l'individuazione delle mine antiuomo.
Una delle forme piu'
ignobili di sfruttamento del minore e' la pedofilia e, accanto ad essa,
la piu' ampia concezione di prostituzione, ossia "una transazione d'affari,
concepita tale dalle persone coinvolte, basata su un contratto a tempo
limitato, per il quale uno o piu' persone pagano un prezzo stipulato ad
altre per aiutarle ad ottenere l'appagamento sessuale con diversi metodi".
Essa comporta, non
solo l'impiego delle donne nel mercato del sesso, ma da alcuni decenni
con un incremento dagli anni '70 e, soprattutto, nei recenti anni '80-'90,
anche l'utilizzo dei bambini come oggetto dei desideri sessuali di adulti
affetti da deviazioni sessuali o con la voglia di esperienze erotiche non
comuni. In tal senso, la transazione d'affari non e' propriamente tra l'adulto
e il bambino, ma tra l'adulto e chi sfrutta il bambino incassando i soldi
della prestazione fornita.
Un bambino piange
al buio, sia quando e' preda delle attenzioni e delle perversioni di un
pedofilo, maschio o femmina che sia, sia quando e' oggetto del divertimento
di milioni di turisti sessuali, di amanti della telecamera che filmeranno
e venderanno le scene erotiche in cui il piccolo e' protagonista, per sempre
strumento del loro ricatto; e sia quando, da questa spirale di maledizione,
il bambino non si potra' liberare perche' stretto nella morsa della "schiavitu'
per debito" e, quindi, merce di una organizzazione criminale che, ad un
suo cenno di insofferenza, non esitera' ad eliminarlo rimpiazzandolo con
"della carne piu' giovane e piu' sana".
Pino Arlacchi, ha
risvegliato la nostra coscienza, quando ha detto "abbiamo scambiato la
cessazione della schiavitu' come condizione giuridica con la sua scomparsa
di fatto.
E ci e' sfuggita
non solo la persistenza fin dentro il Novecento delle piu' antiche pratiche
di sfruttamento, ma anche la loro rinnovata espansione dagli anni '70 in
poi".
Pensare alla "schiavitu'",
infatti, per molti di noi significa riportare la mente a tempi molto lontani,
ai velieri carichi di umanita' sofferente diretta verso le piantagioni
di cotone degli Stati Uniti o del Brasile; pagine tristi della nostra storia.
Ed, invece, il mondo
d'oggi ci costringe, giorno dopo giorno e notizia dopo notizia, ad accettare
il fatto che, agli inizi del terzo millennio, ci sono 200 milioni di esseri
umani in catene a cui si aggiungono 100 milioni di bambini che oggi subiscono
le piu' infamanti e selvagge forme di sfruttamento, quando invece nell'arco
di quattro secoli la tratta di persone dall'Africa al Nuovo mondo non ha
superato i 12 milioni.
La schiavitu', allora,
assume le sembianze di una delle piu' devastanti piaghe dell'epoca presente.
Essa si presenta
secondo delle forme che nulla hanno di diverso rispetto ai secoli passati,
alla tradizione greco-romana e alle civilta' asiatiche e africane.
Esse sono:
1) la compravendita
e lo sfruttamento lavorativo e sessuale dei bambini e delle donne;
2) il lavoro forzato;
3) l'asservimento
per debiti.
Tutte e tre sono forme
di dominio dell'uomo sull'uomo, dell'uomo sulla donna e dell'uomo su un
minore a solo scopo di profitto.
Anche se oggi non
esistono piu' civilta' schiavistiche, tuttavia sono emersi e si sono modellati
con il tempo veri e propri mercati di schiavi, dove le prestazioni e le
relazioni schiavistiche si collocano all'interno di sistemi economici piu'
ampi, di veri e propri mercati stabiliti. E dove gli egoistici fini della
schiavitu', permangono essere l'estrazione forzata di lavoro non pagato
e la compravendita e lo sfruttamento sessuale di donne e bambini.
Le forze del mercato
legale e del mercato grigio, in cui gli scambi criminali sono poco distanti
dal resto dell'economia, hanno fatto riemergere la schiavitu' in modo preponderante.
Forze miste - legali
e criminali - sono riuscite e rendere l'asservimento dei minori per scopi
sessuali, uno dei crimini piu' aberranti per mezzo del quale si incarna
il senso piu' profondo di "schiavitu''": la morte sociale dello schiavo.
La schiavitu', e'
indubbio, e' la perdita totale e definitiva del se' che trasforma il soggetto
in una "non-persona".
Il padrone ha la
totale disponibilita', non solo del corpo e del lavoro di quell'essere
umano, ma della sua stessa vita; ed egli e' cosciente di questo.
A quell'uomo rimane
unicamente la "vita fisica", perche' la "vita sociale" gli e' stata negata
definitivamente. La condizione nella quale la schiavitu' lo pone e' quella
di assomigliare ad un animale o a una cosa, di vivere in un'impotenza assoluta,
in una misera condizione di umiliazione totale, che degrada le basi stesse
dell'identita' e della dignita' della vittima.
Oggi come per secoli
e' accaduto, la societa' e, in essa, attori ben precisi, arrivano ad includere
nella logica delle relazioni di mercato la compravendita degli esseri umani
e, in particolare, dei minori.
Addirittura, gli
esperti parlano di "una coercizione indiretta di mercato" diversamente
dall'"oppressione fisica diretta" tipica della vecchia schavitu', nel senso
che oggi le vittime dell'oppressione sono soggetti liberi, che scelgono
di entrare nei circuiti dello sfruttamento sessuale con la convinzione
di poterne uscire, in teoria, quando vogliono.
Molti di loro, infatti,
sono madri che insieme ai propri figli chiedono di essere trafficate verso
i paesi occidentali con la speranza di un futuro migliore e, che per questo,
sono disposte a pagare somme esorbitanti, indebitandosi, ed entrando per
sempre in un giro in cui non saranno mai piu' considerati persone, ma schiavi.
Pertanto, se la logica
di mercato arriva a governare il destino degli esseri umani, e' logico
che la natura umana sara' destinata, ben presto, alla demolizione della
sostanza fisica e psicologica dell'uomo stesso.
E i bambini saranno
i primi, proprio perche' i piu' deboli e i piu' strumentalizzati in un
mondo di adulti, a rimanere schiacciati dalle forze di un mercato che pone
le finalita' di lucro al di sopra del rispetto della vita umana.
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