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LA PREVENZIONE DEGLI ABUSI ALL'INFANZIA Parlare di prevenzione degli abusi all'infanzia non e' cosa semplice perche' il fenomeno ha cosi' tante sfaccettature ed implicazioni -che spaziano in parecchi campi diversi- che circoscrivere in poche righe un "manuale di prevenzione" risulta molto arduo. Questo pero' non ci deve scoraggiare, solo dobbiamo decidere se dare all'argomento un taglio personalizzato (cosa posso fare io nell'immediato, tenendo conto che sono: genitore, insegnante, amministratore pubblico, sacerdote, uomo comune, bambino) oppure guardare il fenomeno dall'alto valutando tutte le possibili strade per combattere la pedofilia su fronti compatti. Famiglia, scuola, amministrazione pubblica, enti vari sono tutti attori da impegnare in un serio programma di lotta alla pedofilia, ciascuno nel suo ambito e con le sue competenze, ma che devono agire sempre a complemento l'uno dell'altro, in modo sinergico, per creare un fronte unico alla lotta e soprattutto sopperire la' dove le altre istituzioni latitano. La famiglia ha dei precisi compiti ma la scuola non puo' esimersi ne' dall'affiancare la famiglia in quest'ambito, ne' dal sopperire alla famiglia quando questa e' assente o ancora peggio quando e' in famiglia che vengono perpetrate le violenze. In ognuno dei due casi parlare al bambino non e' facile ed il cammino di prevenzione deve essere "calibrato" sull'eta' anagrafica, ma anche psicologica del bambino e del ragazzo. Dalla famiglia parte il processo di sviluppo e di socializzazione del bambino, e' quindi la famiglia la prima ad essere chiamata a rapporto nella lotta agli abusi. E' importante per ogni genitore ricordare che anche la piu' piccola cosa detta o fatta al bambino resta nella sua memoria piu' o meno consciamente per sempre. Mai sottovalutare il modo in cui si parla al bambino ed in particolare del modo in cui lo si prepara alla vita sessuale. I GENITORI dovranno :
PER LA SCUOLA: la scuola deve coadiuvare la famiglia in un'educazione sessuale corretta e contemporaneamente nella messa in guardia dei bambini su possibili attenzioni sessuali sbagliate nei loro confronti; bisogna superare il tipico braccio di ferro scuola- famiglia in cui una addossa all'altra la titolarita' di tale incarico: ciascuna dalla sua angolazione dovra' farlo. La scuola potra' essere anche il luogo dove organizzare incontri di aggiornamento per le famiglie, gli insegnanti e tutto il personale scolastico e parascolastico; la scuola nella sua "globalita'" dovra' poi supervisionare il suo personale, compreso quello di societa' esterne che lavorano a scuola tramite appalti e convenzioni. Ancora di piu', poiche' spesso gli abusi avvengono in famiglia, e' proprio alla scuola demandata la responsabilita' di intervenire anche in concreto. Ma come? Rendendo edotti gli insegnanti sul problema e sulla sua gravita', dando loro gli strumenti adeguati (anche attraverso incontri di formazione ed aggiornamento) per aiutarli a individuare nei temi dei bambini e nei loro disegni tracce di un eventuale disagio, facendo si che essi non sottovalutino mai richieste inconsapevoli di aiuto e invitandoli a segnalare sospetti alle autorita' scolastiche e prima ancora al medico scolastico, alla psicologa scolastica , alle insegnanti di sostegno. Questo personale che comunque nelle scuole deve esserci, e' giusto che venga allarmato sul fenomeno pedofilia e sia in grado di prendere in mano la situazione in caso di sospetto (ovviamente anche qui senza gridare al lupo al lupo, ma agendo in modo discreto per valutare effettivamente la veridicita' della cosa) ed in caso di violenze conclamate. ALL'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA, e' demandato infine il compito di valutare se leggi e regolamenti sulla pedofilia siano effettivamente impostati in modo tale da trovare e condannare gli autori delle violenze e tutelare le piccole vittime, agendo con discrezione e rassicurazione. Nel caso poi delle amministrazioni locali che sono piu' vicine ai cittadini e quindi anche ai bambini, si chiede di vigilare col proprio personale e a mezzo polizia municipale nei luoghi fisicamente frequentati dai bambini: campi gioco, campi scuola, impianti sportivi, centri estivi ma anche strade e giardini. Infine si chiede agli assessori ai servizi sociali di mantenere all'interno dei loro programmi di intervento un occhio aperto alla pedofilia, organizzando, se necessario incontri pubblici a tema. ALLA SOCIETA' CIVILE, ai sacerdoti, agli animatori, alle baby-sitters, a tutte le persone "comuni" chiediamo di non sottovalutare il problema e di non chiudere gli occhi di fronte ad un sospetto, alle grida della porta accanto, alle lacrime di un bambino ma di avere coraggio a combattere l'omerta'. AI BAMBINI STESSI chiediamo di non cedere mai alle lusinghe di chi non conoscono e di rifiutare contatti fisici che non aggradano, anche se chi li cerca e' un amico o un parente; chiediamo di parlare se qualcuno fa loro del male anche se sono stati minacciati: chiediamo di riferire a qualcuno anche i segreti brutti che puo' avergli confidato un amichetto. Chiediamo infine di non temere e di non perdere mai fiducia che nel mondo ci siano anche persone buone che sono in grado di aiutarli. Alessandra Martinelli |
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