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scritti
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Scopo principale del
convegno tenuto a Reggio Emilia il 26 e 27 Gennaio 2001 era quello di dare
un piccolo contributo a favore della diffusione di una coscienza critica
sul problema pedofilia o, meglio, pedocriminalita’.
Infatti secondo gli
organizzatori del convegno (ANACIP, Associazione Nazionale Avvocati Consulenti
tecnici e Investigatori Privati, e “La Caramella Buona” ONLUS) diffondere
una coscienza critica del problema e’ il primo passo per costruire una
cultura della prevenzione.
Tra i relatori: l'avvocato
Marazzitta, Presidente dell’ANACIP; il dott. Lavorino, Coordinatore nazionale
ANACIP; l’Avv. Falcetta; il Prof. Avv. Taormina, Ordinario di diritto Penale
e Presidente di Avvocatura Alternativa; il Dr Gagliardi, psicoterapeuta
esperto in pedocriminalita’; il dott. Frati, presidente dell'ordine degli
psicologi dell' Emilia Romagna; il dott. G. Rossi, direttore dell' Istituto
di Formazione al Giornalismo dell’Universita’ di Bologna.
Un monito e’ stato
sollevato da tutti i partecipanti: prestare attenzione ai bambini, sia
nella veste di genitori, ma anche di insegnanti, educatori, medici, amici,
vicini di casa; attenzione non solo a quello che dice effettivamente il
bambino, ma prestare attenzione a tutti quei segnali che possano far intendere
uno stato di disagio: ansia, irrequietezza, preoccupazione, paura, cambiamento
di umore, di abitudini, che possono essere specchio di una situazione di
fragilita’ emotiva che pone il bambino in una situazione a rischio; oppure
di una situazione gia’ verificatasi ma che il bimbo non riesce ad elaborare
(senso di colpa, vittima che diventa carnefice….).
Questo deve far intervenire
l'adulto, fare attenzione al bambino senza pero’ creare falsi mostri o
cercare peccati o colpevoli inesistenti. Ricordiamo che i bambini lavorano
di fantasia e tante volte un'accusa infamante puo’ essere solo il frutto
di una volonta’ del bambino di vendicarsi di un torto subito, ma non a
sfondo sessuale (certo dipende dall'eta’ del bambino).
Attenzione a saltare
alle conclusioni prima di aver verificato il fatto.
Errori di medici
e giudici ne sono stati fatti tanti, con il risultato di aver tolto i bambini
ai genitori, di averli affidati al genitore sbagliato o averli mandati
in un istituto senza motivo.
Anche questa e’ una
faccia del problema.
Si e’ creata una
vittima inesistente che poi vittima lo e’ diventata nel momento in cui
e’ stata sottratta alla famiglia.
I relatori hanno
poi posto l’accento su di un altro aspetto poco “visibile”, ma molto pericoloso:
esistono associazioni (…..) che ospitano bambini in affidamento e che,
ricevendo contributi pubblici, ne approfittano con la connivenza di assistenti
sociali ed operatori che superficialmente redigono perizie.
L'avv. Falcetta ha
illustrato il caso di un’associazione coinvolta in almeno tre casi di affidamento
a minori in istituto, in cui il fatto per cui erano stati allontanati dalle
rispettive famiglie, non solo non esisteva, ma le perizie non erano nemmeno
state fatte: i bambini non erano mai stati incontrati di persona dai periti.
Una curiosita’: questi
istituti ricevono dallo Stato lire 300.000 al giorno per ospitare i bambini;
tenendo conto che hanno in carico anche qualche centinaio di bambini, queste
associazioni “senza fine di lucro” costano allo stato diversi miliardi
ogni anno guadagnando sulle vite dei bambini.
E' chiaro che non
si puo’ generalizzare ma anche questo e’ un lato del problema.
A testimonianza di
cio’ e’ stato citato il caso della piccola Miriam Schillaci (due anni):
tolta alla famiglia per sospetto di violenza carnale da parte del padre,
in quanto durante una visita medica erano state riscontrate delle perdite
ematiche dall'ano; nessun approfondimento fatto, notizia data ai giornali,
solo dopo lo scoop interviene un giudice e toglie la bimba ai genitori;
mesi di istituto e ricorsi dei genitori. Risultato: la bimba era affetta
da una forma di cancro all'intestino e mori’ dopo poche settimane che era
ritornata a casa.
Altro aspetto, evidenziato
dallo psicoterapeuta dott. Gagliardi, e’ la tendenza della psicologia piu’
attuale di annoverare la pedofilia (sostituita col termine parafilia)
non piu’ tra le perversioni sessuali, ma tra gli atti di pedocriminalita’,
cioe’ tra gli atti di violenza contro i minori: infatti, spiega il dott.
Gagliardi, “l’ammalato perverso” e’ una persona che vive una coazione a
ripetere e a soddisfare un “bisogno”, mentre il padre che abusa in vari
modi e livelli del proprio figlio non subisce questa coazione.
Infatti il violento
contro i minori e il pedocriminale non sono necessariamente dei deviati.
In questo modo si spiegano anche tutti quei casi di risonanza internazionale
(es. Belgio e Francia) che hanno subito vari insabbiamenti per proteggere
personaggi influenti.
Il dott. Gagliardi
ha posto anche l’accento sia sulla pericolosita’ dei “fantomatici” esperti,
che su eventuali regole, che anziche’ salvaguardare o proteggere, potrebbero
causare danni anche maggiori.
Ma i reati contro
i minori non si limitano agli atti di pedofilia: ve ne sono moltissimi
altri che anche se non riguardano direttamente il tema trattato ne sono
strettamente connessi, come ad esempio lo sfruttamento del lavoro minorile,
le adozioni illegali, il traffico di organi ed altri ancora.
A tutto cio’ va aggiunto
il mobbing : le pressioni e gli abusi sul posto di lavoro ai danni di quelle
persone che sanno e potrebbero denunciare certi abusi o reati, ma che per
non perdere il posto sono costrette a tacere.
Il problema dell’omerta’,
pero’, non e’ legato solo al mobbing, ma anche a tantissime altre situazioni
poco chiare; ad esempio medici e psicologi hanno posizione difficile
se nel corso della loro attivita’ ravvisano l'esistenza di un reato a sfondo
sessuale: devono naturalmente rispettare la legge e denunciare taluni fatti
ma anche rispettare il segreto professionale.
Spesso e’ difficile
decidere se dire e fino a quanto dire.
Innanzitutto vanno
scissi due casi: il medico che trova sulla "vittima" dei segni inequivocabili
e’ obbligato a denunciare il fatto alle autorita’ (se non lo fa e’ perseguibile);
se sia medico che psicologo vengono a conoscenza di un fatto tramite un
loro paziente, responsabile del fatto stesso, devono valutare l'entita’
del reato e l'eta’ della vittima.
In caso di violenza
sessuale a minori di 18 anni il medico DEVE DENUNCIARE, in quanto e’ uno
dei casi in cui la denuncia avviene d'ufficio senza bisogno di querela
da parte della vittima; in caso di abuso, adescamento, corruzione, atti
di libidine e comunque reati che non arrivano alla violenza carnale c'e’
l'obbligo di denuncia nei casi di minori di 14 anni; tra in 14 e i 16 non
c'e’ l'obbligo ma l'autorizzazione ad infrangere il segreto professionale
senza essere perseguibile; sopra i 16 anni e’ violazione del segreto.
C'e’ poi la possibilita’
per lo psicologo, nel caso di situazioni in cui non e’ prevista la
denuncia d'ufficio, di utilizzare il consenso informato, cioe’ l'autorizzazione
da parte del paziente a segnalare il caso; naturalmente se l'autore del
reato e’ una terza persona il consenso informato e’ sicuramente un istituto
importante, ma se l'autore e’ il paziente stesso viene da chiedersi se
non sia meglio che si autodenunci lui stesso, beneficiando cosi’ delle
attenuanti del caso.
L’Avv. Falcetta,
ha citato parecchi casi che ha seguito e segue, riguardanti casi di pedofilia
e pedocriminalita’, sia come difensore della vittima che come difensore
di accusati che, secondo le sue indagini, non sono i responsabili (la nuova
figura dell'avvocato penalista in Italia puo’ compiere le indagini).
Nel corso del suo
lavoro si e’ trovato a denunciare anche associazioni anti-pedofilia (!!!!),
centri di assistenza convenzionati, giudici ed assistenti sociali, questo
perche’ ritiene che spesso piu’ che a far luce sulla verita’ si tenga a
preservare la tranquillita’ di tutto un sistema dove verrebbero coinvolti
livelli importanti del sistema stesso e si andrebbe ad evidenziare un approccio
sbagliato al sistema giudiziario; si arriva cioe’ ad una verita’ "sbagliata"
o ad un insabbiamento spesso per automatismi del sistema giudiziario contro
i quali in pochi si battono.
Si assiste inoltre
ad una mercificazione del bambino, troppi gli interessi economici: si guardi
alla vendita di materiale pedopornografico, al traffico di organi, alla
prostituzione infantile, ma anche ai vantaggi economici degli istituti
convenzionati che a tenere i bambini presso di loro per il piu’ lungo tempo
possibile ricevono fondi pubblici in quantita’, si pensi ai periti di parte
ed alle loro parcelle, si pensi al "quieto vivere" di giudici ed assistenti
sociali.
La Dott.ssa Sardelli
(vicepresidente de La Caramella Buona) lavora presso un consultorio scolastico;
e’ lei stessa a porre l’accento sulla funzionalita’ dei consultori,
che potrebbero essere (se funzionanti) dei veri e propri punti di riferimento
per i bambini: gli educatori dovrebbero essere posti nelle condizioni di
poter leggere al di la’ dei disegni o dei temi scritti dai ragazzi, leggere
i loro stati d’animo, le loro paure ed ansie per poter individuare quelle
situazioni di disagio o di rischio e poterle poi approfondire.
Il Presidente Regionale
dell’Ordine dei giornalisti ha infine illustrato come prima con le riviste
e videocassette, poi con INTERNET si stia allargando il mercato della pedofilia
nel senso che si e’ trovato un ennesimo canale molto importante per espandere
il mercato in un certo senso contribuendo a sviluppare l'orgoglio pedofilo,
a creare la cultura pedofila. Creando una cultura pedofila, (vedi Boylovers)
si da "rango", posizione sociale, status ad un qualcosa che puo’ celare
lati molto piu' efferati.
Creando la cultura
ed incentivando la domanda, naturalmente secondo un ragionamento prettamente
economico, il mercato si allarga, ed ecco che siti pedopornografici con
le conseguenze del caso dilagano.
Mercificazione del
bambino ai massimi livelli.
Alessandra Martinelli
Andrea (mirbeau)
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