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Pavia 19 Aprile 2001


 CONVEGNO SULLO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO MINORILE

Il convegno, patrocinato dal Comitato Provinciale dell'UNICEF di Pavia e svoltosi nell'Aula Magna dell'Universita' degli Studi, e' stato organizzato per ricordare il sacrificio di IQBAL MASIH, il ragazzino pakistano di 10 anni che tento' di ribellarsi agli sfruttatori che obbligavano lui ed altri bambini a lavorare per intere giornate nella produzione dei tappeti; Iqbal riusci' ad organizzare i bambini contro i padroni e denuncio' lo sfruttamento alle autorita', per qualche istante fu portato in trionfo, ma dopo breve tempo fu ucciso in un attentato e divenne quindi il simbolo della lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Recentemente e' anche stato girato un film sulla sua storia, che meriterebbe ovviamente di essere puntualmente ripresentato e non lasciato come al solito nel dimenticatoio !
Vanzati, sindacalista della CGIL, ha presentato una ricerca condotta dalla CGIL stessa sul Lavoro minorile in Italia secondo cui, sebbene negli ultimi anni lo sfruttamento del minore sia diminuito, resta ancora diffuso ma con modalita' diverse. Innanzitutto al di sotto dei 15 anni i bambini che lavorano sono tutti nell'illegalita', al di sopra dei 15 anni lo sono se non vengono regolarmente assunti, assicurati e seguiti come impone la legge. I dati che si possono utilizzare per una "quantificazione" del problema sono percio' quelli "ufficiali" dei minori assunti in regola, ci sono dati dell'INAIL e segnalazioni di infortuni "sospetti" capitati ai bambini.
In base a queste statistiche risultano effettivamente "impiegati" circa 300.000 bambini, ma per le ovvie ragioni esposte il dato e' sicuramente di molto superiore.
Ricordiamo altresi' il lavoro a domicilio che sfugge ai controlli soprattutto perche' non si puo' sapere veramente chi e per quanto tempo dietro alle mura domestiche ci si dedica veramente......spesso l'intera famiglia, a turno o nei ritagli di tempo.
Rispetto ad alcuni decenni fa dove una bassa scolarizzazione ed una poverta' piu' accentuata erano i principali motori che spingevano le famiglie a fare lavorare anche bambini piccoli, ora le motivazioni tendono a cambiare ed e' spesso una scelta del ragazzino occupare parte del tempo lavorando dopo la scuola; questo non perche' la famiglia sia al di sotto del livello di poverta' ma in quanto la famiglia vuole ulteriormente migliorare la propria condizione economica o perche' il ragazzo stesso, spinto dal consumismo e dalla pubblicita', vuole avere una sua modesta indipendenza economica.
In tutti questi casi percio' il lavoro minorile e' una ulteriore piaga nel mare del mercato nero del lavoro.
La situazione dei Paesi del terzo mondo o a ritardo di sviluppo e' invece molto diversa : l'accentuata poverta' e la bassissima scolarizzazione portano ad un inevitabile utilizzo del bambino in forza lavoro anche in tenera eta'; a questo si aggiungono poi situazioni estreme in cui e' il bambino stesso l'oggetto dello scambio economico perche' venduto dalla famiglia a sfruttatori del lavoro o della prostituzione.
Non solo bambini sfruttati quindi, ma anche bambini schiavizzati; bambini che non hanno la forza di reagire anche perche' non sanno nemmeno a chi rivolgersi, ne' a chi chiedere aiuto  poiche'  e' stata proprio la famiglia a metterli in quelle condizioni.....denunciare quindi e' importante ma e' anche necessario attivarsi per cambiare la cultura dell'attenzione al bambino ed il modo di approcciarsi ai Paesi con un elevato debito verso l'estero che sono quelli dove appunto anche questo fenomeno e' particolarmente accentuato.
Tenendo conto che il 20% degli Stati detiene l'82% delle risorse disponibili si evidenzia chiaramente che lo sfruttamento del lavoro minorile e' solo uno degli aspetti di un problema molto piu' vasto.
Un problema nel problema e' poi quello dello sfruttamento del bambino a sfondo sessuale o per il traffico d'organi.
MANI TESE evidenzia che piu' di 250 milioni di bambini di eta' compresa tra i 5 ed i 14 anni lavorano per sopravvivere (di cui il 32% in Africa ed il 61 % in Asia) e che piu' del 50% sono bambine, per le quali anche il tasso di alfabetizzazione e' piu' basso.
I lavori in cui spesso questi bambini sono impiegati sono anche lavori pericolosi che mettono a repentaglio anche lo sviluppo fisico e la salute degli stessi.
Mani tese si attiva per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo sfruttamento, chiedere interventi di cooperazione verso i paesi piu' poveri, promuovere i diritti dei lavoratori (in genere), chiedere effettivi controlli sul comportamento delle imprese, sia quelle che "producono" che quelle che importano da quei Paesi, nonche' sostiene microprogetti che individuano volta per volta situazioni di particolare disagio su cui intervenire, con immediata presa in carico di bambini, avvio alla scolarizzazione ed intervento sulle loro famiglie per l'avvio degli adulti al lavoro (con corsi qualificazione personale ed altro).

Alessandra Martinelli