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CONVEGNO
SULLO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO MINORILE
Il convegno, patrocinato
dal Comitato Provinciale dell'UNICEF di Pavia e svoltosi nell'Aula Magna
dell'Universita' degli Studi, e' stato organizzato per ricordare il sacrificio
di IQBAL MASIH, il ragazzino pakistano di 10 anni che tento' di ribellarsi
agli sfruttatori che obbligavano lui ed altri bambini a lavorare per intere
giornate nella produzione dei tappeti; Iqbal riusci' ad organizzare i bambini
contro i padroni e denuncio' lo sfruttamento alle autorita', per qualche
istante fu portato in trionfo, ma dopo breve tempo fu ucciso in un attentato
e divenne quindi il simbolo della lotta contro lo sfruttamento del lavoro
minorile. Recentemente e' anche stato girato un film sulla sua storia,
che meriterebbe ovviamente di essere puntualmente ripresentato e non lasciato
come al solito nel dimenticatoio !
Vanzati, sindacalista
della CGIL, ha presentato una ricerca condotta dalla CGIL stessa sul Lavoro
minorile in Italia secondo cui, sebbene negli ultimi anni lo sfruttamento
del minore sia diminuito, resta ancora diffuso ma con modalita' diverse.
Innanzitutto al di sotto dei 15 anni i bambini che lavorano sono tutti
nell'illegalita', al di sopra dei 15 anni lo sono se non vengono regolarmente
assunti, assicurati e seguiti come impone la legge. I dati che si possono
utilizzare per una "quantificazione" del problema sono percio' quelli "ufficiali"
dei minori assunti in regola, ci sono dati dell'INAIL e segnalazioni di
infortuni "sospetti" capitati ai bambini.
In base a queste
statistiche risultano effettivamente "impiegati" circa 300.000 bambini,
ma per le ovvie ragioni esposte il dato e' sicuramente di molto superiore.
Ricordiamo altresi'
il lavoro a domicilio che sfugge ai controlli soprattutto perche' non si
puo' sapere veramente chi e per quanto tempo dietro alle mura domestiche
ci si dedica veramente......spesso l'intera famiglia, a turno o nei ritagli
di tempo.
Rispetto ad alcuni
decenni fa dove una bassa scolarizzazione ed una poverta' piu' accentuata
erano i principali motori che spingevano le famiglie a fare lavorare anche
bambini piccoli, ora le motivazioni tendono a cambiare ed e' spesso una
scelta del ragazzino occupare parte del tempo lavorando dopo la scuola;
questo non perche' la famiglia sia al di sotto del livello di poverta'
ma in quanto la famiglia vuole ulteriormente migliorare la propria condizione
economica o perche' il ragazzo stesso, spinto dal consumismo e dalla pubblicita',
vuole avere una sua modesta indipendenza economica.
In tutti questi
casi percio' il lavoro minorile e' una ulteriore piaga nel mare del mercato
nero del lavoro.
La situazione dei
Paesi del terzo mondo o a ritardo di sviluppo e' invece molto diversa :
l'accentuata poverta' e la bassissima scolarizzazione portano ad un inevitabile
utilizzo del bambino in forza lavoro anche in tenera eta'; a questo si
aggiungono poi situazioni estreme in cui e' il bambino stesso l'oggetto
dello scambio economico perche' venduto dalla famiglia a sfruttatori del
lavoro o della prostituzione.
Non solo bambini
sfruttati quindi, ma anche bambini schiavizzati; bambini che non hanno
la forza di reagire anche perche' non sanno nemmeno a chi rivolgersi, ne'
a chi chiedere aiuto poiche' e' stata proprio la famiglia a
metterli in quelle condizioni.....denunciare quindi e' importante ma e'
anche necessario attivarsi per cambiare la cultura dell'attenzione al bambino
ed il modo di approcciarsi ai Paesi con un elevato debito verso l'estero
che sono quelli dove appunto anche questo fenomeno e' particolarmente accentuato.
Tenendo conto che
il 20% degli Stati detiene l'82% delle risorse disponibili si evidenzia
chiaramente che lo sfruttamento del lavoro minorile e' solo uno degli aspetti
di un problema molto piu' vasto.
Un problema nel
problema e' poi quello dello sfruttamento del bambino a sfondo sessuale
o per il traffico d'organi.
MANI TESE evidenzia
che piu' di 250 milioni di bambini di eta' compresa tra i 5 ed i 14 anni
lavorano per sopravvivere (di cui il 32% in Africa ed il 61 % in Asia)
e che piu' del 50% sono bambine, per le quali anche il tasso di alfabetizzazione
e' piu' basso.
I lavori in cui
spesso questi bambini sono impiegati sono anche lavori pericolosi che mettono
a repentaglio anche lo sviluppo fisico e la salute degli stessi.
Mani tese si attiva
per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo sfruttamento, chiedere
interventi di cooperazione verso i paesi piu' poveri, promuovere i diritti
dei lavoratori (in genere), chiedere effettivi controlli sul comportamento
delle imprese, sia quelle che "producono" che quelle che importano da quei
Paesi, nonche' sostiene microprogetti che individuano volta per volta situazioni
di particolare disagio su cui intervenire, con immediata presa in carico
di bambini, avvio alla scolarizzazione ed intervento sulle loro famiglie
per l'avvio degli adulti al lavoro (con corsi qualificazione personale
ed altro).
Alessandra Martinelli
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