scritti

 

"Territori d'ombra" , 2 Aprile 2001
 

Territori d'ombra e' un film-documento che racconta una realta' dalla quale nessuno dovrebbe distogliere gli occhi, quella della pedofilia.

Raccontare l'inenarrabile senza bisogno di mostrare, senza cadere nella morbosita', ma nello stesso tempo rendendo testimonianza di una realta' sociale che e' passata dal consumo degli oggetti a quello dei sentimenti.

E' questo il film proposto da Veronica Salvi e Paolo Modugno che hanno ambientato la loro storia in Carnia, terra lontana, dimenticata, dove piu' facilmente l'isolamento richiama storie difficili, di forte impatto sociale.

Gli autori hanno impiegato tre anni per vedere la loro opera realizzata, ed il film  ha ottenuto il Fondo di Garanzia dal Ministero dei Beni Culturali, perche' considerato opera di interesse culturale nazionale.

La trama raccontata con la struttura di un noir ruota intorno a tre personaggi, Luca, Margherita e Franz, che hanno in comune un passato ed  un destino di violenza, ma  che li portera' tutti e tre, anche se con motivazioni diverse, a ricercare un individuo oscuro ed inquietante, l'avvocato Dulbecco.

Questi, incriminato per atti di terrorismo e frettolosamente scagionato si e' rifugiato in Carnia, dove oltre a dare ospitalita' a  coloro che ricercano perverse esperienze sessuali, utilizza bambini per la produzione di film a luci rosse destinati al mercato internazionale dei pedofili.

Il finale del film e' un monito, reale, per un fenomeno come quello della pedofilia che deve far riflettere su quanto fin' ora e' stato fatto e su quello che c'e' da realizzare.
 


La pedofilia é una delle grandi piaghe della nostra epoca, si parla di circa due milioni di bambini soggetti a sfruttamento sessuale.
I crimini commessi sui bambini mobilitano in noi emozioni profonde, e spesso non siamo sufficientemente disponibili a guardare dentro di noi ed ai nostri fantasmi.

Non siamo tanto lontani nel tempo e nello spazio dai bambini uccisi nel corso delle pulizie etniche nella ex Jugoslavia, dai bambini trucidati in Algeria, dalle uccisioni rituali o dalle infibulazioni sulle adolescenti commesse nei paesi del terzo mondo, le nostre coscienze troppo spesso preferiscono ignorare, magari considerando che certi abusi sui minori facciano parte della cultura "locale".

La ricerca medica, psichiatrica e psicologica hanno per molti secoli dato poco rilievo ai maltrattamenti sui minori, all'infanzia, quasi fosse un tabu' prendere atto della sua esistenza e studiarne con le cause le possibili soluzioni.
Eppure questa e' un'eta' in cui si pongono le basi per lo strutturarsi di una personalita' sana o patologica.
Cio' che il bambino sperimenta sin dalla nascita rimarra' indelebilmente inscritto nella sua memoria, con enormi conseguenze per tutto il resto della vita.

Il minore vittima di violenza a volte e' troppo piccolo per tradurre in parole l'accaduto, deve fare uno sforzo molto intenso per vincere la tendenza a tacere circa un'esperienza di cui si vergogna e di cui si sente in parte responsabile al di la' di ogni elemento reale.
Di contro il pedofilo ha un radar particolare per riconoscere i bambini soli e bisognosi d'amore in cui rivede se stesso bambino e in cui si identifica.

Nei confronti di tali bambini usa le arti seduttive che ben conosce; quando abusa  di un bambino e come se proiettasse sul bambino quella  parte di se bisognosa infantile  a cui cerca di dare amore e attenzione attraverso gesti sessuali.

Dal punto di vista psichico, lo sviluppo del pedofilo si e' arrestato prima che emergesse il complesso edipico, per lo piu' e' un maschio che nella sua infanzia ha avuto genitori inadeguati e poco presenti; quasi sempre, a sua volta, da bambino ha subito abusi e maltrattamenti.
Il suo Super-Io, che dovrebbe tenere a bada  il suo comportamento, e' manchevole, come manchevoli sono stati i suoi genitori che non hanno preso in considerazione i suoi bisogni.
E' incapace, infatti, di mettersi nei panni dell'altro, intuendo cio' che sente l'altro, ha una personalita' instabile, ed e' un soggetto con impulsi aggressivi.

Ma c'e' un dato raccapricciante che piu' di ogni altro deve far riflettere sulla pedofilia: la maggior parte dei casi si verificano all'interno delle famiglie, coperti e protetti da un muro di assoluta omerta', cioe' proprio quel nucleo familiare su cui il bambino conta di piu' per sentirsi amato e protetto.

Questo dato deve far riflettere molto su come va combattuto questo fenomeno, e' evidente l'impegno da profondere, che deve essere sul piano sociale e culturale.

Bisogna fare in modo che nelle scuole venga lanciata, nelle dovute forme, una campagna di informazione, che sensibilizzi i bambini sui modi in cui riconoscere gli atteggiamento dei pedofili, perche' questo e' un fenomeno trasversale, tocca tutte le categorie sociali.

La legge non basta, come non bastano le persone che ogni giorno si prodigano per combattere questa infame lotta contro il sopruso di innocenti.
Cio' che occorre e' una vera e propria rivoluzione culturale, contro quella particolare espressione della famiglia patriarcale  che vede il bambino come un oggetto, e non come un essere umano da tutelare.