![]() |
scritti
|
| Il Mattino I bambini agli incroci «industria» di disperati MARISA LA PENNA Dodici ore di «lavoro» ininterrotto sotto lo sguardo attento di mamme, papà o presunti genitori. Dodici ore e più - la maggior parte delle quali trascorse sotto il sole cocente di questi torridi giorni - a tendere la mano, ad elemosinare una monetina. I nuovi schiavi sono bambini che hanno perso dagli occhi lo sguardo spensierato e felice di fanciullo. Chi li «addestra» sa che quei piccoli innocenti valgono tanto oro quanto pesano. Uno di quei bimbetti, se ci sa fare, se sa essere cioè particolarmente convincente e suscitare compassione, se sa sorridere al momento giusto, può valere molto denaro. Molto di più di quanto possa ottenere un adulto che lava i vetri. Per questo ai semafori ci sono loro, con le logore spugnette con cui simulano di lavare i fari (sono troppo piccoli per arrampicarsi fino al parabrezza). Mentre gli adulti sorvegliano, a distanza più o meno ravvicinata - comunque quasi sempre all’ombra - che il lavoro proceda senza soste. Raccontiamo dei piccoli schiavi da diversi giorni. L’assessore comunale Raffaele Tecce, che da qualche settimana sta monitorando il fenomeno, ci ha spiegato alcune cose. Innanzitutto che l’esercito di famiglie che presidia i semafori di strade, incroci e piazze, proviene, per la maggior parte, da una città della Romania, Calarasi, che sta vivendo una grave crisi economica. «Non sono clandestini - precisa subito Tecce - arrivano regolarmente in Italia, passando la frontiera e mostrando il passaporto. Nel nostro Paese possono restare tre mesi allo scadere dei quali, però, devono rientrare» «Il viaggio viene pagato millecinquecento euro a quelli che loro chiamano “tassisti” - spiega ancora l’assessore - questo denaro verrà restituito dopo un mese di “lavoro”. I guadagni degli altri due mesi serviranno poi al loro sostentamento in Romania. In ogni caso rientrano sempre entro i tre mesi previsti. Altrimenti il loro Stato non concederà mai più l’opportunità di espatriare». Centoventi rumeni provenienti da Calarasi sono stati ospitati presso il Centro Deledda di Soccavo, precisa ancora Tecce che si dice scettico in merito a un intervento repressivo da parte di forze dell’ordine e assistenti sociali. Ovvero togliere i bambini ai loro genitori e innescare così un iter giudiziario lungo che potrebbe portare anche all’allontanamento definitivo dei bambini dalle loro famiglie. Sono due le correnti di pensiero che dividono, in questi giorni, chi assiste al fenomeno dei piccoli schiavi lavavetri disseminati ai semafori della città. C’è chi, come il giudice Melita Cavallo, sostiene che è meglio non donare soldi per rompere una spirale di sfruttamento. E chi, come l’assessore Raffaele Tecce che, invece, ritiene che non bisogna essere drastici con queste creature, in attesa che il problema venga risolto a monte. E lo Stato? Il 13 agosto scorso, qualche giorno dopo l’investimento di un bambino lavavetri, durante un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Renato Profili, venne decisa l’istituzione di una task force - composta da rappresentanti delle forze dell’ordine, magistrati del tribunale dei minori, medici, assistenti sociali - che dovrà intervenire per bloccare il fenomeno. Nei giorni scorsi il questore ha precisato che si sta lavorando per la realizzazione della «squadra speciale». Nel frattempo l’esercito si ingrossa ogni giorno di nuove, piccole reclute. Si tratta di bambini anche molto piccoli. Potrebbero finire nella rete di pedofili o malintenzionati, lo hanno denunciato in molti, anche sulle pagine del nostro giornale. Ci sono adulti che non riescono infatti a tenere il controllo di tutti i figli (o presunti tali) sguinzagliati in punti diversi di una strada o di una piazza. Per cui un malintenzionato potrebbe avere campo libero. E questo, sul nostro territorio, e in un contesto di abusi, promiscuità e difficoltà di controllo, purtroppo non è fantascienza. |