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Un esercito di dimenticati: i bambini di strada di Manila
Greta
"Se
vuoi provare ad immaginare un bambino di strada non puoi farlo pensando
al tuo bambino.
I
bambini di strada di Manila non assomigliano a nessun altro".
Con queste parole, il documentario "Uno, nessuno, duecentomila - Viaggio tra i bambini di strada di Manila con Medici Senza Frontiere" trasmesso nel corso di "C'era una volta" (RAI3 - 28 febbraio) apre il sipario su quella che e' la vita assurda di un esercito di bambini dimenticati che impara l'arte di arrangiarsi.
Manila: 15 milioni di abitanti ammucchiati in quello che e' definito uno dei depositi della spazzatura del mondo, in cui il 70% della popolazione vive in fatiscenti baracche e le prigioni altro non sono che allevamenti di topi e mosche.
Manila: una megalopoli
dal traffico infernale, la citta' delle contraddizioni.
Campi da golf, banche,
palazzi. Scarichi delle fognature direttamente nel fiume.
Bambini che normalmente
chiedono la carita' ai finestrini e normalmente ricavano sputi in viso.
Citta' di Dio, citta'
delle Chiese: e' una vergogna non credere, non avere fede, ma abusare di
un bambino in cambio di 350 lire va bene, si puo' fare.
Manila: se si cerca un bambino in difficolta', se ne trovano duecentomila.
Vengono chiamati
sorci, bastardi, scarafaggi, immondizia.
L'opinione di tutti
e' che essi non valgono nulla, quindi non hanno diritti, appartengono a
tutti, se ne puo' fare cio' che si vuole: abusi, soprusi, violenza, torti.
Le persone non sanno,
o hanno dimenticato, che ogni bambino nasce con il diritto di essere amato.
Possono essere violentati
dal padre, picchiati dalla madre o dai parenti, buttati in carcere anche
se innocenti.
Puo' accadere che
il sistema disciplinare del padre di uno di essi preveda che il figlio
venga normalmente legato a testa in giu' per punizione, e resta li', finche'
non perde conoscenza.
E questo per ogni
errore, per giorni, per anni.
E puo' accadere
anche che, ad uno di essi, il padre tenti di dare fuoco, cospargendo quell'esile
corpo con del petrolio, la prima volta non riuscendoci, ma al secondo tentativo
il fuoco inizia a bruciare la carne.
E' il suo modo di
educare: il bimbo aveva raccolto del cibo dalla spazzatura.
La madre lo porta
in ospedale e vorrebbe che il padre fosse messo in carcere.
I bambini di strada,
a Manila, si drogano sniffando colla, bruciandosi il cervello: una vita
assurda, una vita venduta a 3000 lire ad un pedofilo, per qualche ora.
Con 50 lire comprano
la colla, un solvente utilizzato nell'industria calzaturiera: l'odore inspirato
cancella tutto, anche la fame, la sete, la paura, ma causa danni neurologici
gravi.
Una ciotola di riso
costerebbe 10 volte tanto.
Essi ritengono la
strada piu' umana della famiglia e quando cercano l'umanita' che non hanno
avuto, trovano droga, prigione e pedofilia.
Per strada qualcosa
riescono a mangiare, i soldi li ricavano rubando, mendicando o prostituendosi,
a casa ricevono solo torture, violenza e botte.
E quando la resistenza
al silenzio, che puo' durare anni, viene meno, preferiscono andare
a vivere al cimitero, per esempio, perche' non ce la fanno piu'.
E cosi' costruiscono
una loro famiglia, con delle regole e dei doveri, una piccola comunita'
ben organizzata.
Fondamentalmente
essi temono la solitudine, la prigione e la violenza della polizia.
Li' esiste una legge
per cui qualsiasi bambino trovato per strada oltre le 22 puo' essere portato
in prigione senza alcuna imputazione: e' successo a circa un migliaio di
minori.
Il 60% di essi ammette
di aver subito torture e violenze durante gli interrogatori.
Le prigioni a Manila
sono lager, catapecchie fatiscenti con le tegole che cascano a terra, i
fili della corrente elettrica scoperti, assenza di acqua potabile, assenza
di latrine.
Lo spazio destinato
ai minorenni altro non e' che un cortile all'aperto che quando piove si
riempie di mezzo metro d'acqua.
Nelle venti carceri
della citta' sono detenuti 15.000 ragazzi.
In una cella che
dovrebbe ospitarne 8, ne sono rinchiusi dai 50 agli 80, il 90% e' costretto
a dormire per terra, tra rifiuti umani e alimentari, dividendo le celle
con detenuti adulti colpevoli di reati gravi.
Il cibo e' quello
dei maiali, l'acqua non e' potabile.
Le malattie della
pelle sono all'ordine del giorno, il tifo ha gia' ucciso due bambini.
In queste condizioni,
il piccolo detenuto di oggi sara' il delinquente di domani.
Dicono che questi bambini non valgono nulla, ma c'e' invece chi crede, come Medici Senza Frontiere, che valga la pena spendere tutta la vita per loro.
Sono volontari, medici,
assistenti sociali, infermieri: sono i loro angeli.
Sono la parte buona
dell'uomo che lotta contro la parte dell'uomo che invece e' marcia.
Danno assistenza,
affetto, comprensione, educazione, recupero. Ma e' tutto difficile.
Il loro lavoro a
Manila ha permesso il recupero di 6 ragazzi, ex bambini di strada, che
sono divenuti oggi operatori non professionali di MSF.
Ernesto, Jun Jun
e gli altri affrontano ogni giorno i quartieri piu' pericolosi della citta'
alla ricerca dei bambini senza speranza, creando le condizioni di recupero
per molti di essi.
Dare accoglienza
alla vittima e' bene ma non e' abbastanza: occorre portare il pedofilo
in tribunale ed ottenere che abbia il massimo della pena.
Padre Shyn Cullen,
di cui si leggera' di seguito l'intervista in esclusiva rilasciata a MSF,
dice che il male peggiore non sono i pedofili ma quanti non fanno nulla.
Sanno che c'e' il
male ma guardano da un'altra parte.
Non si deve stare
in silenzio, si deve parlare, si deve prendere una decisione per la giustizia,
per la verita' e per i bambini.
Si deve agire, altrimenti
siamo dalla parte del male.
Nel 1996, a Stoccolma, il 1° Congresso Nazionale contro lo sfruttamento sessuale dei minori ha introdotto nelle legislazioni di 122 paesi il concetto di extra-territorialita', che consente di perseguire il reato di abuso e sfruttamento sessuale dei minori anche nel paese di origine dei pedofili.
Per Medici Senza
Frontiere CAMBIARE si puo', perche' a Manila poco e' gia' tanto.
CAMBIARE
e' dare assistenza legale a piu' di 100 minori in carcere, di cui 60 risultati
poi innocenti.
CAMBIARE
e' ottenere la separazione delle celle tra bambini e adulti nelle prigioni.
CAMBIARE
e' il centro di assistenza che accoglie e cura i bambini ammalati.
CAMBIARE
e'
la vittoria contro la pena di morte ai minori proposta dal governo filippino.
CAMBIARE
e' parlare con loro quando ne hanno voglia, instaurando lentamente un rapporto
di fiducia che sostituisca il loro orribile passato.
Un paese che non
rispetta i propri bambini e' un paese senza futuro.
Greta
Per gentile concessione di MEDICI SENZA FRONTIERE,
l'intervista completa a PADRE SHAY CULLEN
candidato al Premio Nobel per la Pace 2001.
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