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IL BUSINESS DELLA PEDOFILIA

Pedofilia.....cos'e'?

E' un concetto lontano: evoca paesi d'oltremare, spiagge dorate, luci che non ci appartengono e gemiti che non conosciamo. E' una parola che infastidisce, che non fa piacere. Non e' poi coś lontano, ne' cosi' sconosciuto il suo odore: ci e' vicino, molto vicino. Noi non lo sentiamo, non lo percepiamo: le nostre narici sono chiuse, come i nostri occhi. Ma la pedofilia e' qui...dentro i passi di chi ci cammina accanto, nelle mani che spesso stringiamo, sulla pelle di chi sfioriamo e nel cuore di chi non sappiamo. E' una sporca faccenda...ma c'e'.

Si', la pedofilia e' una sporca faccenda, che vive in questa societa' e che si macchia degli atti di moltissime persone, dette "pedofile" ma non solo, e striscia nelle vite - infangandole - di chi si chiama "bambino", ed avrebbe tutto il diritto di esserlo.

Essa esiste da sempre, tantoche' il suo nome riporta la mente ai miti dell'antica Grecia, a quando sacerdoti e maestri insegnavano l'arte amatoria agli allievi affidati alla loro protezione, intrecciando con essi un rapporto di amore e di cura, quanto di complicita' e di subordinazione. La pedofilia non e' cambiata, non e' scomparsa, non e' stata spazzata via dalla modernizazione e dalle regole della vita civile. Al contrario, si e' annidiata nelle pieghe di un mondo senza frontiere, sempre piu' imperialista, assetato di nuove emozioni. Si e' cibata della miseria e della poverta' di milioni di minori, si e' dissetata delle perversioni adulte, irrobustendosi dietro gli sguardi affamati di chi non si accontenta di guardare un bambino per quello che e', ma lo pretende tutto per se'. E da un rapporto antico e' diventata un "fenomeno", un intreccio solido fra abusante e vittima, da cui ha preso forma e sostanza un vero e proprio business.

Il business della pedofilia e' una realta', come gli abusi che compie e il dolore che lascia. Esso prende forma da tasselli differenti e da attori ben precisi. E' un meccanismo che svela atti di scambio, di contrattazione, di vendita dove la merce non e' un carico: e' un bambino o un adolescente. Un essere umano che non capisce e non vuole ma che, lo stesso, viene corteggiato, imbrogliato, persuaso, abusato; e se non ci sta, incatenato, picchiato, violentato, fatto sparire. Il business che il mercato della pedofilia ha generato garantisce prestazioni fenomenali a chi le cerca. I passi sui quali si muove sono sorprendenti.

* Intere vie, nei paesi asiatici, sono illuminate dalle luci di locali di lusso o di infime bettole; dai riflessi di preziose lampade poste sopra i tavoli delle hall degli hotel a cinque stelle, o dallo spioncino di misere pensioni. Li' dentro, fra quelle mura, gestori e camerieri compiacenti nascondono nelle camere bambini addomesticati e bambine pronte a soddisfare decine di clienti, anche 40 fino all'alba, per poi ricominciare. Senza sosta, senza pieta'. Alcuni di loro hanno solo 6-7 anni. Spesso, la loro volonta' e' piegata da un inferno di violenze ininterrotte. Violenze compiute da maschi reclutati dall'industria del sesso che, violentando i piccoli fino all'anima, frantumano la considerazione che essi hanno di se stessi, ottenendone la totale sottomissione. Non importa se questi piccoli muoiono dentro, non interessa a nessuno se vengono esposti dietro ampie vetrate ed adulti, di ogni eta' e nazionalita', li abusano in una stanzetta sul retro del pub. Loro hanno un prezzo e sono li' a disposizione di chi offre piu' denaro. Il mercato del sesso ne conta: dai 2 ai 3 milioni in Thailandia; dai 40.000 ai 200.000 nelle Filippine, dai 70.000 ai 100.000 in Giappone; circa 2 milioni in Brasile e 25.000 nella Repubblica Dominicana; 60.000 in Russia, ma molti di piu', se si considerano gli altri paesi dell'ex blocco socialista sovietico. Un trattamento schiavista e' quello che il business della pedofilia riserva a chi ne e' vittima. Il medesimo in cui finiscono le molte meninas de/na rua che, rapite dalle strade di Fortaleza o di Rio de Janeiro, vengono vendute e trasportate nei garimpos: i giacimenti diamantiferi dell'Amazzonia. Queste ragazzine sono costrette a vivere nei bordelli, dentro il cuore della foresta amazzonica, completamente isolate e con poche possibilita' di uscirne libere o vive. La loro eta' va dai 10 anni per non superarne i 20. Sono sottomesse giorno e notte ai garimperos, uomini sporchi e violenti, abituati a qualsiasi trattamento, come la curra (lo stupro di gruppo), come le frustate e il limone sulle ferite, come il far abortire le giovani a calci sul ventre o utilizzando i ferri da calza. Le meninas dei garimpos non posso fuggire, non hanno scampo: la schiavitu' per debito le imprigiona in una spirale senza fine che, per molte di loro, significa morte. * Fa lo stesso, se si tratta delle coste filippine o di quelle brasiliane o cubane. Fa lo stesso se si tratta delle vie di Pietroburgo o di quelle Mosca o di Praga. La violenza non cambia, forse i motivi: per moltissimi piccoli e' la fame e la disperazione che li costringono ad affittare se stessi; per altri, sono stati gli adulti a decidere. I genitori che, sapendo o no la verità, li hanno venduti per alcune centinaia di dollari alle donne pescatrici. Oppure, affamati predatori si sono recati nei villaggi dove vivono o nelle fogne che li ospitano e li hanno attirati, con dei pasti caldi e qualche spicciolo, per poi rapirli. Da qui, ad una vita di soprusi: educati al sesso da prostitute abili nel mestiere, ammassati in pochi metri quadrati, magari incatenati. In fin dei conti, i soldi che il business della pedofilia assicura, giustificano tutti i maltrattamenti a cui i minori sono sottoposti, per fino il rinchiuderli in ampi stanzoni ed esaminarli come animali al macello, prima di cederli al migliore offerente. Cinque milioni di dollari, tanto fattura l'industria del piacere, non sono uno scherzo. * La polizia e gli apparati giudiziari, nei paesi del sesso, sanno. Ma il discorso vale anche per loro: in cambio di laute mance, chiudono gli occhi. Addirittura, inseguono i bambini che fuggono dai bordelli, per poi catturarli ed abusarne per primi, spezzando il loro rifiuto. Meglio ancora se si tratta di piccole vergini. Le vergini sono vendute a peso d'oro in Brasile, dove esiste un florido mercato - detto, appunto, delle vergini - che assicura la ricostruzione chirurgica delle imeni. Poco e' stato fatto dai governi di questi paesi per spezzare la spirale del sesso e la compiacenza delle divise. Quando si tratta di bambini poverissimi, fuggiti dalle loro famiglie e abitanti del cemento, non interessa che fine fanno: se diventano formiche della droga o prostituti del piacere altrui. Anche se finiscono nei riformatori sono comunque sottoposti a torture di qualsiasi tipo, a volte, da parte degli stessi educatori. La societa' li etichetta come cani randagi e, come cani, non ha alcun scrupolo ad eliminarli: il silenzio comune diventa assenso. E i pedofili lo sanno. Chi, meglio di un piccolo invisibile, puo' diventare il compagno ideale dei loro sporchi giochi erotici? * Un minore e' ricattabile. Lo e' di sicuro se il suo corpo abusato e' immortalato in un film hard, girato mentre l'abuso si compie, pianificato nei particolari affinche' certe scene ne aumentino il prezzo. Meglio, se la vittima muore dopo averla sottoposta a strazianti agonie: il prodotto e' piu' interessante (i cosidetti snuff). I pedofili commissionano le pellicole pornografiche, o le girano loro stessi, perche' smisurato e' il desiderio che hanno di immortalare gli abusi inflitti ai piccoli. Conservano le cassette gelosamente, come se fosse il loro diario da apprezzare con altri "colleghi": i soli a capire quell'orrore. Il mercato della chicken porn o pornografia minorile conta circa 250 milioni di copie di video vendute in tutto il mondo. Per non parlare dell'editoria hard, che vanta quasi 260 differenti tipi di riviste mensili. Varie sono le ipotesi che tentano di spiegare un coś fiorente mercato: per alcuni, la pornografia minorile aumenta il desiderio sessuale dei pedofili; per altri e' il cibo che ne appaga le ossessioni prevenendo, in tal modo, l'abuso vero e proprio. * La merce oggetto del business e' venduta e sfruttata, ma non solo in loco. E' anche trasportata, assicurata a chi la richiede, perche' sia immessa in un mercato che collega il paese di provenienza con quello di destinazione. La spirale dello sfruttamento non ha tregua: e' ben organizzata. Si chiama crimine internazionale. Le organizzazioni criminali - come le Triadi cinesi, la Yakuza giapponese, la mafia europea centro-orientale - rapiscono i bambini dai campi profughi di Cambogia e Laos, dalle strade delle grandi metropoli, dai villaggi dispersi sulle montagne. Grazie ai contatti di cui dispongono, si procurano con facilita' documenti falsi e fanno arrivare la merce a destinazione. Dove? In un paese occidentale, l'Italia stessa, in cui i bambini sono risucchiati nei circuiti criminali paralleli - prostituzione, spaccio di droga, furto, accattonaggio, lavoro nero - e schiavizzati. In genere, l'anello del network che strozza la vita di centinaia di minori, e' proprio quello dei traffici pedofili. Ricchi uomini d'affari, europei ed americani, sono pronti a pagare profumatamente pur di possedere un bambino impubere alimentando, in tal modo, uno smisurato giro d'affari. Sempre di piu', comunque, chi abusa e' anche gente appartenente al ceto medio. In Asia, le rotte del traffico sono: dalla Thailandia e dalle Filippine, verso l'Europa occidentale, passando dalla Russia, dalla Polonia e dall'ex Cecoslovacchia, o verso gli Usa, il Canada, l'Australia e la Nuova Zelanda. Spesso le giovani sono reclutate con false promesse lavorative o con l'inganno del matrimonio. In Europa, invece, le rotte che coinvolgono i minori nel traffico internazionale sono: dall'America Latina all'Europa; dal sud est asiatico al nord Europa; e la formazione di un mercato interno europeo, caratterizzato da movimenti est-ovest. Solo per fare un esempio, si contano in Germania 15.000 minorenni russe nei bordelli tedeschi, di cui il 5% con meno di 5 anni; e circa 100.000 "intrattenitrici" thai, taiwandesi e filippine nei locali giapponesi. Ma questi sono solo accenni di cifre, schizzi di colore su un foglio bianco di fronte al quale non si hanno parole.

Qui si chiude la catena, ma chissa' quanti altri tasselli questo mercato nasconde. Se moltissimi minori, di differenti nazionalita', sono trasportati da est ad ovest e nelle rotte interne, significa che c'e' una complicita' che va' ben oltre dei genitori ridotti alla miseria e dei pedofili assetati di merce fresca. Significa che ci sono molte persone che credono che un bambino possa essere pesato, ceduto e sfruttato e si organizzano perche' questo avvenga. Sono criminali, ma e' anche gente comune che sta al gioco perche' la partita rende. Il business della pedofilia e' senza dubbio un ingente e mondiale mercato, sommerso e per molti versi sconosciuto, dove i soldi ordinano, decidono e giustificano orrori inimmaginabili. Forse, a quella domanda: "Pedofilia...cos'e'?" non si riuscira' a rispondere mai fino in fondo, perche' mai veramente si potra' conoscere cosa, quel fenomeno chiamato "pedofilia", racchiuda dentro di se', nel suo ventre animale. Solo i piccoli lo sanno: quelli che non torneranno piu' indietro, quelli che non dimenticheranno.

NICOLETTA BRESSAN