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UN CIMITERO CHIAMATO AFGANISTAN La radio trasmette
quasi unicamente versetti del Corano e le donne non possono mostrarsi
ne’ istruirsi, uscire, lavorare, ridere forte. Sono spinte a prostituirsi
per sopravvivere, stuprate anche fino a 70 anni. Da dietro quel velo
che ricopre loro il viso assistono all’orrore e al terrore di mani amputate,
di corpi frustati ed uccisi. Anni fa le Nazioni
Unite hanno stimato in 500.000 gli orfani handicappati afgani, e milioni
di vedove, seppellite vive dai Talebane in tombe comuni. Ci si domanda perche' gli afgani non reagiscono e non si ribellano all’oppressione dei Talebane. Non possiedono nulla, sono stremati ed affamati, sono vittime, ospiti di un lager che conta ogni giorno i suoi morti. Essere donna, in
Afghanistan, essere bambino, non esiste. La testimonianza
di Parwan, una madre afgana: I bambini assistono tutti i giorni a carneficine ed impiccagioni pubbliche, scene macabre ed orribili che non li sconvolgono neppure, tanto che a volte ci scherzano pure sopra. I bambini sono cio' che vedono, cio' che noi adulti proponiamo loro. E lo scenario, per i piccoli afgani, e' sempre stato questo: il sangue. Il pericolo e' che diventino i criminali di domani: nessuno insegna loro la democrazia, la pace, il rispetto, la solidarieta', i diritti umani. I bambini sono costretti
al lavoro forzato da parte dei Talebane. Tanti sono diventati “bambini-soldato”,
altri reclutati come guardie ai posti di blocco o come agenti di sicurezza
nel corso di pubbliche esecuzioni, mentre bambini di 14 anni erano incaricati
di mostrare agli spettatori le membra tagliate alle vittime. Il solito sgomento, la solita rabbia, la solita sensazione terribile di non essere in grado di fare nulla. E, da sfondo ai sentimenti, l’immagine di quegli aquiloni che non possono volare. Mariangela e Greta |
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