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UN CIMITERO CHIAMATO AFGANISTAN

La radio trasmette quasi unicamente versetti del Corano e le donne non possono mostrarsi ne’ istruirsi, uscire, lavorare, ridere forte. Sono spinte a prostituirsi per sopravvivere, stuprate anche fino a 70 anni. Da dietro quel velo che ricopre loro il viso assistono all’orrore e al terrore di mani amputate, di corpi frustati ed uccisi.
E’ l’Afghanistan, la terra nella quale il tempo si e' fermato e i bambini non possono far volare gli aquiloni. I Talebane l’hanno trasformata in un cimitero ed il resto del mondo l’ha dimenticata. Solo macerie: silenzio e odore di macerie.
E’ la terra in cui sopravvivono milioni di orfani e vedove senza nulla, solo paura, fame e miseria. E terrore.

Anni fa le Nazioni Unite hanno stimato in 500.000 gli orfani handicappati afgani, e milioni di vedove, seppellite vive dai Talebane in tombe comuni.
Il suolo e' disseminato di mine anti-uomo, piu' di una a testa: i bambini, in primavera, saltano in aria mentre corrono.

Ci si domanda perche' gli afgani non reagiscono e non si ribellano all’oppressione dei Talebane. Non possiedono nulla, sono stremati ed affamati, sono vittime, ospiti di un lager che conta ogni giorno i suoi morti.

Essere donna, in Afghanistan, essere bambino, non esiste.
Essere semplicemente “persona”, li’, non esiste. Tutto cancellato.

La testimonianza di Parwan, una madre afgana:
“Quattro anni fa ero la madre di due bambini molto piccoli. Dopo la morte del padre non avevano piu' nessuno al mondo per prendersi cura di loro, tranne me. Una mattina presto, come al solito, mentre loro dormivano ancora, sono uscita di casa per andare a fare la fila e comperare il pane per la colazione. Ho chiuso a chiave la porta dietro di me. Improvvisamente una jeep militare si e' fermata e due uomini mi hanno trascinata dentro. Non c’era nessuno nella strada buia, nessuno mi ha sentita urlare come una pazza. Devo essere svenuta. Quando ho aperto gli occhi mi sono trovata circondata da uomini armati. Ero sdraiata su un materasso sporco, mi hanno violentata uno dopo l’altro. Tutto il tempo che ero li’ pensavo ai miei due piccoli bambini. Non so quanti giorni sono rimasta li’, ma tutto il tempo pensavo a loro. Mi hanno trattenuta per molti giorni, non ricordo quanti. Quando una sera mi hanno sbattuta fuori sulla strada non riuscivo nemmeno a stare in piedi. Ho cercato di rimettermi in ordine e pian piano mi sono incamminata verso casa.
Ho trovato i miei due bambini morti. Non so ancora se sono morti di fame o se sono stati uccisi dal freddo.”

I bambini assistono tutti i giorni a carneficine ed impiccagioni pubbliche, scene macabre ed orribili che non li sconvolgono neppure, tanto che a volte ci scherzano pure sopra. I bambini sono cio' che vedono, cio' che noi adulti proponiamo loro. E lo scenario, per i piccoli afgani, e' sempre stato questo: il sangue. Il pericolo e' che diventino i criminali di domani: nessuno insegna loro la democrazia, la pace, il rispetto, la solidarieta', i diritti umani.

I bambini sono costretti al lavoro forzato da parte dei Talebane. Tanti sono diventati “bambini-soldato”, altri reclutati come guardie ai posti di blocco o come agenti di sicurezza nel corso di pubbliche esecuzioni, mentre bambini di 14 anni erano incaricati di mostrare agli spettatori le membra tagliate alle vittime.
Le bambine e le ragazzine sono null’altro che oggetti sessuali, usati e venduti.

Il solito sgomento, la solita rabbia, la solita sensazione terribile di non essere in grado di fare nulla. E, da sfondo ai sentimenti, l’immagine di quegli aquiloni che non possono volare.

Mariangela e Greta