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Esperienze di vita: ALBANIA

Oggi, 5 luglio 2001 ho fatto la mia prima uscita a Pristina. Non parlo della mia prima settimana, in quanto ho svolto principalmente la vita all'interno del comprensorio, il lavoro e' stato molto impegnativo, considerando che ho avuto il primo impatto con persone di moltissime nazionalita' diverse.Oggi ci tenevo proprio ad effettuare il giro, allora la mattina con due colleghi siamo usciti con il VM.La prima cosa che si nota, sono i resti di una raffineria di carburante, distrutta dai nostri bombardamenti di due anni fa; e' impressionante vedere le lamiere delle cisterne piegate su loro stesse come se un gigante le avesse schiacciate con i piedi. Le case invece erano state fatte esplodere dall'interno, probabilmente per opera dei Serbi.
Scendendo verso la citta', la vedevo abbastanza viva, con negozi pieni di prodotti occidentali e molta gente per le strade. L'accoglienza che ci veniva fatta era contrastante; chi ci mostrava indifferenza, chi insofferenza ma molta gente si dimostrava cordiale in quanto eravamo Italiani.
Fermati con il VM siamo scesi e due bambini piccoli ci sono venuti incontro salutandoci, erano dolcissimi.
Altri bambini che incontravo si voltavano a guardarmi e mi salutavano, questo mi faceva capire l'importanza di quanto stavo facendo per questa gente.
Ho notato che le strade erano prive di rete fognaria, almeno non come la immaginiamo noi e lungo i marciapiedi c'era del fango e delle pozzanghere rimaste cosi' dalla pioggia dei giorni scorsi.
Guardando bene le case, notavo che ancora c'erano abitazioni fatte di pietra e legno vicine ad altre di nuova costruzione. Molti palazzi (probabilmente iniziati a costruire prima della caduta del regime) non erano stati ultimati e chi li occupava aveva costruito dei muri grezzi fra i pilastri nudi, le scale di accesso erano grezze.
La cosa che mi ha colpito maggiormente e' stato vedere raccogliere l'immondizia dai cassonetti; si avvicina un camion scoperto, gli addetti avvicinano il cassonetto e a mani nude raccolgono i sacchi e l'immondizia sfusa e la lanciano sul cassone del camion.
Camminavo tenendo sempre la mano sulla pistola, pronto ad estrarla e a sparare se fosse stato necessario, ma mi sentivo anacronistico con tutti quei bambini che mi sorridevano e mi salutavano.
Venivano dubbi perfino sul motto: DURI, MASSICCI ED INCAZZATI!
Al rientro quasi giunto in prossimita' del campo, ho visto una grandissima pozzanghera, dove delle donne con i figli in braccio e tanti bambini si facevano il bagno.
Il problema principale per questa gente, a mio avviso e' una mancanza di scolarizzazione, l'ignoranza li porta ad essere come bestie, lungo le strade ci sono tante lapidi di bambini sgozzati, di persone uccise per... non si sa cosa...
Ho visto uccidere le pecore con l'accetta, mi sono informato e le mucche le fanno passare in uno stretto corridoio dove una sega gli taglia le gambe, poi le sventrano ed infine le uccidono sparandogli con la pistola o con un colpo di mitra.
Qui la gente e' anti-serba e almeno finora ci apprezza per quanto stiamo facendo per loro...


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Oggi, 7 luglio 2001 ho fatto la mia seconda e terza uscita in zona di operazioni. E' opportuno analizzare prima un po' di storia. I kossovari, sganciatisi dall'egemonia Jugoslava, si sono trovati ad affrontare un problema, convivere con l'etnia serba presente sul territorio o sterminarla. Hanno optato per la seconda ipotesi. E poi convinti vogliono ricreare la "Grande Albania" (ma lo sanno che gli Albanesi scappano in italia?).
In mattinata mi sono recato a Pec (Peja in albanese, qui la chiamano cosi' e guai a chiamarla Pec definita "lingua serba").
Lungo la strada (circa 80 km) ho notato diverse cose.
La strada definita Superstrada era poco meno di una provinciale, si notavano case distrutte dalle esplosioni (si tratta di case serbe fatte saltare in
aria una volta conquistate), era chiaro che intorno ad alcune di esse si erano verificati combattimenti cruenti. I morti in combattimento erano seppelliti sul posto, quindi la strada sembrava un cimitero, poi parlo sempre di morti di kossovari di etnia albanese, non oso immaginare cosa sia successo ai morti serbi. Mentre percorrevo questa strada mi veniva in mente la canzone di De Andre' che dice: "DORMI SEPOLTO IN UN CAMPO DI GRANO, NON E' LA ROSA, NON E' IL TULIPANO, CHE TI FAN OMBRA AL RIPARO DAI FOSSI, MA SOLO MILLE PAPAVERI ROSSI...".
Fra tutte quelle tombe lungo la strada era facile incontrare quelle di bambini stuprati e uccisi dalla follia umana.
C'e' un ponte che e' stato bombardato da noi ed e' stato distrutto, noi italiani abbiamo costruito un ponte provvisorio dove si passa a sensi unici alternati, si deve aspettare il proprio turno e si viene presi d'assalto dai bambini che chiedono la cioccolata o dei soldi, una bambina di circa 6 anni mi faceva vedere la gamba destra (si era fatta male - aveva un graffio), ma lo faceva con malizia, come se volesse propormi qualcosa, non avevamo niente da dare e prima che potessi fare qualsiasi cosa, siamo partiti in quanto e' scattato il segnale.
Ho visto un intero villaggio verso Pec, interamente raso al suolo (presumo che sia stato serbo) e una chiesa Ortodossa lì vicino che era un cumulo di macerie (gli albanesi sono musulmani).
I morti sulla strada si intensificavano, si vedevano solo bambini che portavano al pascolo le mucche.
Il Kosovo e' un paese agricolo, vive esclusivamente sull'allevamento del bestiame e sull'agricoltura, senza considerare altre attivita' delle quali e' meglio non parlare. Teniamo presente che ancora oggi moltissime persone si feriscono con le mine anti uomo, e questi bambini che camminano per i campi sono quelli che hanno le conseguenze piu' gravi.
Non credo che qualcuno gli abbia spiegato il significato di "Sfruttamento del lavoro minorile".
Le macchine che circolano per le strade sono modelli occidentali vecchi di 10 anni, presumo siano di provenienza illegale, rubate in Germania, Austria e Italia.
Arrivati a Pec, ho visto un agglomerato di case che non ha la parvenza neanche di un paese italiano, la rete fognaria e' inesistente, e la gente vive al limite delle piu' elementari norme igieniche, una specie di fiume attraversa la citta' e la gente si fa il bagno dentro (il Tevere puo' essere considerato potabile rispetto a quello), comunque ho visto che qui la gente quando vede una pozzanghera, ci si fionda dentro e si fa il bagno, pero' non ho visto una casa che non avesse l'antenna parabolica...
Devo dire che tutta la gente che incontravamo ci salutava, quando ci siamo riforniti di cibo, il lavorante presso il Comando Italiano di Pec, mi ha detto che noi italiani siamo bravissimi perche' non siamo come gli Americani, Francesi e Inglesi, loro sono cattivi invece noi diamo le cioccolate ai bambini e aiutiamo la gente, mi sono fatto dare una scatola di confezioni di "nastrine" del "mulino bianco" e al ritorno le ho date ai bambini, ho consumato due confezioni da 10, da ora in poi quando esco ne porto sempre almeno due con me.
La terza uscita e' avvenuta subito dopo, sono andato ad un party dai colleghi ungheresi ma ho lavorato e quindi non ne voglio parlare...
Solo al ritorno un camion a rimorchio macedone, ha imboccato la strada per andare alla base dove vivo, ero dietro a lui sulla "Defender" e come dico sempre... "Mi fido solo di me... e manco poi tanto..." ho preso la pistola ed ero pronto a sparargli, ero tranquillissimo, poi il camion ha girato per un'altra strada e.....
Sono tornato qui....

Antonello