gli scritti

 

QUEI BAMBINI DAGLI OCCHI TRISTI, SFRUTTATI PER UN’ELEMOSINA
di Fulvio Scaparro
(da “Il Corriere della Sera”, estratto da pagina 47, 28.06.2002)

8 giugno ore 13.30, metropolitana tra S. Agostino a Cadorna. Un bambino di non più di cinque anni entra nel vagone, solo. Con le due mani tiene un piccolo cartoccio come se fosse un cono gelato. Si ferma davanti a ciascun passeggero e lo fissa serio negli occhi, senza dire una parola. Raccoglie molte più monete di altri mendicanti adulti che frequentano la metropolitana e comunque è davvero difficile non fargli almeno un sorriso.
Primi di maggio, ore 11 circa, tabaccheria di Via Moscova. Una bambina tra i 10 e i 12 anni siede sullo scalino vicino alla porta di ingresso. Ha in mano un bicchiere di plastica, come se avesse appena finito di bere una bibita. Punta i suoi occhi tristi in viso a chiunque entri nel locale, accennando appena a tendere il bicchiere, ma senza dire una sola parola.
Qualcuno la addestrato lei e il bimbo della metropolitana a non chiedere l’elemosina ma a sollecitare in silenzio la carità dei passanti. In questo modo, nessuno potrà dire che quei bambini sono stati, contro la legge, indotti a chiedere l’elemosina.
Sono aumentati, fateci caso, i ragazzini che in strada sollecitano un’offerta. Sarà un fatto di stagione, ma da che mondo è mondo non si rinuncia facilmente a sfruttare i bambini per l’accattonaggio: sono una vera gallina dalle uova d’oro. Rendono di più degli anziani, degli invalidi veri o presunti e perfino dei ragazzi, come quello che per qualche mese è stato costretto da qualcuno a chiedere l’elemosina in ginocchio davanti a una pasticceria di via San Marco.
Ed ecco dunque l’espediente del bambino silenzioso che non ti chiede nulla ma sta lì, davanti a te, con un bicchiere vuoto o un cartoccetto di carta. E non pensate che sia facile intervenire partendo dal fatto che appaiono soli e abbandonati.
No, in caso di emergenza, subito spunta un adulto che si presenta come padre o madre a sostenere che il bimbo o la bambina sono loro sfuggiti di mano. Magari quello stesso “padre” che ho visto l’altro ieri venire quasi alle mani con una donna con due bambini di pochi anni, atterriti, rea di avere invaso il suo territorio di accattonaggio.

Articolo 36 della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia, divenuta legge dello Stato italiano il 27 maggio 1991: “Gli stati devono proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento pregiudizievole a qualsiasi aspetto del suo benessere”. Non fa differenza che chi sfrutta i bambini sia italiano o straniero, comunitario o extracomunitario, nomade o stanziale; tutti sono tenuti al rispetto delle nostre leggi. Anche chi, avendone l’autorità, vede e non interviene.