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La
Pedofilia e l'incesto nelle donne
tratto
da "I labirinti della pedofilia", di Gloria Persico
Le
donne pedofile sono più rare degli uomini, spesso isolate o affette
da qualche forma di squilibrio psichico. Come gli uomini, anche le donne
possono creare notevoli disagi psicologici alle loro vittime. Quando una
donna obbliga un bambino (o una bambina) a pratiche erotiche o sessuali,
gli effetti possono essere devastanti, soprattutto se si tratta della
madre. Per un figlio, infatti, la madre è la figura principale
di attaccamento. Da lei si attende protezione e rispetto più che
da qualsiasi altro adulto.
La dinamica dell'atto pedofilo nelle donne ha una particolare connotazione.
Il più delle volte questo si verifica perché il loro compagno
è un pedofilo e da lui vengono coinvolte; in verità il loro
ruolo è quasi sempre marginale. Non è possibile dimenticare
quanto avvenne in Belgio alcuni anni fa a Marcinelle. Il serial mostro
che sequestrava, seviziava, violentava e uccideva ragazzine aveva una
compagna che lo seguiva, l'aiutava, condividendo le sue imprese. Quando
in atti delittuosi, quasi sempre di appartenenza maschile, è presente
una donna, si può ipotizzare che è stato il legame col suo
uomo ad attivare quella che è stata già individuata come
prepedofilia.
Come già detto, mentre i pedofili spesso sono uomini che non mostrano
segni psicopatologici, le donne pedofile, invece, mostrano spesso alti
livelli di disturbo mentale. E ipotizzabile che solo un disturbo grave
possa bypassare quell'istinto materno, in verità oggi un po' discusso,
presente nella maggior parte delle donne.
La testimonianza che segue è un rarissimo esempio di pedofilia
femminile. Il fatto è realmente accaduto nel 1996. Questa maestra
cattiva è forse unica a fronte di tante insegnanti attente e amorose
che hanno salvato tanti bambini comprendendo e facendo propria la loro
infelicità. Attente, amorose e anche coraggiose perché prendere
l'iniziativa di comunicare ai genitori, al preside ed ai servizi sociali
quello che hanno scoperto richiede un grande coraggio.
La
maestra cattiva
La
mamma di Maria (4 anni), aveva notato che le mutandine di sua figlia spesso
erano gialle, e non era pipì. La pediatra aveva affermato che si
trattava dì una infezìone vaginale: aveva prescritto dei
bagnoli e aveva consigliato di comprare alla bambina delle mutandine più
chiuse e di impedirle di sedersi a terra.
Un giorno la mamma vede Maria armeggiare con un pennarello fra le gambe,
dopo essersi abbassata le mutandine. La sgrida dicendole che fa male a
fare quel gioco, perché certamente è stato causa delle sue
mutandine sporche. Maria ribatte che quel gioco glielo ha insegnato la
maestra e che quindi si può fare. La mamma impietrita non dice
più una parola, ma si mette in contatto con le altre mamme, poiché
i bambini in quella classe della materna sono soltanto dodici. Le mamme
si riuniscono e si accordano sul modo migliore per interrogare i propri
figli. La situazione viene ricostruita: la maestra accompagnava i bambini
in bagno e "giocava " su di loro con pennarelli ed altri oggetti.
La denuncia fu fatta alle forze dell'ordine dai genitori dei bambini che
si costituirono, in un'unica istanza, parte civile.
Il
caso della baby sìtter che abbiamo già presentato (a proposito
del problema della differenza di età fra due minorenni), può
essere considerato un caso di pedofilia femminile, poiché non è
tanto l'età che definisce l'atto pedofilo, quanto il potere che
il ruolo conferisce all'abusatore.
Si può rilevare, ancora una volta, anche se spiace riconoscerlo,
che i molestatori dei bambini si ritrovano il più delle volte nella
rosa delle persone che li accudiscono.
Quando le madri, qualche volta le nonne e le zie, vendono come merce sessuale
le loro figlie e nipoti, il movente principale sembra essere l'avidità
di denaro (non mai il bisogno) ed un loro passato di prostituzione. A
mio avviso per un delitto così atroce, non può essere sufficiente
la voglia di guadagno facile; forse c'è qualche altra motivazione,
magari inconsapevole. Si potrebbe ipotizzare che si tratti di una proiezione
sulla piccola, a risarcimento della perduta capacità di suscitare
il desiderio degli uomini. Oppure, ipotesi ancora più audace, quella
di un desiderio pedofilo o incestuoso che viene realizzato per vie traverse.
Le
foto di famiglia
Il
vecchio pensionato abitava al piano di sopra; era solo ed era considerato
ricco dagli abitanti di quel quartiere degradato. Qualche volta scendeva
a chiedere un limone o un uovo in prestito e si fermava a fare due chiacchiere
principalmente con la nonna, ma non dimenticava mai un complimento alla
madre ed una carezza a Maruzza, una ricciolina di nove anni. Un giorno
propose un compenso per delle foto "artistiche " alla bambina.
Poi propose delle foto che ritraessero 'Ve tre generazioni". Naturalmente
nude, perché potessero risaltare i cambiamenti che la donna attraversa
negli anni. Poi la bambina cominciò a salire sola ed i compensi
cominciarono a crescere. La strategia era stata condotta assai bene. Dopo
una denuncia anonima, una mattina i carabinieri bussarono alla porta del
pensionato e trovarono le foto. Foto pornografiche della bambina. Chissà
se l'aveva anche carezzata; la mamma e la nonna non lo denunciarono e
furono loro ad essere condannate per sfruttamento della prostituzione
minorile. Il pensionato ebbe gli arresti domiciliari.
Questo
caso non è dei più gravi, trattandosi di un solo "uomo
nero" e anche familiare perché abitava nello stesso palazzo.
Purtroppo si sono verificati molti tremendi casi '1otocopia" nei
quali le bambine, spesso sorelline, accompagnate dalla madre, dalla quale,
ripetiamo, ci si aspetta protezione e aiuto, venivano fatte incontrare
con più uomini nella stessa giornata, o con più uomini contemporaneamente.
Inoltre, quando una madre oltre che vendere le proprie figlie, partecipa
con loro ai festini, a tale presenza voyeristica si può dare una
valenza incestuosa.
Per quel che riguarda l'incesto, la madre incestuosa esiste anche se è
difficile scoprirla: spesso usa forme che vengono camuffate dagli abituali
gesti di accudimento. Nell'anamnesi di pazienti maschi, molto spesso emergono
madri che continuano a fare il bagno a figli adolescenti; madri che accettano
o inducono, quando non c'è il padre, il figlio ormai adulto a dormire
nel letto matrimoniale. Come esiste l'abuso del padre sul figlio maschio,
anche se meno frequente che sulla figlia femmina, esiste anche rarissimo
quello della madre sulla figlia femmina. Le madri tuttavia diventano incestuose
quando partecipano all'iniziativa di altri familiari, come si può
leggere nelle due testimonianze che seguono.
Nel 1995 accadde un caso terrificante che fa dolore ricordare. Una intera
famiglia si accadi sull'unico bambino rimasto di tre generazioni. Il caso
sollevò l'opinione pubblica: sconcerto, scandalo, morbosità.
Sia chiaro che la divulgazione di queste notizie può essere utile
solo se serve ad acquisire la consapevolezza che esistono tali orrori
altrimenti impensabili. Solo in forza di questa consapevolezza, è
possibile accorgersi che in una famiglia o in un bambino c'è qualcosa
di strano. Se si ha timore a rivolgersi alla polizia, rimanendo nell'anonimato,
ci si può rivolgere ai servizi sociali che si incaricheranno di
verificare se il fatto è reale o se i sospetti sono infondati.
Il
capro espiatorio
Avevano
abusato di quel bambino miracolosamente salvato (quanto e quando potrà
essere recuperato?) i nonni, la madre e il suo convivente e altri parenti
meno stretti. La tragedia di Michelino ha le radici nei bisnonni che avevano
abusato dei suoi nonni, che di certo avevano abusato dei loro figli.
Basta, fa più orrore delle gesta dei pedofili serial killer e seviziatori!
Va solo ricordato che era una famiglia di professionisti, gente per bene,
solo molto isolata e senza frequentazione di amici.
Il
racconto di una maestra
La
quinta elementare nella quale insegnavo dalla terza classe, era formata
da scolari simpatici, intelligenti che amavo molto, anche se facevo fatica
a contenere la loro vivacità.
All'inizio dell'anno arrivò una bambina ripetente di dodici anni
compiuti. Pensai che fosse malata o per qualche ragione sofferente: era
magra, la pelle del viso trasparente, le occhiaie scure, i capelli smorti,
le spalle piegate. In classe non parlava con nessuno, sembrava attenta,
ma presto mi accorsi che spesso guardava nel vuoto. Negli scritti andava
molto bene, ma quando era interrogata le parole le uscivano a stento e
un improvviso tic le faceva sbattere l'occhio destro. Comunque arrivava
ad una stentata sufficienza. Per cercare di capire cosa avesse, le feci
qualche domanda sulla famiglia, ma quando pronunziai la parola "fratelli
", si presentò il tic che aumentò ancora di più
alla parola "genitori ".
Attraverso la segreteria chiesi un colloquio con i genitori che non si
presentarono mai. L'ultimo giorno di scuola prima di Carnevale, ci fu
una piccola festa in classe: Serena non solo non partecipava, ma non voleva
né mangiare né bere. I ragazzi, scherzando oltre misura,
si sporcavano l'un l'altro la faccia con la panna e, forse per coinvolgerla,
sporcarono anche lei. A quel punto la ragazzina iniziò a vomitare.
Chiamata la bidella, l'accompagnai nei bagni per aiutarla a lavarsi, ma
anche perché speravo che mi confidasse qualcosa. Infatti mi buttò
le braccia al collo, singhiozzando. Da quando aveva sei anni, padre, fratelli
e cugini abusavano di lei, e, orrore, a volte partecipava anche la mamma
invece di difenderla! Perciò i suoi grandi occhi scuri, offuscati
da sei anni di patimenti inauditi, avevano perduto ogni espressività.
Nemmeno il dolore riuscivano ad esprimere, quegli occhi, dove si era spenta
ogni speranza.
Ma finalmente aveva parlato, rendendosi conto che una piccola luce si
era accesa, ed io ero certa che l'avrei accompagnata nel faticoso cammino.
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