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Pedofilia e reati sessuali contro i bambini, di Howitt Dennis
Editore Centro Scientifico – Collana Criminologia clinica

 

I risultati delle statistiche sui reati di pedofilia vengono fatti in corso di terapia tramite test o dichiarazioni spontanee. Essi però non sono molto attendibili ed esaurienti in quanto:

- non tutti i pedofili accettano di sottoporsi a terapia e di rispondere alle domande;
- in generale il pedofilo tende a mentire, a sminuire, o a travisare la realtà;
- spesso i test vengono fatti su pedofili ancora in attesa di condanna, perciò o si rifiutano di rispondere per non aggravare la situazione, o si dichiarano del tutto innocenti;
- Le statistiche non comprendono la totalità delle donne pedofile, che pure sono un gran numero, sia perché è più difficile che vengano denunciate o scoperte, sia perché la maggior parte si rifiuta di collaborare.

Nessuna lista di risultati della ricerca sulla pedofilia stabilisce una ricerca valida per sempre.
Non esiste un programma concordato a livello mondiale per studiare i colpevoli di abuso sessuale, ma soltanto contributi isolati, specie nel Nord America, compreso il Canada e la maggior parte è fatta da clinici nel loro quotidiano lavoro terapeutico.

La ricerca insegna che le radici della pedofilia si trovano nell’infanzia, tuttavia la severità della madre e l’aggressività del trasgressore contro il proprio padre si sono dimostrate significative per identificare solo UN TERZO dei probabili trasgressori violenti.

Quasi un terzo dei molestatori sessuali è stato molestato nell’infanzia da una donna. Rimane il problema di accertare se l’abuso sessuale compiuto da uomini o da donne tenda a fare della vittima un futuro pedofilo.

Frequente è la presenza di distorsioni cognitive, che favoriscono la «normalizzazione» di siffatto comportamento e l’intervento di meccanismi di diniego che rendono estremamente seria la prognosi e arduo ogni progetto di intervento psicoterapeutico.

Gli spostamenti dalla pedofilia ad altre parafilie non sono comuni. Scambi tra pedofilia, stupro ed esibizionismo sono risultati rari. Circa de terzi dei recidivi ripetevano lo stesso tipo di reato.

Groth e Birnbaum distinguono due categorie di pedofili: i «fissati» e i «regrediti».
Si definisce fissazione l’arresto temporaneo o permanente della maturazione psicologica derivante da problemi educativi irrisolti. Il coinvolgimento sessuale con persone coetanee o più anziane non ha mai soppiantato l’attrazione sessuale primaria e la preferenza verso i minorenni.
Si definisce regressione la comparsa, temporanea o permanente, di un comportamento primitivo dopo che sono state raggiunte forme più mature di espressione.
Tra i trasgressori «fissati» il matrimonio è raro (12%) mentre è comune per i regrediti (75%). Le vittime più frequenti tra i «fissati» sono persone estranee o semplicemente conoscenti (83%) per i «regrediti» le vittime sono più spesso amici o parenti (53%). Significativamente i pedofili regrediti non sono mai omosessuali.

...La bambina normalmente è sensibile al padre e alle figure di maggior autorità, non è responsabile e accetta le attenzioni come un favore. può addirittura sentirsi lusingata.
La bambina non vive la vicenda come un’aggressione e probabilmente non ne riferisce alla madre, a meno che tra le due non vi sia uno speciale rapporto di fiducia....(Peters, 1976)

Secondo Mohr, (1981) la distribuzione per età dei trasgressori presenta tre apici:
1. Il gruppo adolescenziale, caratterizzato da immaturità nello sviluppo psicosessuale che porta ad interesse sessuale verso i piccoli. Man mano che essi maturano e provano attrazione per ragazze più formate, gli aspetti socialmente inaccettabili dei loro interessi sessuali scompaiono. In media i bambini coinvolti da questo gruppo hanno un’età di 6,5 anni.

2. Il gruppo di mezz’età. Durante il terzo decennio, i bambini cominciano ad acquisire maggior importanza nel ciclo di vita, cosi che il gruppo di mezz’età resta coinvolto con i propri bambini o con quelli degli amici.

3. Il gruppo degli anziani. Si ritiene che questo gruppo si orienti verso i bambini non per vicinanza, ma per altri motivi. Difetti organici dovuti alla senescenza e via dicendo non erano sufficienti a spiegare il modello di comportamento. Un’ampia percentuale di incidenti sessuali accade per questo gruppo durante i giochi. Molte di queste persone si sentono più a loro agio con i bambini che non con gli adulti.

E’ impossibile stabilire quanti adulti sperimentano una prolungata preferenza per i bambini come partner sessuali, senza però aver mai toccato un bambino. Il loro numero complessivo si avvicinerebbe al mezzo milione.
Il numero delle persone le cui azioni sessuali verso i bambini consistono interamente in fantasie e masturbazioni private, è sconosciuto.

Non abbiamo conoscenze approfondite su come le dinamiche familiari possano provocare le trasgressioni pedofile: e’ probabile che alcuni fattori incoraggino il bambino a compiere esperienze sessuali precoci e che un bambino infelice sia propenso agli approcci sessuali dei pedofili o di bambini più grandi che potrebbero condurre ad un ciclo di abusi.

Ovviamente non possiamo fare un ritratto del pedofilo dal momento che egli sembra assolutamente una persona come tante. Non esiste un profilo, comunemente verificato del tipico adulto che abusa sessualmente dei bambini.
Secondo una ricerca di Wilson e Cox il 38% sono professionisti, il 34% impiegati, il 14% operai e i restanti disoccupati oppure non hanno fornito relative informazioni.
La capacità di ottenere un ascendente sociale sul bambino può essere la chiave per comprendere la scelta, da parte del pedofilo, del bersaglio sessuale.

I pedofili, molto frequentemente hanno menzionato l’innocenza ingenua come la qualità più attraente nei bambini e, inoltre la tenerezza, la semplicità, l’apertura e la voglia di apprendere.

Si considera generalmente dubbia l’affermazione che omosessualità e pedofilia siano collegate.Tuttavia l’ostilità pubblica verso gli omosessuali ha significato contrarietà all’impiego di individui gay come insegnanti di minorenni. Non sembra che ci siano motivi a priori per mettere in dubbio che il sapere se uno sia omosessuale o eterosessuale consenta di preannunciare meglio, in qualche modo, l’attrazione verso i minorenni, che non il sapere se uno sia destro o mancino, abbia gli occhi azzurri o neri, sia biondo o bruno.

Le indagini hanno individuato pochi pedofili fra gli omosessuali: meno del 3% si dichiara sessualmente interessato ai bambini, il che non è la stessa cosa che avere contatti sessuali reali.

«L’omosessualità e la pedofilia omosessuale non sono sinonimi, per la ragione che il maschio omosessuale è attratto sessualmente verso qualità maschili e le qualità di un bambino sessualmente immaturo sono più femminili che maschili. In ogni caso, in oltre 12 anni di esperienza clinica non abbiamo ancora visto un esempio di regressione di orientamento in un adulto omosessuale (Groth e Birnbaum» 1978)
Il reato femminile resta un problema nascosto e facilmente occultabile, ma in realtà esteso. In genere le forme dell’abuso sessuale compiuto da donne sono diverse da quelle messe in atto da uomini (provocazione, iniziazione, accudimento protratto, riparazione, consolazione e altri atti in genere più gradevoli e gentili rispetto a quelli commessi da uomini su fanciulle).
La donna che inizia un rapporto sessuale con un 14enne potrebbe essere vista in modo diverso rispetto al caso in cui si trattasse di un uomo. Inoltre le forme dell’abuso perpetrato dalle donne possono apparire innocue, paragonate ad un molestatore.
Nella letteratura le autrici di reati sessuali vengono tipicamente descritte come persone che da bambine hanno subito abusi per lungo tempo.

Esiste una forma di abuso perpetrata dalle madri sui trasgressori adolescenti. Un’elevata percentuale di queste madri è stata a sua volta vittima di abuso sessuale, cosa che le lascia arrabbiate e ambivalenti nei loro rapporti con i maschi.

Carlson (1991) ha riscontrato che quasi un terzo degli uomini che aveva progettato reati sessuali a lungo termine, aveva sperimentato, ad opera di una donna, abuso legalmente perseguibile. La cifra raggiunge il 50% se si includono trasgressioni meno flagranti, come voyeurismo, abusi sessuali o flirting e la quasi totalità se si considerano anche la violazione della privacy (clisteri, pulizia ossessiva del prepuzio, ecc.) e i rapporti impropri.

Oltre la metà degli stupratori seriali sembra aver ri-attuato prima dell’adolescenza.
Il processo di «ri-attuazione» è un tentativo per fronteggiare la confusione e lo stress causati dagli aspetti sessuali dell’abuso. La ri-attuazione può essere ignorata o punita dalla famiglia o dalla comunità, nessuna delle quali affronta efficacemente il trauma. Il bambino diventa incapace di controllare la propria eccitazione e si fa preoccupato per il sesso e i pensieri aggressivi che lo eccitano sessualmente.

Secondo uno studio di Olson (1990) su persone vittime di abuso, dove l’abuso era incestuoso, la madre era responsabile nell’oltre 60% dei casi e il padre in oltre il 50%. Per l’abuso non incestuoso più probabili perpetratori erano i vicini di casa.
Secondo una lista di controllo le vittime e le non vittime si differenziavano soprattutto riguardo alle manie, alle spese compulsive, al comportamento sessuale compulsivo.

Tre quarti dei pedofili in uno studio di Bernard (1985) hanno dichiarato di aver avuto coscienza per la prima volta di essere pedofili all’età di 20 anni. Soltanto ilk 2% ne è diventato consapevole dopo i 30 anni.

«Noi ipotizziamo che la carenza di empatia nei confronti dei bambini caratterizzi molti, se non la maggior parte, dei pedofili.
1) assenza di sentimenti protettivi nei confronti dei bambini
2) negazione che i bambini abbiano diritti particolari e debbano essere trattati in modo particolare
3) Disprezzo delle caratteristiche emotive infantili
4) Mancanza di interesse verso i bambini
5) senso di inadeguatezza nell’assumere un ruolo di responsabilità educativa»
(Finkelhor e Lewis, 1988)

La corruzione è il modo più frequente per ottenere sesso. La minaccia non è così comune.
Secondo uno studio di Budin e Jhonson quasi la metà dei pedofili da loro interrogati hanno risposto che preferiva bambini/e passivi, quieti, preoccupati e isolati, provenienti da famiglie «disgregate», i due quinti hanno indicato bambini di famiglie con un genitore single.
Quasi il 45% ha dichiarato di essersi orientato verso bambini che ricordavano loro stessi. le vittime venivano tipicamente reperite nelle strette vicinanze(vicino casa, nei dintorni dell’abitato, nelle riunioni tra famiglie o nei luoghi di gioco.

La fiducia del bambino era assicurata con un processo di adescamento basato nel 90% dei casi sul diventare amici. Altri aspetti dell’adescamento includevano giochi (55%), offerta di denaro (45%) e reclutamento di bambini già vittime di altri trasgressori (45%).

Tra coloro che usavano minacce, la minaccia di picchiare era la più comune, furono menzionate le minacce di far del male a persone amate e a membri della famiglia e minacce con coltelli e pistole.

Il trasgressore è noto al bambino nell’80% dei casi e le trasgressioni avvengono in casa della vittima o del trasgressore nella metà dei casi.

Wyre (1987) ritiene che, per il pedofilo extrafamiliare tipico, il processo di adescamento comprende tre fasi principali:
1. Il trasgressore inizia masturbandosi e fantasticando su vecchie esperienze sessuali, cosa che lo porta a fantasticare su nuovi contatti. Fa amicizia con un ragazzo, mentre tenta di conoscere i familiari e accattivarsene la fiducia.
2. Il trasgressore scava in profondità venendo a conoscenza di problemi familiari e scolastici del ragazzo. Assume il ruolo di consigliere, cosa che conduce all’<amicizia>.
3. Ormai il ragazzo va a far visita a casa del trasgressore ed è incoraggiato a metterne i genitori al corrente. Comincia a stabilirsi un contatto fisico di tipo apparentemente non sessuale. Più avanti iniziano i toccamenti sessuali, la masturbazione, ecc. Si danno infine ammonizioni di non farne parola ad alcuno.

Uno studio su bambini ha riportato i seguenti modelli di comportamento:
«Ti considerano diverso dagli altri bambini»
«Ti raccomandano di non dire niente alla mamma delle cose che accadono»
«Ti fanno credere che vanno in camera da letto/in bagno casualmente svestiti»
«Ti guardano in modo strano o sessuale»
«Vogliono passare del tempo soli con te, se ne scusano»

I commenti dei trasgressori essenzialmente intesi a giustificare l’abuso sono:
«La cosa ti piace»
«Nessuno lo scoprirà»
«Non ti sto davvero facendo del male»

Tra le minacce, oltre ai casi di aggressioni fisiche dirette, ci sono anche quelle relative all’abbandono da parte dei genitori se il bambino avesse rivelato loro la faccenda.

I pensieri distorti sono considerati da alcuni studiosi come il sine qua non del pedofilo. Sono queste distorsioni del pensiero le responsabili della trasgressione.

Tra i trasgressori intrafamiliari:
«E’ meglio molestare il proprio bambino che commettere adulterio»
«Le ho insegnato tutto il resto, perché non dovrei farlo riguardo al sesso?»

Tra quelli extrafamiliari:
«alcune ragazzine sono davvero sessualmente seduttive e disinibite dal punto di vista sessuale»
«Non sto facendo del male al bambino, sto solo dimostrandogli amore»

Howitt chiude la sua opera con queste parole:
La nostra conoscenza della pedofilia si è formata in una porzione sottilissima della storia ed è soggetta a rapidi mutamenti, secondo i modi in cui tale comportamento è percepito all’interno di una più vasta società.
Quanto più reca conforto prendere le distanze da tali persone, tanto meno contribuisce a comprenderle. Anche se può essere preferibile comprendere la vittima, anziché l’aggressore, non esistono vittime senza aggressori.

a cura di Jei