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Pedofilia e reati sessuali contro i bambini, di Howitt Dennis
I risultati delle statistiche sui reati di pedofilia vengono fatti in corso di terapia tramite test o dichiarazioni spontanee. Essi però non sono molto attendibili ed esaurienti in quanto:
Nessuna lista di risultati della ricerca
sulla pedofilia stabilisce una ricerca valida per sempre. La ricerca insegna che le radici della pedofilia si trovano nell’infanzia, tuttavia la severità della madre e l’aggressività del trasgressore contro il proprio padre si sono dimostrate significative per identificare solo UN TERZO dei probabili trasgressori violenti. Quasi un terzo dei molestatori sessuali è stato molestato nell’infanzia da una donna. Rimane il problema di accertare se l’abuso sessuale compiuto da uomini o da donne tenda a fare della vittima un futuro pedofilo. Frequente è la presenza di distorsioni cognitive, che favoriscono la «normalizzazione» di siffatto comportamento e l’intervento di meccanismi di diniego che rendono estremamente seria la prognosi e arduo ogni progetto di intervento psicoterapeutico. Gli spostamenti dalla pedofilia ad altre parafilie non sono comuni. Scambi tra pedofilia, stupro ed esibizionismo sono risultati rari. Circa de terzi dei recidivi ripetevano lo stesso tipo di reato. Groth e Birnbaum distinguono
due categorie di pedofili: i «fissati» e i «regrediti». ...La bambina
normalmente è sensibile al padre e alle figure di maggior autorità,
non è responsabile e accetta le attenzioni come un favore. può
addirittura sentirsi lusingata. Secondo Mohr, (1981)
la distribuzione per età dei trasgressori presenta tre apici: 2. Il gruppo di mezz’età. Durante il terzo decennio, i bambini cominciano ad acquisire maggior importanza nel ciclo di vita, cosi che il gruppo di mezz’età resta coinvolto con i propri bambini o con quelli degli amici. 3. Il gruppo degli anziani. Si ritiene che questo gruppo si orienti verso i bambini non per vicinanza, ma per altri motivi. Difetti organici dovuti alla senescenza e via dicendo non erano sufficienti a spiegare il modello di comportamento. Un’ampia percentuale di incidenti sessuali accade per questo gruppo durante i giochi. Molte di queste persone si sentono più a loro agio con i bambini che non con gli adulti. E’ impossibile
stabilire quanti adulti sperimentano una prolungata preferenza per i bambini
come partner sessuali, senza però aver mai toccato un bambino.
Il loro numero complessivo si avvicinerebbe al mezzo milione. Non abbiamo conoscenze approfondite su come le dinamiche familiari possano provocare le trasgressioni pedofile: e’ probabile che alcuni fattori incoraggino il bambino a compiere esperienze sessuali precoci e che un bambino infelice sia propenso agli approcci sessuali dei pedofili o di bambini più grandi che potrebbero condurre ad un ciclo di abusi. Ovviamente non possiamo
fare un ritratto del pedofilo dal momento che egli sembra assolutamente
una persona come tante. Non esiste un profilo, comunemente verificato
del tipico adulto che abusa sessualmente dei bambini. I pedofili, molto frequentemente hanno menzionato l’innocenza ingenua come la qualità più attraente nei bambini e, inoltre la tenerezza, la semplicità, l’apertura e la voglia di apprendere. Si considera generalmente dubbia l’affermazione che omosessualità e pedofilia siano collegate.Tuttavia l’ostilità pubblica verso gli omosessuali ha significato contrarietà all’impiego di individui gay come insegnanti di minorenni. Non sembra che ci siano motivi a priori per mettere in dubbio che il sapere se uno sia omosessuale o eterosessuale consenta di preannunciare meglio, in qualche modo, l’attrazione verso i minorenni, che non il sapere se uno sia destro o mancino, abbia gli occhi azzurri o neri, sia biondo o bruno. Le indagini hanno individuato pochi pedofili fra gli omosessuali: meno del 3% si dichiara sessualmente interessato ai bambini, il che non è la stessa cosa che avere contatti sessuali reali. «L’omosessualità
e la pedofilia omosessuale non sono sinonimi, per la ragione che il maschio
omosessuale è attratto sessualmente verso qualità maschili
e le qualità di un bambino sessualmente immaturo sono più
femminili che maschili. In ogni caso, in oltre 12 anni di esperienza clinica
non abbiamo ancora visto un esempio di regressione di orientamento in
un adulto omosessuale (Groth e Birnbaum» 1978) Esiste una forma di abuso perpetrata dalle madri sui trasgressori adolescenti. Un’elevata percentuale di queste madri è stata a sua volta vittima di abuso sessuale, cosa che le lascia arrabbiate e ambivalenti nei loro rapporti con i maschi. Carlson (1991) ha riscontrato che quasi un terzo degli uomini che aveva progettato reati sessuali a lungo termine, aveva sperimentato, ad opera di una donna, abuso legalmente perseguibile. La cifra raggiunge il 50% se si includono trasgressioni meno flagranti, come voyeurismo, abusi sessuali o flirting e la quasi totalità se si considerano anche la violazione della privacy (clisteri, pulizia ossessiva del prepuzio, ecc.) e i rapporti impropri. Oltre la metà
degli stupratori seriali sembra aver ri-attuato prima dell’adolescenza. Secondo uno studio
di Olson (1990) su persone vittime di abuso, dove l’abuso era incestuoso,
la madre era responsabile nell’oltre 60% dei casi e il padre in
oltre il 50%. Per l’abuso non incestuoso più probabili perpetratori
erano i vicini di casa. Tre quarti dei pedofili in uno studio di Bernard (1985) hanno dichiarato di aver avuto coscienza per la prima volta di essere pedofili all’età di 20 anni. Soltanto ilk 2% ne è diventato consapevole dopo i 30 anni. «Noi ipotizziamo
che la carenza di empatia nei confronti dei bambini caratterizzi molti,
se non la maggior parte, dei pedofili. La corruzione è
il modo più frequente per ottenere sesso. La minaccia non è
così comune. La fiducia del bambino era assicurata con un processo di adescamento basato nel 90% dei casi sul diventare amici. Altri aspetti dell’adescamento includevano giochi (55%), offerta di denaro (45%) e reclutamento di bambini già vittime di altri trasgressori (45%). Tra coloro che usavano minacce, la minaccia di picchiare era la più comune, furono menzionate le minacce di far del male a persone amate e a membri della famiglia e minacce con coltelli e pistole. Il trasgressore è noto al bambino nell’80% dei casi e le trasgressioni avvengono in casa della vittima o del trasgressore nella metà dei casi. Wyre (1987) ritiene
che, per il pedofilo extrafamiliare tipico, il processo di adescamento
comprende tre fasi principali: Uno studio su
bambini ha riportato i seguenti modelli di comportamento: I commenti
dei trasgressori essenzialmente intesi a giustificare l’abuso sono: Tra le minacce, oltre ai casi di aggressioni fisiche dirette, ci sono anche quelle relative all’abbandono da parte dei genitori se il bambino avesse rivelato loro la faccenda. I pensieri distorti sono considerati da alcuni studiosi come il sine qua non del pedofilo. Sono queste distorsioni del pensiero le responsabili della trasgressione. Tra i trasgressori
intrafamiliari: Tra quelli
extrafamiliari: Howitt chiude la sua
opera con queste parole: a cura di Jei
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