PICCOLI
SCHIAVI NEL PIANETA GLOBALE
– Prima Parte
tratto da “INFANZIA NEGATA - Piccoli schiavi nel pianeta globale”
di LUCA LEONE
Prospettive Edizioni 2003
LE CIFRE
Nel mondo almeno 200 milioni di persone vivono in condizione di schiavitù
e sono merce per i trafficanti di esseri umani. Le cifre fatte durante
la Conferenza di Vienna sono state confermate dalle Nazioni Unite a Palermo,
dove il 13 dicembre 2000 è stata firmata la Convenzione dell’Onu
per la lotta contro il crimine transnazionale. Secondo Kevin Bales, tuttavia,
la cifra che […] più si avvicina al numero effettivo di schiavi
presenti nel mondo contemporaneo è di 27 milioni. Questa cifra
è notevolmente inferiore rispetto a quella divulgata ufficialmente
dalle Nazioni Unite. Pino Arlacchi, (Vice segretario dell’Onu),
tuttavia, si riallaccia alle cifre proposte dall’Onu, e sostiene
che “secondo l’Anti-Slavery International di Londra, sono
oltre 200 milioni gli essere umani che si trovano oggi in catene”.
Anzi, sempre secondo il Vice segretario delle Nazioni Unite, in meno di
trent’anni, dall’inizio degli anni Settanta a oggi, la sola
compravendita di donne e bambini destinati all’asservimento sessuale
in Asia è stimata ammontare a 30 milioni di individui. Se a essa
aggiungiamo i 100 milioni di bambini che secondo l’Ufficio internazionale
del lavoro subiscono oggi le più selvagge e infamanti forme di
sfruttamento, otteniamo la cifre di una delle più devastanti e
misconosciute piaghe dell’epoca presente.
La Bbc va addirittura oltre le stime dell’Onu
e in uno speciale dedicato ai minori afferma che “almeno 250 milioni
di bambini in età scolare sono costretti a lavorare. Quasi la metà
di loro è impegnata in lavori a tempo pieno in cambio di un basso
salario ed è esposta a pericoli. Costoro sarebbero i 100 milioni
di bambini che secondo l’Ufficio internazionale del lavoro “subiscono
oggi le più selvagge e infamanti forme di sfruttamento”.
Come si noterà, mentre le cifre proposte dall’Onu riguardano
bambini, donne e uomini, quelle della Bbc si riferiscono ai soli minori.
<L’enorme differenza dei numeri è
data dall’impostazione e dall’interpretazione che si dà
alle ricerche. Il numero degli schiavi nel mondo è comunque destinato
ad aumentare a dismisura se la schiavitù viene intesa come l’asservimento
della persona umana a scopi molteplici di sfruttamento [dunque come] una
forma di parassitismo sociale che si esprime nel campo dell’economia,
dei rapporti tra i sessi, della psicologia e dell’etica interpersonale
[e che ha come base] […] la nuda forza, che espropria la vittima
di ogni potere e conferisce al padrone il dominio assoluto si di essa.>
Bales aggiunge che “avere giusto quel tanto
che basta per campare, ricevere uno stipendio da fame, può essere
definito uno stipendio da schiavi, ma non da schiavitù”.
E’ difficile pensare, però, a una fattispecie diversa dalla
schiavitù di fronte a bambini che lavorano 12 ore al giorno per
cucire scarpe o palloni da calcio ma ricevono un miserabile salario e
dormono a casa, mangiando la mattina gli avanzi della sera precedente,
prima di tornare in fabbrica o nel sottoscala. Quei bambini non sono schiavi
perché ricevono un minimo salario (diverso da un salario minimo),
dormono a casa e perché l’azienda che li sfrutta ha firmato
un accordo con le autorità, nel quale si dice che le condizioni
non sono schiavistiche? Non sono schiavi i bambini derubati dell’infanzia,
cui sono negati i diritti di crescere, giocare, studiare e quelli che
si prostituiscono nelle strade e nei bordelli, o che lavorano in fabbriche,
miniere, piantagioni? Non si può parlare di nuova schiavitù,
definirla un mostro tentacolare e poi rifarsi al solo modello del “bonded
labor” o degli schiavi mauritani per definire il concetto di schiavitù
contemporanea a mostrarne le vittime. Ecco perché, seppur forse
nella loro ridondanza, prenderemo come punto di riferimento le stime delle
Nazioni Unite e delle organizzazioni che si battono per la difesa dei
diritti umani.
La prostituzione è uno dei traffici più fiorenti per la
criminalità organizzata. Il mercato degli schiavi destinato alla
prostituzione è incredibilmente vasto e abbraccia l’intero
globo. Racconta Fongkam Panya, giovane madre di due piccole bambine a
Dok Kaam Tai, povero villaggio rurale nell’interno della Thailandia:
Quelli vengono ogni due-tre con i loro fuoristrada e gli orologi
d’oro al polso, sempre facce diverse, sempre lo stesso discorso.
Mi chiedono se voglio vendergli le mie figlie, dicono che le porteranno
in città a lavorare, che guadagneranno bene. Offrono molti soldi
in anticipo, centinaia di migliaia di baht […]. Ma io gli ho sempre
detto di no – quei soldi non ci cambierebbero la vita. Vedi, i vicini
di casa qui di fronte? Ne hanno vendute tre, di figlie, a 30.000 baht
l’una. Ma loro continuano ad essere poveri, i soldi sono finiti
subito. E le ragazze non si sono più viste. Una aveva 11 anni appena.
Io so che lavoro vanno a fare in città, è disgustoso. No,
non c’è prezzo per questo, preferisco avere tutta la famiglia
qui con me, vedere le bambine crescere. Ho mandato la più grande
a lavorare alla pompa di benzina qui vicino, guadagna solo 1.500 baht
al mese, ma può continuare ad andare a scuola.
In una società povera, il lavoro minorile presso una pompa di benzina
può salvare una famiglia dal disastro economico e una bambina dai
mercanti di schiavi e dall’inferno della prostituzione.
IL MOSTRUOSO SERPENTE DELLA
PROSTITUZIONE MINORILE
All’interno del doloroso fenomeno della schiavitù sessuale
[…] si snoda, strangolando con le sue spire un’infanzia sempre
più abbandonata a se stessa, il mostruoso serpente della prostituzione
minorile. Sono milioni i bambini vittime della prostituzione, tanto nei
paesi ricchi quanto in quelli in via di sviluppo.
Nel novembre 1998 la Newsletter della sezione taiwanese dell’Ecpat
(End Child Prostitution, Pornography and Trafficking) avvertiva che a
Taiwan, tra il gennaio e il novembre 1998, erano stati arrestati 762 clienti
che avevano avuto rapporti sessuali con bambini e 468 sfruttatori e trafficanti
che gestivano fette del mercato nazionale della prostituzione minorile.
Contestualmente, la libertà era stata restituita a 1.100 bambini.
[…] Nella stessa Newsletter, la sezione taiwanese dell’Ecpat
avvertiva che, a fronte di un incremento dello sfruttamento sessuale dei
minori e della domanda di sesso bambino da parte dei clienti, il fenomeno
della pornografia su Internet tendeva a prendere sempre più piede.
Secondo l’Ecpat, infatti “il 70 per cento dei 30 siti Internet
più popolari a Taiwan offrono ai navigatori pornografia”.
Sempre a Taiwan, nello stesso periodo la polizia aveva sgominato una banda
di trafficanti di minori che aveva già venduto […] oltre
100 bambini cinesi, per tramite di una clinica di Taipei. I piccoli sventurati
venivano collocati in casse dopo essere stati storditi con sonniferi e
trasportati di nascosto a Taiwan a bordo di pescherecci. Una volta sull’isola,
i piccoli venivano portati alla clinica W. di Taipei, dove si provvedeva
a redigere falsi certificati di nascita. Comprati in Cina al prezzo di
mille dollari statunitensi, i piccoli venivano venduti a Taiwan per quasi
9.000 dollari, e agli “acquirenti” veniva raccontato che si
trattava di figli di ragazze-madri”.
Ancora: a proposito di turismo sessuale, alla fine del 1998 un tedesco
di 53 anni è stato arrestato per aver abusato di 12 bambine in
Thailandia tra il 1991 e il 1995; in Giappone, un ragazzino di 14 anni
ha venduto la ragazza coetanea al suo insegnante di 39 anni in cambio
di 30.000 yen, circa 260 dollari; e così via.
La lista della brutalizzazione dell’infanzia non conosce limiti
geografici né etnici, religiosi o culturali. In ogni paese del
mondo, persone di qualsiasi estrazione sociale possono più o meno
facilmente fare ricorso alle prestazioni di schiave del sesso minorenni.
E a volte – ma non sempre – può bastare pagare un po’
di più per comprare le prestazioni sessuali di un bambino maschio.
Una sola è la condizione che dà libero accesso a questo
mercato: il possesso del denaro. La nuova criminalità globalizzata
vuole spremere denaro alle sue vittime finché sono in grado di
“produrre”, di vendersi risultando appetibili agli occhi dei
clienti. E’ del tutto indifferente, poi, tanto agli sfruttatori
quanto ai clienti, quale sarà il destino dei bambini, una volta
che non saranno più in grado di “produrre”, perché
“vecchi”, malati, infettati dall’Aids, impazziti, o
perché sfregiati da qualche cliente troppo pretenzioso.
Il dramma è che, nonostante non esistano statistiche certe a livello
globale, il numero dei bambini dediti alla prostituzione cresce anno dopo
anno, con l’aumentare dei bimbi di strada e dei poveri, soprattutto
ma non esclusivamente nelle città. Basti pensare al caso della
Cambogia, dove su una popolazione di circa 10,5 milioni di abitanti, poco
più di 5 milioni sono bambini. Il 13 per cento della popolazione
di età compresa tra i 7 e i 14 anni (653.000 bimbi) è composta
di bambini lavoratori. […].
L’Italia non è immune dal dramma dello sfruttamento sessuale
dei minori.
Secondo Telefono Azzurro ogni giorno [in Italia]
due minori sono oggetto di violenze sessuali. Il Censis segnala un caso
di abuso sessuale ogni 400 bambini, un caso quattro scuole, un caso ogni
500 famiglie. I numeri di dolore, disagio e degrado sono in crescita.
Nel ’98 i procedimenti per violenza su minori sono aumentati del
17 per cento. Circa 8.200 bambini chiamano ogni giorno Telefono Azzurro.
Gli operatori riescono a rispondere a circa 1.800 chiamate per un totale
di circa 55.000 casi mensili. Di questi circa il 4 per cento riguarda
abusi sessuali.
A differenza di altri paesi, tuttavia, l’Italia
“contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia,
del turismo sessuale in danno di minori”, si è data una legge
che punisce la pedofilia e che, introducendo nel nostro ordinamento il
principio dell’extraterritorialità in materia, rappresenta
un esempio importante soprattutto in sede di cooperazione internazionale
nella lotta contro il fenomeno. Tutte le norme del testo di legge che
riguardano l’adescamento e lo sfruttamento sessuale dei minori sono
valide anche per il cittadino italiano che commetta questi reati all’estero,
alla stregua dei reati previsti dalla legge 66/1996 contro la violenza
sessuale. E’, questa, forse l’unica vera strada da seguire,
oltre all’inasprimento delle pene, per debellare un fenomeno sempre
più devastante.
IL MERCATO DEL LAVORO NERO
Accanto al mercato del sesso prospera quello del lavoro nero. Secondo
Human Rights Watch, il 10 per cento dei 900.000 bambini nepalesi che lavorano
nell’industria dei tappeti sono stati sequestrati, un altro 50 per
cento (450.000 bambini) è stato invece direttamente venduto dai
genitori. “Alcuni – denuncia l’organizzazione che si
batte per il rispetto dei diritti umani nel mondo – lavorano nelle
fabbriche di giorno e nei bordelli di notte”.
Il lavoro minorile è forse una piaga ancora più difficile
da estirpare che non lo stesso sfruttamento sessuale, sebbene i due fenomeni
siano spesso collegati. Denuncia Human Rights Watch:
L’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) stima che nei
paesi in via di sviluppo 250 milioni di bambini in età compresa
tra i 5 e i 14 anni siano costretti a lavorare – e di questi, almeno
120 milioni lavorano a tempo pieno. Il 61 per cento di questi bambini
lavoratori vive in Asia, il 32 per cento in Africa, il 7 per cento in
America latina. La maggior parte dei bambini che lavorano nelle aree rurali
è occupata in agricoltura; nelle città i bambini sono occupati
nel commercio e nei servizi, un numero minore nei settori manifatturiero,
edilizio e dei servizi domestici. Si stima che solo il 5 per cento dei
bambini lavoratori sia occupato nell’industria delle esportazioni.
Il che è significativo circa la volontà delle multinazionali
di evitare di compromettersi con il settore del lavoro nero minorile.
Secondo il Fmi, il denaro proveniente dalle attività della criminalità
organizzata, tra le quali spiccano il commercio di droga, la vendita di
armi e la tratta degli essere umani e la loro riduzione in schiavitù,
si aggira ogni anno intorno ai 600 miliardi di dollari. […]. A tutto
questo si aggiunga il dilagare di offerte di sesso e di immagini pornografiche
o di violenza su donne e bambini attraverso Internet e la perdurante assenza
delle istituzioni nazionali e internazionali nella prevenzione e nello
sradicamento di questi nuovi crimini. L’incapacità della
comunità internazionale di accordarsi per la creazione di un osservatorio
mondiale su Internet la dice lunga non tanto circa il disinteresse, piuttosto
quanto all’incapacità della maggioranza dei governi di posporre
gli interessi economici dei gruppi dominanti ai principi della sicurezza
sociale. Navigando in Internet, è sufficiente digitare sui principali
motori di ricerca parole chiave […] per trovarsi di fronte a un
campionario di immagini impensabili. Sono, inoltre, ormai decine di migliaia
i siti pedofili dedicati a più ristrette cerchie di individui che,
ogni anno, generano a vantaggio di organizzazioni criminali un flusso
di miliardi di dollari.
NATI IN CATENE
Ha scritto il Segretario generale dell’Organizzazione della Nazioni
Unite, Kofi Annan:
Non c’è responsabilità più sacra di quella
che il mondo ha verso i bambini. Non c’è dovere più
importante di garantire che siano rispettati i loro diritti, che il loro
benessere sia tutelato, che le loro vite siano libere dalla paura e dal
bisogno e che essi possano crescere nella pace […] Milioni di bambini,
[tuttavia], continuano a sopportare le tremende indegnità della
miseria, centinaia di migliaia di essi subiscono le conseguenze della
guerra e del caos economico, decine di migliaia di essi sono mutilati
nelle guerre e molti di più rimangono orfani o muoiono a causa
dell’Aids.
Nel mondo centinaia di milioni di bambini soffrono le piaghe della denutrizione,
in milioni subiscono sulla loro pelle le conseguenze delle guerre e delle
carestie, centinaia di migliaia sono direttamente impiegati nei conflitti
come soldati o informatori, in milioni vengono usati come carne da bordello.
[…] E si fa certezza del dubbio che esista un mercato clandestino
fatto di bambini rapiti o comprati da aguzzini senza pietà, che
vivisezionano le vittime per venderne reni, cornee, cuori, e quant’altro
sia oggi trapiantabile ad acquirenti bisognosi, certamente disperati,
forse incauti ma spesso all’oscuro del turpe mercato da essi stessi
alimentato. […] In questo mercato in evoluzione, gli esseri umani
sono ancora una merce, come 400 anni fa. Solo che oggi gli schiavi sono
oggetti uso e getta. Per questo quando si parla di traffico di esseri
umani è necessario tenere presente che si tratta di un mercato
con molte sfaccettature. Il business delle prostitute, delle schiave del
sesso, è il più appariscente. Ma anche il mercato dei bambini
da inserire nei gorghi della pedofilia […] e di bambini destinati
a servire da “donatori” a malati che hanno mezzi economici
per evitare liste d’attesa negli ospedali.
Milioni di bambini sono spinti dalla povertà
in mezzo alla strada. In molti, dopo aver subito abusi sessuali, diventano
sieropositivi. C’è, poi, chi nasce già contagiato.
Per tutti costoro, le speranze di ricevere delle cure idonee e di sopravvivere
a una malattia della quale sono doppiamente vittime sono pari a zero.
Secondo Medici senza frontiere, “nel mondo 33,6 milioni di persone
sono colpiti da Hiv/Aids. […]. Il 95 per cento dei malati di Aids
non ha accesso alle terapie. A detta dell’Unicef, oggi circa 34,5
milioni di persone, nel mondo, sono costrette a convivere con l’Aids.
Di queste un milione e 300.000 sono sotto i 15 anni. Nella maggior
parte dei casi, questi bambini nascono da madri sieropositive, contraggono
il virus già nel grembo, o al momento del parto, o durante l’allattamento
al seno. Minacciati sin dal momento della nascita nel loro diritto alla
sopravvivenza, alla crescita e allo sviluppo, sono per lo più destinati
a una vita breve che difficilmente raggiungerà l’adolescenza.
L’elenco delle bestialità compiute
ai danni dei bambini è interminabile. “Dei circa 12 milioni
di bambini sotto i 5 anni che ogni anno muoiono nei paesi in via di sviluppo,
soprattutto a causa di malattie prevenibili, 7 milioni, pari al 55 per
cento, di possono attribuire sia direttamente che indirettamente alla
malnutrizione” (150 milioni di bambini soffrono la fame, stime
Unicef). […] . Ogni anno la carenza della vitamina A –
che affligge circa 100 milioni di bambini – uccide più di
due milioni di fanciulli di età inferiore a 5 anni, […] vittime
di una povertà indotta da un sistema di sfruttamento che ha trovato
nella globalizzazione il più pervicace dei nuovi schiavisti. […]
Almeno 130 milioni di bambini, inoltre, nonostante i progressi mondiali
in materia di alfabetizzazione, non sono mai entrati in un’aula
scolastica e moriranno analfabeti. Di costoro, ben 73 milioni sono bambine.
Questa è la condizione dell’infanzia
in un mondo in cui, ogni giorno, vengono effettuate transazioni finanziarie
per 1.500 miliardi di dollari. […].
a cura di Greta Blu
Aquilone Blu O.n.l.u.s.
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