scritti

 

 

PICCOLI SCHIAVI NEL PIANETA GLOBALE
– Terza Parte
tratto da “INFANZIA NEGATA – Piccoli schiavi nel pianeta globale” di LUCA LEONE
Prospettive Edizioni 2003

PICCOLI CORPI DA VIOLARE
<Dietro qualsiasi traffico che riguarda un minore si cela sempre lo sfruttamento sessuale>
I bambini sono vittime di infiniti stati di disagio, la cui gravità tocca il fondo con il lavoro minorile e lo sfruttamento sessuale. Quest’ultimo è il peggioramento di una situazione di già grave disagio familiare e sociale nel quale vivono molti bambini, specie nei paesi più poveri. Va distinto tra sfruttamento sessuale e abuso. Al mondo sono molti di più i bambini che hanno subìto un abuso sessuale che non quelli costretti a prostituirsi. Nel primo caso, ci si trova di fronte a un atto di violenza commesso da un adulto (spesso appartenente alla cerchia delle persone di fiducia) ai danni di un bambino, di solito senza complicità o assenso di altri adulti. Nel secondo caso, la violazione è favorita da individui che sfruttano il minore e ottengono un vantaggio economico dall’affitto del suo corpo a uno o più adulti per prestazioni sessuali dietro compenso. In entrambi i casi, la violenza può essere prolungata nel tempo. Nel secondo, però, l’aspetto economico prevale, e anzi media, rispetto alla pulsione sessuale dell’adulto nei confronti del minore, pulsione il cui soddisfacimento passa attraverso un intermediario che offre un “servizio” e incassa un “compenso”.

<Secondo l’Unicef l’Europa occidentale importa illegalmente dall’Est 500.000 prostitute l’anno; dal Nepal all’India e dal Bangladesh al Pakistan passano 9.000 ragazze l’anno, e sono vittime sempre più giovani>.

Le ragioni che spingono un adulto ad abusare di un bambino possono essere diverse. Risulta sempre meno credibile attribuire alla cosiddetta pedofilia un’interpretazione riduttivamente clinica. Realtà come il turismo sessuale e la sua crescente diffusione spingono sempre di più a pensare che l’abuso sessuale di minori, da fenomeno patologico individuale, sia sempre più intensamente e tragicamente fenomeno sociale molto diffuso, caratterizzato psicologicamente dall’espressione violenta di due comportamenti fondamentali:

  • l’esercizio del potere, fisico e sessuale, su un minore impossibilitato a difendersi;
  • la soddisfazione derivante dall’espressione di un sentimento di disprezzo nei confronti del minore abusato attraverso l’acquisto della prestazione sessuale con una dazione in denaro.

Il mercato del sesso si è dilatato irresistibilmente a livello globale, e già tanti, troppi bambini affollano bordelli frequentati da pedofili locali e stranieri.
Secondo l’Ecpat lo sfruttamento sessuale dei bambini e dei minori ha raggiunto livelli impressionanti, trovando una nicchia importante nel mercato del turismo internazionale. Da antico fenomeno circoscritto è diventato, come conseguenza della globalizzazione, una delle industrie più redditizie dei paesi in via di sviluppo. Tale espansione non conosce purtroppo frontiere, invadendo anche paesi sviluppati e fornendo vittime a buon mercato, a fronte di una domanda sempre crescente.
[…] Tutta l’Asia, e in particolare il Sud-est asiatico, è diventata un gigantesco mercato di esseri umani; ma il fenomeno si è espanso, assieme al turismo sessuale, all’Africa e alla America latina. La caduta dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda, poi, hanno spalancato le porte dell’Est europeo ai gruppi criminali a caccia di esseri umani da sfruttare, e quelle dell’Europa occidentale ai nuovi schiavi del sesso deportati in massa. Il fenomeno, cominciato alla periferia più povera ed estrema dell’ex Urss, si è diffuso ovunque trovando terreno molto fertile nelle Repubbliche della ex Jugoslavia, in Albania e in Romania, ormai crocevia della schiavitù sessuale.
Questa imponente offensiva dei nuovi schiavisti sta oggi destando una preoccupazione a livello internazionale per il sempre maggior numero di bambini oggetto di traffico sessuale. Nel passato esso era confinato ad alcune particolari zone, come i bambini nepalesi mandati in India, i cinesi in Thailandia e i bambini dell’America centrale negli Stati Uniti. […] Ora il centro dell’attenzione si sta spostando […]Quasi ogni paese [dell’Europa dell’Est] può raccontare casi di bambini adescati e condotti nell’Europa occidentale o in città di frontiera con la promessa di un lavoro, per finire intrappolati nella prostituzione.
Così dai “campi di addestramento” kosovari, bosniaci, albanesi, croati, macedoni, romeni, centinaia di migliaia di bambini indifesi, ogni anno, entrano nei mercati dell’Unione Europea, Olanda, Germania, Italia, Belgio e Grecia in testa. Ma il dramma quotidiano di questi bambini diventerà di pubblico dominio solo quando qualcuno di loro verrà trovato fatto a pezzi in un canale.

I BORDELLI DELL’ASIA, L’AIDS DELL’AFRICA
Secondo la Commissione nazionale thailandese sulle donne, “il numero totale di prostitute [locali] al di sotto dei 18 anni si aggirerebbe tra le 30.000 e le 35.000 unità. La stessa Commissione stima che siano costrette a prostituirsi in Thailandia altre 16.000 donne straniere, il 30 per cento delle quali minori. Inoltre, a partire dal 1990, almeno 80.000 donne e bambine sarebbero state vittime dei traffici a scopo sessuale verso il paese asiatico […]. Clienti di queste schiave sono turisti stranieri ma anche uomini locali, se è vero che ogni giorno 450.000 thailandesi comprano sesso.
Sono molti in Asia meridionale i genitori che vendono i loro figli ai mercati di schiavi. Lo fanno per pagare debiti, costruirsi una casa in mattoni, togliere dal bilancio una bocca da sfamare, provvedere alla dote di un figlio o per mera speculazione. A volte i bambini finiscono a intrecciare tappeti; altre volte nell’inferno dei bordelli. Ha scritto Pino Arlacchi:
Negli ultimi decenni è cresciuto un mercato delle prestazioni sessuali in cui i guadagni per i mediatori e i prezzi dei servizi venduti ai clienti sono tanto più alti quanto maggiori sono le violazioni dei diritti umani delle vittime. Gli schiavi sessuali sono divenuti una merce molto richiesta: il mercato mondiale di donne e bambini ridotti in servitù […] ha assunto proporzioni allarmanti […]. Nei bordelli di Manila e di Nairobi, per le strade di Rio e di New York, nei bar di Amsterdam e di Bangkok, negli autobus, nelle stazioni ferroviarie e nelle camere d’albergo di ogni parte del mondo milioni di bambini sono a rischio di sfruttamento sessuale o si trovano già intrappolati nell’industria miliardaria del sesso.
L’Asia è l’inferno di questi nuovi schiavi e un punto di ritrovo per i pedofili planetari, che fanno confluire valanghe di denaro nelle casse di compagnie aeree, albergatori, ristoratori, venditori di souvenir, tassisti, intermediari e, naturalmente, dei gruppi criminali che gestiscono il rapimento, l’indottrinamento violento, lo sfruttamento, la vita e la morte di centinaia di migliaia di bambini asiatici. “Belgio, Francia, Germania, Olanda e altri paesi europei hanno più di 15.000 pedofili noti”, scriveva nel novembre 1997 il quotidiano indiano The Indian Express. Lo stesso fenomeno di verifica in Africa. […]

<Ecco i numeri delle nuove mecche dei pedofili planetari (stime Ecpact), che fruttano alla criminalità un giro d’affari annuo dell’ordine di 5 miliardi di dollari:

  • Thailandia, la capofila, dove lavorano nel mondo della prostituzione (stima per difetto) circa 200-250.000 bambini
  • a Taiwan i minori sfruttati nel mercato del sesso sono almeno 50.000 (100.000 secondo l’Università di Taiwan nel 1997)
  • in India nel 1991erano 500.000 i piccoli che lavoravano nell’industria del sesso (oggi il 20 per cento delle ragazze chiuse in bordelli ha meno di 18 anni)
  • in Cina mancano stime ufficiali: il numero dovrebbe oscillare tra i 200.000 e i 500.000
  • nelle Filippine, secondo l’Ilo, sono almeno 750.000
  • nel Bangladesh 50.000
  • in Pakistan 40.000
  • in Cambogia (il costo di una bambina è di 150 dollari), nella sola Phnom Penh, si prostituiscono 20.000 bambini
  • in Sri Lanka, secondo il Ministero della Sanità, nel 1991, i bimbi che si vendevano erano 30.000
  • in Indonesia il 60 per cento delle prostitute ha tra i 15 e i 20 anni
  • in Viet Nam il 20 per cento dei prostituti sono bambini
  • in Nepal, ogni anno, da 5.000 a 7.000 ragazze sono oggetto di traffico ai fini di sfruttamento sessuale
  • a Katmandu ci sono 200 bordelli, circa 200 ragazze sono schiave nei bordelli indiani
  • a Bombay 100.000 ragazze si prostituiscono, la metà di esse sono nepalesi e, dopo essere state stuprate e picchiate, vengono tenute prigioniere nei bordelli. L’età media è di 10 – 14 anni e la maggior parte di esse hanno contratto l’Aids >

Lo sviluppo dell’informatica, la crescente facilità negli spostamenti da un continente all’altro, l’esistenza di gruppi criminali che forniscono a pedofili e turisti del sesso dalla piccola prostituta per una notte fino alla schiava a domicilio, rendono sempre più incerto il destino di milioni di bambini e difficile la lotta al commercio degli schiavi e alla pedofilia. Il turismo sessuale , cioè quel “turismo la cui motivazione principale o secondaria è consumare relazioni sessuali commerciali”, coinvolge nella sola Asia non meno di un milione di minori. Sono 18 gli Stati occidentali che hanno introdotto nella loro legislazione il principio dell’extraterritorialità per i reati a sfondo sessuale commessi da propri cittadini in paesi terzi. Nella lista mancano Spagna (che anche in materia di lotta alla pornografia infantile ha una legislazione debole), Portogallo, Russia, Giappone (i giapponesi sono tra i maggiori fruitori di sesso a pagamento in patria e all’estero).

<Nel mondo, 250.000 bambini sono contagiati dall’Aids: 8.500 al giorno, 5 al minuto.>

L’Africa detiene un record tremendo: quello del più alto numero di bimbi e in generale di esseri umani, affetti da Hiv e Aids. […] Dall’inizio dell’epidemia il virus Hiv ha infettato più di 50 milioni di persone ed è costata la vita a 16,3 milioni di adulti e bambini. Due dati sono ancora più impressionanti: nella regione sub sahariana ogni anno muoiono a causa dell’Aids 470.000 minori (nel 1998 nel mondo l’Aids ha ucciso 510.000 bambini sotto i 15 anni); inoltre, il 90 per cento dei bambini affetti dalla sindrome vive in Africa.

<Altri numeri:

  • 590.000 bambini affetti dall’Aids nel 1998, 530.000 nell’Africa sub sahariana
  • 2,3 milioni di africani morti a causa dell’Aids nel 2001, ad altri 28 milioni è stata notificata la sentenza di morte
  • ogni anno si spendono in Africa dai 7 ai 10 miliardi di dollari in cure per far fronte all’emergenza (fonte Unaids). In realtà vengono spesi meno di 500 milioni di dollari (The Economist, 15 dicembre 2001)
  • Il Fondo Globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria (lanciato da Kofi Annan nel 2001) doveva raccogliere 10 miliardi di dollari l’anno: ne ha raccolti appena 2
  • Per combattere l’Aids nel 2003, ne febbraio 2002 il Fondo aveva assegnato 186 miliardi di dollari a 28 paesi, cioè 9 dollari a sieropositivo, quando il cocktail meno costoso di farmaci antiretrovirali costa non meno di 300 dollari. >

In Africa, nel 90 per cento dei casi la sindrome viene trasmessa ai bambini dalla madre all’atto della nascita o durante l’allattamento. E pensare che basterebbe somministrare gratuitamente – se i servizi sanitari potessero permetterselo – alle madri malate un farmaco, l’Azt (zidovudina), dalla trentaseiesima settimana di gravidanza, e al neonato entro 72 ore dal parto, per ridurre del 50 per cento il pericolo di contagio. Distribuendo latte in polvere gratis, poi – ammesso che si riesca a trovare acqua potabile – ed evitando l’allattamento da parte di soggetti a rischio, il pericolo di contagio si ridurrebbe di un altro 20 per cento. Ma spesso le donne malate di Aids sono madri bambine. Ed è difficile, ammesso che si riesca a intervenire con l’Azt, superare la cappa di paura, di vergogna e di smarrimento e il controllo che le famiglie hanno su queste giovani madri per far comprendere loro che l’uso del latte in polvere non è, attraverso il divieto dell’allattamento, una menomazione della loro femminilità ma un atto di amore verso i loro bambini. Per questo – come ha detto Carol Bellamy, direttore dell’Unicef – “la diffusione dell’Aids che ha colpito l’Africa e le altre nazioni povere ha ucciso più delle bombe e dei proiettili”.

<Ogni anno muoiono centinaia di migliaia di genitori a causa dell’Aids: che fine fanno i loro piccoli?>

[…] Decine di migliaia di bimbi africani ogni anno devono eleggere la strada a loro casa. E per strada si fanno brutti incontri. In molti paesi dell’Africa meridionale, ad esempio, tra le fasce più basse della popolazione è ormai diffusa la credenza che un adulto malato di Aids possa guarire dalla sindrome consumando rapporti sessuali con bimbi vergini. Anche così si diffonde una sindrome che sta mettendo in ginocchio un intero continente. Non mancano le responsabilità della Chiesa Cattolica, in materia di boicottaggio delle campagne per l’uso dei contraccettivi di barriera. In Africa, oggi, sono solo due i paesi in cui va diffondendosi un uso regolare del condom, anche tra i baby prostituti: Senegal e Uganda. Altrove va malissimo. Basti pensare alla Liberia, dove negli ultimi 15 anni gli stupri ai danni dei bambini con meno di 15 anni si sono decuplicati, con la conseguente enorme diffusione dell’Aids.
[…] Nello Zambia, uno dei paesi più poveri del continente, il 20 per cento della popolazione è contagiata e ci sono 800.000 bambini che hanno perso i genitori a causa dell’Aids. […] (nella sola Lusaka ci sono almeno 10.000 bambini di strada che già “fanno la vita”). E dire che, almeno in parte, si sa chi siano gli “untori” dello Zambia, i camionisti sudamericani, che con 2 dollari ottengono ciò che vogliono da donne e bambini.
[…] In Gabon è apprezzato l’acquisto di bambini provenienti dal vicino e povero Benin. Per 30 dollari è possibile comprare uno schiavo minorenne da utilizzare come servo tuttofare e da sfruttare sessualmente. Le famiglie povere e con molti bambini sono sollevate nel poter inviare uno dei figli a lavorare altrove: una bocca in meno da sfamare e qualche dollaro in tasca.

Il 95 per cento di questi piccoli servi sono bambine […]. Per convincere i genitori a lasciarle andare i trafficanti promettono soldi e si impegnano a far avere ai bambini una formazione professionale. Ma quando i bambini arrivano, il denaro finisce nelle mani dei trafficanti che abusano fisicamente e psicologicamente di loro.

I ladri di bambini di solito ingannano i genitori con la falsa promessa di farli studiare. Alle famiglie pagano [tra i 5 e i 15 dollari], per ricavarne circa 450 quando i baby schiavi sono venduti ai proprietari delle piantagioni. Quando va bene li fanno lavorare almeno 12 ore al giorno. Ma spesso sono soggetti a maltrattamenti fisici e abusi sessuali.

I bambini del Beni sono apprezzati anche in Costa d’Avorio, “dalle cui piantagioni di cacao […] proviene oltre la metà del cioccolato prodotto nel mondo”. Qui i piccoli schiavi, chiamati “schiene sudate”, sono destinati allo sfruttamento più ignominioso. Le piantagioni “sono divenute regni dello sfruttamento dei bambini. Sono [loro] a staccare i frutti dagli alberi, a trasportarli nei magazzini di raccolta, da dove partiranno poi per i centri di lavorazione fino a giungere […] nei paesi occidentali […]. La media dei lavoratori è di 10-11 anni. La tragedia delle “schiene sudate” è una piaga in espansione. Secondo l’International Labour Organization (Ilo) “nel 2005 il traffico di schiavi in Africa potrebbe raggiungere oltre 100 milioni di bambini, se i governi non si impegneranno a combatterlo”.

acura di Greta Blu
Aquilone Blu O.n.l.u.s.