scritti

 

 

Sappiamo che nella storia, il tema della protezione del minore dalle violenze è di dominio solo recente. E’ stata sempre una costante il pensare ad un bambino come sostanzialmente privo di diritti e doveri, privandolo, oltretutto, di quel rispetto la cui mancanza ha portato e porta a situazioni di incredibile dolore e disagio. Uno storico, così – De Mause – ha affermato che l’infanzia “ è un incubo del quale solo di recente abbiamo cominciato a destarci”. Malgrado il - se pur fortunato - sorgere di svariate associazioni che si battono per e con i bambini e minori, esistono ancora moltissime situazioni di sfruttamento, abusi, maltrattamenti di vario genere, abbandoni. Tutto questo non capita solo in un paese del terzo o quarto mondo, ma qui. Vicino a noi, nella casa affianco alla nostra, il compagno/a di banco di nostra figlia/o o sorella.

Tutto questo, lungi da fare un discorso qualunquistico, è strettamente legato all’indifferenza. Un’indifferenza che rende l’intelligenza e l’animo umano, schiavi, ancora una volta, dell’ignoranza.

Ora, lo stesso ordinamento giuridico, volto, in teoria, alla difesa e tutela di diritti e doveri civici e civili, sta sottovalutando il problema in materia. Volendo rendere oggettivo e verificabile su un piano pratico quanto detto, si può apprendere da manuali di diritto quanto segue:

Manca:

  1. nell’ordinamento vigente, una nozione unitaria di violenza fisica, psicologica, sessuale , negligenza famigliare, educativa ecc… il che rende tutto estremamente incerto.
  2. Le strategie di recupero e prevenzione vengono rimesse ad amministrazioni locali, che non sempre sono sensibili a tali ambiti, piuttosto che ad un’organica strategia di tutela da parte di enti locali specializzati, in quanto questi mancano.
  3. Maggiori attività di sensibilizzazione nelle scuole e nella sanità per fare in modo che siano in grado di individuare nel più breve tempo possibile, situazioni di abuso e sfruttamento.
  4. Connesso al punto precedente, manca una specialistica forza dell’ordine specializzata in problemi minorili in grado di svolgere serie attività di intervento immediato in casi di gravità estrema (e ne esistono più di quanto si pensi). Tutto questo risulta singolare, in quanto è proprio lo Stato che dovrebbe essere il tutore con più alto grado di interesse verso chi, come un bambino, sarà il futuro dello stesso.
  5. Anche la stessa strategia di recupero degli autori di violenze a abusi è assente, un Giudice non può richiedere un intervento coattivo terapeutico.
  6. Nel caso di situazioni famigliari con alto tasso di abusi al loro interno, gli interventi limitativi riguardano un - temporaneo o non - allontanamento del minore dalla casa (si aggiunge trauma al trauma) e non l’allontanamento coattivo del genitore abusante.

(tratto da Manuale di diritto minorile – Alfredo Carlo Moro - Zanichelli, Bologna)

Per quanto riguarda la violenza sessuale in genere,invece, la Giurisprudenza ( Cass., 21 gennaio 1998) ha riconosciuto “nella nozione di atti sessuali…si devono includere non solo atti che involgono la sfera genitale, ma bensì tutti quelli che riguardano zone del corpo note, secondo la scienza medica, psicologica, antropologica, come erogene. Tali zone sono note come quelle stimolanti l’istinto sessuale, sicché detti atti, quando commessi su persona non consenziente, o infraquattordicenne, ledono il bene protetto, cioè la libertà del sessuale del soggetto passivo.”

Ciò sta a significare che non solo gli atti di violenza carnale, come lo stupro, sono oggetto di “violenza sessuale” , ma anche atti “minori” che però sono in grado di ledere significativamente la psicologia di un bambino; il quale, peraltro, potrà avere problematiche una volta adulto che, così spesso capita, a sua volta sarà propenso a riprodurre tali atti.

Per abuso sessuale si intende: “il coinvolgimento in atti sessuali, fisici o psicologici, di una persona non in grado di scegliere: o perché sottoposta a costrizione fisica e/o psicologica , o perché non consapevole delle proprie azioni.”

Nello specifico, l’abuso sessuale su minori é comunemente definito come “qualsiasi attività a livello sessuale che un adulto esercita su o con una persona al di sotto dell’età del consenso, ed é considerato un crimine punito penalmente nella maggior parte dei paesi. L’abuso sessuale su minori, include, inoltre, lo sfruttamento sessuale commerciale dei bambini, peraltro definito dall’International labour Organization nel testo del Worst Forms of Child Labour Convention del 1999.” ( da Wikipedia, enciclopedia on-line)

Tutto questo va letto sotto una chiave “personalistica”: spesso un paese economicamente avanzato non avanza anche il questo campo, la persona per bene e ben vestita può essere fautore di abusi tanto quanto uno che non lo é.

Ci sono innumerevoli modi in cui si può non lasciare questi dati invariati: primo su tutti, aprire gli occhi.

Il concetto di base che dovrebbe stimolare un adulto maturo ad intervenire in materia è il fatto che spesso un minore ha paura di parlare di cose che lui, pur non capendo pienamente, sente come vergognose. Noi, però, dovremmo essere perfettamente in grado di riconoscerle ed intervenire. Questo rende, ognuno di noi, (non solo gli “addetti al settore”), direttamente o indirettamente responsabili di ciò che non vogliamo, o non sappiamo vedere.

Esistono Associazioni in grado di fornire un piccolo, grande ed adeguato sostegno anche in favore di chi, se pur estraneo ai fatti, né è a conoscenza, (mi riferisco in proposito anche alle segnalazioni alla polizia e/o numeri specializzati di siti o link di materiale pedo-pornografico).

L’impegno primario sta quindi, nell’attenzione , nell’ascolto, nell’aiuto concreto.

Giulia Taddia

Per Aquilone blu