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"La Domenica di Vicenza", N. 38, 21 ottobre 2000
Violata e maltrattata
La storia di Nadia
e' un pugno nello stomaco.
E' brutta, cruda
e' cattiva: tanto da togliere il fiato.
Eppure abbiamo creduto
giusto scriverla e, forse e' anche giusto leggerla, per rendersi conto
di rara realta' a volte sospettata, spesso pubblicata solo quando i fatti
divengono oggetto di una inchiesta giudiziaria.
Anche in quei casi,
pero', c'e' il rischio di fare piu' attenzione alla vicenda dell'imputato
che non a quella della vittima.
Oggi Nadia e' seguita
dai servizi sociali di ..........e vive in una famiglia affidataria che
l'aiuta a superare i traumi e a ritrovare l'amore, quello vero.
Nadia ha undici anni
e non e' ancora donna.
E' pronta, con il
grembiule addosso, per andare a scuola.
Ha gia' vestito e
preparato i due fratellini piu' piccoli per l'asilo e per questo e' in
ritardo, come ogni mattina.
La mamma e' gia'
via.
Il papa' invece e'
ancora a casa e ha due occhi strani.
Ha il viso tirato.
"Forse e' arrabbiato,
o forse vuole picchiarmi e farmi male" pensa Nadia.
Il papa' la prende
e le strappa le mutandine.
Poi le fa un male
tremendo.
Nadia dice soltanto
'Ahi!' poi chiude gli occhi e cerca di trattenere il fiato per sentire
meno male.
Nadia ha paura; il
papa' non dice una parola.
Ha fretta ed e' violento.
Ogni suo gesto e'
furioso.
Poi tutto finisce
e Nadia corre fuori di casa per scappare a scuola.
"Guai a te se parli!"
le urla dietro il padre.
Nadia e' seduta sul
suo banco, ma e' come se non fosse li'.
Sta pensando a quello
che e' appena accaduto.
Chiude gli occhi
e contemporaneamente chiude le gambe, strette, strettissime.
E' senza mutandine
perche' il papa' gliele ha strappate e poi l'ha mandata via con un calcio
ed un urlo.
Intanto la maestra
la chiama e la richiama "Nadia, Nadia, ma dove sei con la testa? Cerca
di stare un po' attenta, sei sempre cosi' distratta!
Su, portami il quaderno
dei compiti". Nadia resta ferma, impietrita.
Il quaderno dei compiti
lei non ce l'ha.
"Ma possibile che
nessuno a casa badi a te? tuona la maestra - e' inutile che io chiami tua
madre, tanto non si presenta.
La prossima volta
faro' chiamare tuo padre!"
Nadia vorrebbe sprofondare.
Si vergogna perche'
ha dei genitori che non badano a lei e tutti, compresa la maestra, continuano
a rinfacciarle proprio questo.
A Nadia salgono le
lacrime agli occhi.
Ma blocca subito
ogni sentimento.
Si fa forte.
Serra strette le
gambe e anche le labbra.
Tace.
"No non diro' niente
a nessuno, altrimenti il papa' si arrabbia".
Di nuovo la rabbia
dolorosa del bambino non riesce ad uscire, ad esplodere.
Perche' mai Nadia
dovrebbe parlare se tanto tutti sanno tutto?
Perche' parlare se
tutti pensano che Nadia sia pigra, svogliata, poco volenterosa e sognatrice?
Perche' parlare se
tanto nessuno puo' difenderla?
Nadia si sente un
incidente, un peso, una bambina messa al mondo per sbaglio.
Ogni giorno spera
che al papa' capiti qualcosa di brutto, che muoia in un incidente o altro,
ma ogni giomo si deve rassegnare alla sua insopportabile presenza.
Anche quella sera
papa' e' tornato a casa e gia' sta urlando contro la mamma, con la solita
bottiglia di vino davanti, perché la mamma ha preparato soltanto una pasta.
La sta insultando,
le dice che e' una incapace, una buona a nulla.
Nadia in quel momento
vorrebbe solo scappare, ma non puo'..
Nadia ha un rivolo
di sangue che le scende tra le gambe.
Chiede un asciugamano
alla mamma e con quello asciuga il sangue.
La mamma le dice:
"Ti sono arrivate le tue cose.
Adesso devi stare
attenta a non rimanere incinta"
"Se rimani incinta,
ti ammazzo" aggiunge il papa'.
Io non ho niente
da aggiungere.
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