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La
mia era una famiglia "normale".
I miei genitori, i nonni materni. Io ero figlia unica. La piccola di casa,
mai persa di vista, sempre coccolata.
Il nonno era il mio preferito. Mi raccontava le favole. Mi accompagnava ai
giardini ed era sempre pronto a giocare con me. Era sempre attento alle mie
esigenze e non tradiva mai la mia curiosita'. Aveva sempre una risposta alle
mie domande. Mi trattava come una persona adulta. Non come facevano gli altri
sempre pronti ad eludere le mie domande con un: " Cosa vuoi capire tu
che sei piccola!" Il nonno, invece, era disponibile. Diceva che, anche
se ero una bambina, avevo il diritto di imparare. Con lui stavo proprio bene,
mi fidavo ciecamente. Era dalla mia parte.
Quando avevo quattro anni, le coccole del nonno divennero piu' intime, fino a diventare un gioco che egli m'invitava a fare quando eravamo soli. Io l'ho sempre assecondato perche' non mi procurava sofferenza fisica. E, poi, che motivo avrei avuto per dubitare di lui? Se m'insegnava quelle cose lo faceva perche' mi voleva bene. Di lui mi potevo fidare. In fondo era l'unico ad avermi preso sempre sul serio. C'era pero' una cosa strana: mi raccomandava di non dire niente a nessuno o sarebbe finito in prigione e a me avrebbero dato un sacco di botte. Quelle erano cose che potevano fare solo i grandi. Ma lui mi voleva bene e poiche' io ero una bambina intelligente perche' non insegnarmele?
Per circa tre anni ho fatto quel che lui mi chiedeva, perche' non sapevo di dover rifiutare. Non sapevo che permettendogli di usare il mio corpo stavo perdendo la mia infanzia. Solo dopo mi sarei resa conto che quello era un gioco che io non avrei voluto fare.
All'inizio
era come rubare le caramelle con la complicita' di un adulto. Crescendo, pero',
le sue carezze cominciarono a procurarmi fastidio. Ormai non lo vedevo piu'
come i bambini vedono gli adulti. Per loro non ha importanza l'eta' o la bellezza
per voler bene. Adesso iniziavo a scorgere la realta' e cioe' un vecchio che
mi metteva le mani addosso. Vedevo le sue mani rugose, i suoi denti gialli.
Sentivo il suo alito cattivo su di me.
E, poi, c'erano certe sue idee che non quadravano, tipo che quel che facevamo
era normale. Ma io non conoscevo altre bambine che facessero le stesse cose.
Sapevo che in realta' quella era una cosa che non avremmo dovuto fare. Lo
intuivo dai discorsi degli adulti. Dicevano che il sesso si poteva fare solo
dopo il matrimonio e solo con il proprio marito.
Gradualmente
mi convinsi che non avrei mai trovato nessuno disposto a sposarmi. Mi ero
sporcata con quella colpa che mi impediva anche solo di sognare il principe
azzurro. Nessuno mai mi avrebbe accettata. Credevo che la mia colpa potesse
essere visibile e che, alla fine, qualcuno se ne sarebbe accorto.
Per questo motivo, quando mio nonno mi disse che sarebbe stata una cosa intelligente
farmi pagare un giorno per l'uso del mio corpo io non gli credetti e decisi
di smetterla, di tenerlo lontano da me. Mi faceva troppo schifo continuare.
Ormai per me era solo un vecchio cattivo che mi aveva fatto fare una cosa
che non avrei dovuto.
Lui assecondo'
la mia scelta senza mai pretendere nulla. Sicuramente aveva troppa paura che
io lo denunciassi. Anche se credo che in fondo sapesse che non lo avrei mai
fatto. Il mio senso di colpa era troppo forte perche' potessi parlarne. Il
mio solo desiderio, in realta', era che nessuno mai e per nessuna ragione
sarebbe dovuto venirne a conoscenza.
Si era quindi venuta a creare una specie di complicita' tra noi. "L'INTESA
DEL SILENZIO". A parte questo il nostro rapporto era agli occhi della
gente del tutto normale. Nulla nel nostro comportamento avrebbe potuto lontanamente
far immaginare che nascondevamo un tale segreto. E forse gli avrei voluto
anche bene se non fosse stato che di tanto in tanto approfittando del fatto
che eravamo soli tentava di convincermi ad acconsentire alle sue richieste.
Per fortuna non e' andato mai oltre le proposte accettando i miei rifiuti.
Questi episodi, pero', mi lasciavano nel tormento. Lui era la mia colpa che
mi perseguitava. Provavo schifo per lui e per il mio corpo. Di certo il mio
silenzio non serviva a proteggere lui, ma me stessa.
Non credo che mio nonno fosse malato, ma un gran PORCO si. E credo che la maggior parte di coloro che abusano di bambini sono dei PORCI e non dei malati. Ed e' proprio per questo che la stragrande maggioranza dei casi di abuso rimane segreta. E non esiste un confine all'abuso. Puo' accadere in qualsiasi luogo e in qualsiasi famiglia, povera o benestante, acculturata o ignorante.
Avevo quattordici anni quando, in occasione di una delle mie solite depressioni, l'ho raccontato a mia nonna e mia madre. Ma loro mi risposero che non poteva essere vero. Il nonno mi voleva troppo bene per fare una cosa simile.
Mi sono sentita
una stupida. Avevo faticato tanto a tenere tutto nascosto ed ora mi mettevo
a raccontare. Temevo mi potessero giudicare male.
Non dissero altro. Se da un lato ne fui sollevata, d'altro canto il loro silenzio
avallava la mia ipotesi. Io avevo peccato, ero sporca. Non erano in discussione
i soggetti, ma il fatto. Non era l'abuso a dover essere nascosto, ma la storia
di sesso.
Quella confessione ha contribuito a farmi sentire piu' sporca e colpevole. Mi vedevo diversa dalle altre ragazze, marchiata. Credevo che non esistesse al mondo nessun'altra che avesse fatto una simile schifezza.
Così quando ho conosciuto il mio primo ragazzo mi son sentita in dovere di
essere onesta con lui e rivelargli il mio peccato. Non potevo nasconderglielo...
Anche se non mi ha mai accusata di nulla, mi ha comunque sempre spinta al
silenzio. Anche lui la vedeva come una cosa da non raccontare a nessuno. Io
gli ero riconoscente perche' mi voleva bene nonostante fossi sporca. Credevo
di non poter pretendere, di dover accettare quel che mi si dava con riconoscenza.
C'era pero' una cosa che mi feriva: il buon rapporto che egli aveva con mio
nonno, nonostante quel che era successo. Ero sicura che se fossi stata al
posto suo l'avrei odiato.
Cominciai a dubitare del suo amore. Mi voleva bene o stava con me solo per
il sesso? Mi sentivo nuovamente usata. Ed ancora una volta ero stata io a
permetterlo.
Col tempo pero' ho cominciato a ribellarmi al silenzio e l'ho raccontato ad un paio d'amiche. Loro non erano in grado di aiutarmi, ma il poterne parlare senza essere giudicata mi dava forza. Mi rendevo conto di essere accettata pur essendo sporca.
Poi, ho conosciuto mio marito ed anche con lui ne ho parlato fin dal primo momento. Questa volta pero' avevo incontrato qualcuno che dava importanza ad altro prima del sesso. Mi ha stretto a se, dicendo che mio nonno aveva fatto una gran porcheria. Mi ha detto che mi avrebbe aiutato, che mi sarebbe stato sempre vicino. Da quel momento ho cominciato a vedermi come una vittima.
Ma solo dopo
la nascita dei miei figli mi sono resa conto di non avere nessuna colpa. Ho
studiato i miei bambini, ho letto libri di pedagogia e psicologia. Ho scoperto
che esiste una sessualita' dei bambini. Ho capito che hanno bisogno di carezze.
E' per loro una necessita' vitale. Basta pensare al massaggio consigliato
nei primi mesi di vita. Il contatto della pelle e' molto importante. Al bambino
serve per acquistare sicurezza.
Sapevo, finalmente, che il nonno aveva approfittato della mia ingenuita' per
usarmi. Aveva manipolato la mia mente fin dall'inizio allo scopo di soddisfare
le sue voglie.
Aveva saputo ingannarmi a tal punto da farmi credere di essere quasi stata
io a prendere l'iniziativa.
Ma come può un bambino voler avere rapporti con un adulto se non sa neppure
cosa questo significhi?
Giulia Base
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