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Mercoledi'
17 Gennaio 2001
IL
GIORNALE DI VICENZA
Caro direttore, ....
Caro direttore, vorrei
fare una breve riflessione su quanto espresso da Teresa nella sua lettera
dell'11 gennaio.
La signora ringraziava
una ragazza per avere denunciato un suo caso di violenza e si rammaricava
che lei quel coraggio non l'aveva trovato.
Io neppure.
Ho 40 anni ora, sposata
da 25, ed i pianti che hanno accompagnato le mie notti in ricordo della
violenza subita da bambina, spero bagnino le coscienze di tutti quelli
che mi hanno impedito di parlare.
E non mi riferisco
solo al pedofilo.
Di quello penso solo
che sia un povero "uomo perduto", e che per lui l'inferno sara' solo la
giusta pena da scontare.
Ma quelli che piu'
mi fanno schifo sono quelle brave persone che tutte le domeniche vanno
a messa, e poi al caldo dei loro focolari domestici, tengono nascosti i
problemi dei bambini, violentandoli ancora, infierendo nuovamente sulle
loro piccole ed innocenti anime.
A cominciare da mia
madre, la quale dopo averle svelato le "carezze" che il caro "zietto" mi
faceva (avevo 6 anni), mi diede uno schiaffo e mi impedi' di parlarne a
mio padre, perche' disse: "se no lo copa".
Poi la scuola, superata
con difficolta', con bocciature.
Ed anche qui ero
io la cattiva, ero io che guardano fuori dalla finestra, ero io che sognavo,
invece di stare attenta in classe.
Ma le brave maestre
non mi chiedevano cosa sognavo, mi chiedevano cosa avevo studiato.
Ma non potevo dire
loro certe cose.
Poi diventata adolescente,
mi confidai con altri, parenti ed amici, e questi vigliacchi si trincerarono
dietro al solito "i panni sporchi si lavano in casa".
Cosi' io mi sono
ritrovata sola, tutta la vita, con il mio problema.
Grazie a quella ragazza,
ora ne ho parlato a mio marito, che mi ha aiutata, capita, e finalmente
ho visto come e' fatto un uomo.
Vorrei anch'io dire
il mio grazie a quella ragazza e proporre di dare un premio a tutte le
vittime che denunciano.
Ma vedo che come
a lei (che denuncio' il degrado dei nostri centri di assistenza) anche
ad altri che scrissero a questo giornale (ricordo un genitore di bambina
abusata che chiamo' in causa l'assessore ai servizi sociali) nessuno dei
chiamati in causa rispose.
Nessuno si degno'
di dare la sua solidarieta', di fornire spiegazioni, o giustificazioni.
Ancora una volta
quella povera e santa ragazza e' stata lasciata sola.
A parte i suoi genitori,
che meritano un monumento, a parte lei, egregio direttore, nessuno si e'
"sporcato" le mani con queste lettere di denuncia.
Ora io sono seguita
da una psicoterapeuta, e spero che dopo 35 anni possa liberarmi di questa
sporcizia che un "uomo" mi ha messo dentro.
Ma a lui e a tutti
quelli che li proteggono voglio augurare che passino "parte" di quelle
notti insonni che io ho passato, a piangere per chi mi doveva proteggere,
ma che invece pensava ai fatti suoi.
Vorrei inoltre lanciare
un ultimo appello; ho letto (le tengo tutte) lettere di genitori di vittime
che chiedevano solidarieta' e condivisione a tutti quelli che si sentivano
sensibili a questo problema, per aiutare altre vittime.
Io sono qua e chiedo
a tutte le vittime ed ai loro genitori di unirsi per uscire dal silenzio.
Troveremo poi modi
e idee per farlo.
Anna
Cara
Anna, mi sembra un'ottima idea.
Se
scriveranno al giornale (e sono sicuro che sara' cosi') altre vittime,
giovani o in eta' matura che siano; oppure i genitori di bambini molestati
o violentati, e piu' in generale tutti coloro che siano stati direttamente
o indirettamente coinvolti in vicende di abusi sessuali, li metteremo,
se lo desidera, in contatto con Lei.
Puo'
darsi che tutti assieme possiate dare un contributo importante alla conoscenza
e alla lotta di uno dei peggiori e certo non nuovi fenomeni con cui la
nostra societa', purtroppo, oggi piu' che mai, si deve confrontare.
Quel
che piu' colpisce della sua lettera e' la colpevole indifferenza, alla
quale si rischia sempre di assuefarsi, di chi potrebbe intervenire e non
lo fa.
L'indifferenza
e' brutta nelle strade, ma e' terribile tra le mura domestiche, dove e'
difficile, come conferma anche la sua terribile esperienza, che certe disperazioni
o certi silenzi passino inosservati.
Allo
stesso modo e' difficile sconfiggere certe complicita' familiari che non
sono altro che omerta' in un Paese che non solo al Sud, ma pure al Centro
come al Nord, e' molto piu' omertoso di altri.
Grazie
per questa sua drammatica e toccante testimonianza.
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