testimonianze

 

Giovedi 01 Febbraio 2001
IL GIORNALE DI VICENZA


Gentile dottore, siamo i genitori di due bambini di sette e nove anni. Ha ragione quando dice che certe notizie sulla pedofilia angosciano e quindi istintivamente ci si difende scappando.
Io e mia moglie abbiamo deciso di capirne di piu' in modo tale da poter vivere con coraggio e non con paura tale problema.
Chi e' quindi il pedofilo e come aiutare concretamente i nostri bambini?
Marina e Giuseppe
 

Il pedofilo e' in genere persona dai modi gentili, ben curato.
Frequentemente e' sposato con figli. Il pedofilo dichiara di amare i bambini e la sua attrazione nei loro confronti non e' riduttivamente sessuale.
L'attrazione può essere orientata nei confronti del bambino maschio, e quindi dello stesso sesso, oppure nei confronti della bambina. Il pedofilo non va confuso con l'omosessuale che prova attrazione nei confronti di adolescenti ed adulti dello stesso sesso.
Il pedofilo infatti prova una forte attrazione nei confronti dei bambini (maschi o femmine) fino alla fase pre-puberale.
Perche' un individuo diventa pedofilo ?
E' stato constatato che in buona percentuale il pedofilo ha subito nella sua infanzia le stesse attenzioni e violenze. Quasi sempre ha vissuto una forte deprivazione affettiva.
E' come se il pedofilo ritornasse a quell'infanzia (la propria) percependosi come abbandonato e, contemporaneamente, come chi da' a se stesso (attraverso un bambino reale) le attenzioni mancate. Il pedofilo non e' riuscito infatti a elaborare il suo abbandono e lo acquieta con l'attenzione verso i bambini.
E' difficile che il pedofilo si senta colpevole poiche' ritiene di amare veramente il bambino; non ha la percezione di fargli del male, nemmeno nei casi piu' estremi.

Cerchiamo di conoscere bene la pedofilia. In termini comportamentali si tende a distinguere:
1) la pedofilia latente e cioe' la morbosa attenzione nei confronti dei bambini, accompagnata da fantasie erotiche, che non sempre passa all'azione. E' la forma piu' sfuggente e puo' essere presente gia' nell'eta' adolescenziale; frequentemente attuata da parte dei famigliari, amici di famiglia o persone "sicure" come educatori o sacerdoti;
2) la pedofilia attiva: un comportamento di vero abuso, caratterizzato da modalita' varie di rapporto sessuale;
3) la pedofilia violenta o killer: il comportamento estremo in cui si giunge ad uccidere il bambino, come fattore sadico che amplifica il piacere.
Mettiamoci ora nei panni del bambino per capire le varie iniziative che si possono assumere:
1) La prevenzione: cosa dirgli? Un'organizzazione canadese che collabora alla ricerca dei bambini scomparsi ha messo a punto le seguenti regole:
a) non lasciate vostro figlio senza controllo
b) insegnategli ad usare il telefono e assicuratevi che conosca i vostri numeri
c) spiegategli che non deve parlare con estranei o entrare con loro in automobile o in casa
d) non deve rendersi disponibile a dare aiuto a giovani o ad adulti per il trasporto di pacchi o oggetti in auto o in casa
e) i bambini non devono sentirsi allettati dall'offerta di soldi o regali in cambio di un servizio fotografico
f) regali: insegnate a non prendere mai niente da nessuno che non sia piu' che ben conosciuto
g) create un clima di dialogo e di accoglienza che dia fiducia al bambino nel riferire qualsiasi cosa senza il timore del rimprovero o della disapprovazione.
2) I segnali che mettono in allarme: come capire?
a) Alcuni cambiamenti che evidenzia il bambino molestato possono insorgere anche per altre difficolta' psicologiche. E' importante cogliere la congruenza, l'intensita' e il perdurare di un sintomo. I piu' frequenti possono risultare: paura di certi luoghi o persone, tendenza a lamentarsi di vari disturbi, difficolta' immotivate nel dormire, mal di testa, insorgenza di problemi scolastici, giochi a sfondo sessuale con altri bambini, oppure con bambole o giocattoli, un certo distacco nei confronti di famigliari e amici, perdita di interesse verso attivita' normali, eccesso o totale mancanza di igiene, regressione a comportamenti tipici di età precedenti, tendenza a comportamenti antisociali, alla depressione o all'ansia
b) I segni dell'abuso sul corpo. Sul corpo di un bambino che ha subito rapporti sessuali con un adulto e' possibile rilevare i segni della violenza. Ecco i sintomi più indicativi: dolore o prurito agli organi genitali; difficolta' a stare seduti, a muoversi o a camminare, lacerazioni, ematomi, gonfiori e rossori in zone sessuali; sangue nelle urine o nelle feci; insorgenza di malattie a trasmissione sessuale
c) Quando chiede aiuto: cosa fare? I bambini, suggestionati dalla televisione, possono anche inventarsi storie di abusi; in prima battuta anche tale ipotesi va considerata come segno di malessere e non deve pregiudicare un atteggiamento di accoglienza. Ecco come comportarsi. Il bambino non deve mai sospettare che si e' arrabbiati con lui o delusi; rinfrancatelo per il fatto che ha deciso di parlare; evitate di mostrarvi allarmati o sconvolti perche' ha bisogno della vostra forza interiore; il bambino non ha colpa alcuna di quanto accaduto; ascoltate rispondendo con onesta' alle sue domande; rispettatelo nei suoi tempi ma ricordate che il buttare fuori e' necessario; siate riservati con lui non parlando di questa cosa in presenza di altre persone; rivolgetevi al medico di fiducia, informandolo preventivamente, affinche' sia attento e delicato nei suoi confronti; rivolgetevi al servizio tutela minori dell'Ulss che fornisce l'assistenza necessaria; se l'abuso e' stato riconosciuto, rivolgetevi alle Forze dell'Ordine.
 

Lino Cavedon
psicologo psicoterapeuta