testimonianze

La storia di Alice

"Alice e' una bella bimba di dieci anni, allegra, spiritosa, sportiva.
Dimostra di essere felice, spensierata e ben si inserisce nei giochi di gruppo con i coetanei. Alice, pero' non sa di avere un problema: ha conosciuto il sesso troppo presto. E' stato suo padre ad iniziarla sei anni prima.
Il paese dove vive e' piccolo e la gente sa. Era stata lei stessa a rivelarlo inconsciamente il giorno in cui si propose ad un vicino di casa. Pensava fosse una cosa naturale farlo. Da quel giorno le mamme del paese non vedono di buon occhio l'amicizia dei loro figli con Alice. Hanno paura che lei li possa condurre sulla "cattiva strada".
Alice e' ancora troppo piccola per rendersi conto di aver subito un torto. Solo il trascorrere del tempo le presentera' le sue ferite. Il conto che dovra' pagare per il modo in cui ha vissuto la sua vita fino ad allora. A quel punto cosa accadra' di lei? Forse mentira' a se stessa e fingendo non sia accaduto nulla cerchera' di vivere una vita normale.
Forse odiera' suo padre e il mondo intero che non l'ha salvata. Forse si odiera' e fara' una brutta fine!"

Se vediamo un bambino in pericolo su un precipizio, ci precipitiamo a salvargli la vita anche se non e' nostro figlio. In quanto esseri umani e sensibili ci dispiacerebbe se si facesse del male.
Se siamo al corrente di un abuso sessuale perche' non ci preoccupiamo di salvare la vittima? Forse perche' il sesso e' ancora tabu'? Forse perche' non vogliamo avere guai con il suo aguzzino? O non interveniamo perche'
sotto sotto la riteniamo colpevole? Forse e' proprio cosi'! La gente e' al corrente dell'esistenza di una sessualita' infantile e giudica colpevole il bambino qualora si faccia usare da un adulto. Finche' questa convinzione sara' viva la vittima non avra' mai il coraggio di parlare.
Sa dagli atteggiamenti, dalle parole della societa', di essere colpevole.
Se, poi, la vittima incappa in un carnefice che la uccide, le stesse persone che prima non sono intervenute gridano ingiurie e minacce nei confronti del mostro. In questo modo, come pilato, si lavano le mani per quanto e' accaduto e scaricano i loro sensi di colpa sull'assassino.
Sembra quasi che finche' non c'e' delitto non ci sia reato.
"Si chiudono gli occhi se si uccide l'anima, ma guai a far fuori il corpo, la societa' non puo' perdonare."