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Il piu' piccolo ha 30 mesi,
la piu' grande 16 anni.Sono in 17 e sono arrivati a Milano
dall'Iraq per curarsi.A Baghdad non avrebbero avuto, a causa
dell'embargo internazionale, nessuna possibilita' di risolvere
i loro problemi.
"In gennaio ci ha contattato l'Associazione
esportatori manifatturieri italiani chiedendo la nostra collaborazione
per aiutare alcuni bambini iracheni" spiega Renato Corrado,
direttore dell'Associazione italiana per la solidarieta'
tra i popoli dell'ospedale San Raffaele di Milano.
"Grazie al finanziamento della
Regione Lombardia, che ha stanziato 650 milioni, abbiamo organizzato
la missione composta da cinque medici specialisti, due responsabili
della direzione sanitaria e un'infermiera.A Baghdad ci sono
stati sottoposti i casi di 80 bambini, tutti sofferenti di gravi
patologie: tumori, malformazioni, problemi cardiaci.E' stata
una sofferenza dover selezionare i piccoli da portare con noi:
solo quelli a cui potevamo garantire che il nostro intervento
avrebbe avuto un esito positivo in un mese, un vincolo temporale
imposto dal progetto.A malincuore abbiamo lasciato in Iraq i
bimbi che non erano in condizioni di sopportare il viaggio e
quelli, come i leucemici, per i quali sarebbe stato necessario
un trattamento piu' lungo.A Baghdad abbiamo comunque lasciato
farmaci e materiale sanitario".
Non ci hanno messo molto i piccoli
iracheni ad ambientarsi al San Raffaele che si e' mobilitato
per farli sentire a casa loro.
"Mentre il team si recava in
Iraq" spiega Alberto Flores d'Arcais, aiuto di pediatria,
"noi abbiamo sistemato la zona che doveva accogliere i bambini
e le loro madri. Abbiamo usato un reparto che doveva comunque
essere trasferito e allestito una pediatria per loro. La nostra
filosofia d'intervento prevede infatti che non venga sottratto
nessun letto ai bimbi italiani e che la missione umanitaria
non interferisca nelle normali attivitą. E il lavoro di medici
e infermieri e' su base volontaristica".
Lucia Vastano per gentile concessioni
di "Sorrisi e Canzoni TV", N. 27
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